Cultura e territorio

IL MONACO SANTO DI SANT’ELIA A PIANISI

Padre Raffaele è stato commemorato con una cerimonia al convento dei Padri cappuccini

S. Ecc Mons. Colaianni in un momento della cerimonia

in preghiera davanti l’urna che contiene il teschio di padre Raffaele conservato nel convento

 

Giornata memorabile a Sant’Elia a Pianisi lo scorso 26 aprile! Nella chiesa del convento è stato celebrato il 90° anniversario della traslazione del teschio di padre Raffaele, da tutti conosciuto come il “Monaco Santo”. La cerimonia è stata presieduta dall’arcivescovo Biagio Colaianni, alla presenza delle autorità civili e militari e di una moltitudine di fedeli, poiché la figura di questo frate è molto venerata in paese. Figlio di Salvatore e Brigida Mastrovita, padre Raffaele, al secolo Domenico Petruccelli, nacque il 14 dicembre 1816 e morì nel convento di Sant’Elia il 6 gennaio 1901.

Sulla sua vita sono stati scritti diversi testi, tra cui quelli di padre Rosario Borraccino e “Ignorato” di padre Aurelio da Sant’Elia a Pianisi. Volumi che mi sono stati di aiuto nella stesura dell’articolo, così come le notizie apprese da Felice Mancinelli e Maurizio Mastrovita. L’appellativo “santo” deriva dal fatto che egli è stato un uomo dal carattere schivo e riservato, sempre dedito alla preghiera e all’aiuto materiale e spirituale verso il prossimo. Prima di intraprendere la carriera religiosa, ha svolto diversi mestieri: contadino, fabbro, calzolaio, ma il Signore entrò nel suo cuore già all’età di sei anni, quando si recava in chiesa con la madre prestissimo e, per strada, recitava il Rosario insieme a lei. A 19 anni fece la professione solenne e venne quindi destinato a diversi conventi, dove ricoprì l’incarico di vice maestro e successivamente quello di maestro dei novizi. Un periodo importante della sua vita fu quello vissuto nella chiesa di Santa Maria della Libera a Campobasso. Don Nicola Tarantino racconta che il frate pregava spesso a voce alta ed era oggetto del fenomeno della “levitazione”. Egli camminava sempre con gli occhi bassi, con il cappuccio calzato sul capo, scalzo anche quando nevicava. Proprio in questo luogo gli venne dato l’appellativo di “Monaco Santo”, poiché divenne l’avvocato, il paciere che, con il suo parlare misurato e laconico, trovava sempre le parole giuste per chiunque si rivolgesse a lui in cerca di consigli. Soleva flagellarsi a sangue più volte alla settimana e indossò il cilicio fino alla morte. Poco tempo prima di spirare chiese dell’uva; gliene fu portata, ma ne mangiò solo tre chicchi. Dopo la sua morte, la salma rimase insepolta per quattro giorni e poi venne seppellita nella tomba privata della famiglia D’Addario.

Padre Raffaele amò così profondamente la provincia monastica da considerarla la sua seconda madre. Tanto amore non fu però ricambiato appieno. La soppressione degli ordini monastici, la morte di padre Pio da Pietrelcina e la Prima guerra mondiale spostarono l’attenzione e contribuirono ad accantonare la memoria di questo frate carismatico. Nel 1934 venne effettuata una ricognizione per il riconoscimento delle sue ossa e il 26 aprile 1936 il suo teschio venne trasferito nell’attuale convento, tra la folla festante e le campane che suonavano a gloria.

Nell’omelia mons. Colaianni, come sua abitudine, ha preso spunto dal Vangelo per descrivere la figura del cappuccino. Il presule afferma che padre Raffaele ci invita alla conversione, ad agire per il bene che feconda l’umanità e la rende migliore. L’uomo deve intraprendere questo cammino in maniera comunitaria, come le pecore che seguono il pastore. Gesù è la porta attraverso la quale si entra e si esce per andare incontro ai fratelli, come ha fatto padre Raffaele. Alla cerimonia è seguita una processione per omaggiare, con una corona di fiori, sia il monumento a S. Pio sia quello dedicato al Monaco Santo. Il sindaco ha espresso parole di gratitudine per la grazia di poter venerare un illustre concittadino. Egli deve essere esempio di carità e portare alla concordia, in un mondo lacerato dai conflitti.

Nel pomeriggio è stata inaugurata una mostra dal titolo “Anima eletta”, organizzata dalla Vice Postulazione e curata da Maurizio Mastrovita. È un excursus sulla vita del cappuccino. Il titolo, racconta Maurizio, deriva da una lettera che san Pio scrisse in onore del frate santeliano nel 1956 e che rispecchia pienamente le sue caratteristiche di uomo e frate umile e buono. Queste qualità sono riprese nelle testimonianze raccolte tra i fedeli del paese. Simona Ciricillo lo vede come un punto di riferimento, un uomo pio a cui rivolgere preghiere e chiedere grazie nei momenti bui della vita. Giuseppina Di Maio lo riconosce come conterraneo e religioso a cui ispirarsi e da prendere a esempio per vivere con più amore, pazienza e umiltà. La sua figura deve essere un incoraggiamento per tutti i devoti a vivere una fede autentica e al servizio del prossimo.

La devozione dei santeliani ha portato alla composizione di un inno in onore del Monaco Santo. Il testo è di Giuseppina Mastrovita, la musica del compianto Antonio (Tonino) Broccato. “Raffaele! Servo del Signore, serafica figura, maestro e confessore, sei fiaccola d’amore che scalda e illumina ogni cuore!”

Il 6 aprile 2019 padre Raffaele è stato dichiarato Venerabile e ora si attendono la beatificazione e la canonizzazione.

di Mariarosaria Di Renzo