
Il maestoso organo a canne della Cattedrale di Campobasso è tornato a far sentire la sua voce in concerto dopo otto anni. L’onore di tenerlo nuovamente a battesimo è stato affidato a Vincent Thévenaz, concertista di fama mondiale e docente alla Haute École de Musique di Ginevra.
Il bellissimo evento, tenutosi venerdì 8 maggio 2026, ha dato il “la” agli altri concerti, aprendo l’VIII Rassegna Organistica Internazionale della locale Associazione Amici della Musica Walter de Angelis. Il parroco, don Michele Tartaglia, ha dato il benvenuto all’organista, alle autorità e ai presenti in una cattedrale gremita. Il saluto finale è stato riservato a mons. Biagio Colaianni, Arcivescovo Metropolita di Campobasso-Bojano.
La grande presenza di pubblico, segno che l’iniziativa si è collocata a pieno titolo tra le attività culturali volute dal territorio, si è ripetuta anche negli altri concerti: il 15 maggio con Alessio Colasurdo (sempre in Cattedrale), il 22 maggio con Luca Maresca nella chiesa di Sant’Antonio Abate e il 29 maggio con Yulia Bakina, di nuovo in Cattedrale.

Un po’ di storia
L’organo della Cattedrale, dono del dott. Vincenzo Ferro su richiesta di don Armando Di Fabio, fu costruito nel 1993 da Ponziano Bevilacqua di Torre de’ Nolfi (AQ).
Nel 2018 l’associazione citata, in occasione del 25° anniversario dello strumento, introdusse la rassegna organistica nella programmazione, affidandomi la co-direzione; direttrice artistica era Andreina Di Girolamo. L’ultimo dei tre concerti fu tenuto da Alessio Colasurdo il 9 novembre. Pochi giorni dopo, la chiesa fu chiusa al culto. Seguirono importanti lavori e venne riaperta nel 2024.
Nel frattempo ho cercato di proteggere l’organo dalla polvere e dall’inattività, anche per salvaguardare i comandi elettrici, mantenendo lo strumento in funzione, nei limiti del possibile, sia in estate sia in inverno. Purtroppo, com’è noto, la polvere si intrufola sempre. Si è reso quindi necessario un intervento di manutenzione straordinaria, condotto con maestria dallo specialista Massimo Lanzini, maestro organaro di Dormelletto (NO).
Questi i principali interventi effettuati:
– rimozione della polvere da ogni parte dello strumento e dalle 3.000 canne, smontate e pulite una per una;
– reintonazione delle canne (procedura che mira a far suonare bene ogni canna sia da sola sia insieme alle altre);
– spostamento di 122 canne, su mia richiesta, per ottimizzarne la resa fonica;
– regolazione e bilanciamento delle parti meccaniche, comprese tastiere e pedaliera;
– riaccordatura generale dello strumento: un’operazione simile a quella effettuata su una normale chitarra, che però ha sei corde, mentre in questo caso le canne sono 3.000, trattate una per una;
– sostituzione del vecchio elettroventilatore con uno nuovo, più silenzioso e affidabile.
Origini dell’organo e utilizzo nella Chiesa
L’attenzione della Chiesa nei confronti dell’organo a canne parte da lontano, sebbene inizialmente ostacolata. La nascita dello strumento risale al III secolo a.C., in Egitto. Fu considerato uno dei massimi risultati della tecnologia del tempo. Lo inventò Ctesibio d’Alessandria, ma poco sappiamo sul suo primo utilizzo.
Bisognerà attendere ancora qualche secolo per scoprire che, nella Roma imperiale, aveva una grande diffusione: tra il II e il V secolo veniva utilizzato nei circhi e nelle arene. Accompagnava — o forse copriva — anche le strazianti urla dei cristiani dati in pasto ai leoni, tanto era forte e assordante il suo suono.
Poteva mai la Chiesa accogliere uno strumento del genere? Tre secoli dopo le cose mutarono. Lo strumento si perfezionò sempre più, iniziando dall’VIII secolo a essere accettato nelle chiese. Nel XII secolo era già presente nei monasteri e nelle grandi cattedrali.
Nel XVI secolo il Concilio di Trento scrisse: “La Chiesa riconosce l’organo a canne come strumento musicale sommamente adatto all’indole e alla natura del canto sacro”. Gli fecero eco Pio X con il Motu Proprio del 1903 e Pio XII con la Musicae Sacrae Disciplina del 1955. Successivamente, il Concilio Vaticano II suggellò: “Nella Chiesa latina si abbia in grande onore l’organo a canne (…) il cui suono è in grado di aggiungere un notevole splendore alle cerimonie religiose della Chiesa e di elevare potentemente gli animi a Dio e alle cose celesti”. Infine, i Pontefici succeduti al Concilio, con lettere apostoliche e altri documenti, ne ribadirono il concetto.
L’organo racchiude in sé tanti suoni, tante voci, e ne fa una sola: la voce della Chiesa. Possiamo riassumere così la sua importanza storica e comunitaria.
Si potrebbe aggiungere molto altro, ma la sostanza non cambierebbe, così come non è mutata, nel corso dei secoli, la natura stessa dell’Hydraulos di Ctesibio rispetto agli strumenti odierni.
di Antonio Colasurdo



