Vita diocesana

VEGLIA DI PENTECOSTE A CAMPOBASSO, UNA CHIESA UNITA NEL DONO DELLO SPIRITO

Fedeli, gruppi e movimenti insieme, per vivere uno dei momenti più intensi della vita diocesana, guidati dall’invito del Vescovo alla comunione autentica in Cristo

Il 21 maggio scorso fedeli, gruppi, associazioni, movimenti e fraternità hanno riempito la Cattedrale di Campobasso, raccogliendo l’invito del Vescovo a vivere insieme, nella comunione, la Veglia di Pentecoste, uno dei momenti celebrativi più attesi dalla comunità diocesana.

“Vieni Santo Spirito, manda un raggio della tua luce” è stato il tema che ha guidato la celebrazione, vissuta in un clima di profonda preghiera, fede, raccoglimento e gioiosa fraternità. Un’autentica esperienza di Chiesa, nella quale realtà diverse della diocesi si sono ritrovate unite nell’ascolto della Parola, nell’invocazione dello Spirito Santo, tra canti e desiderio condiviso di riscoprire il senso più vero dell’essere comunità cristiana.

  1. E. don Biagio, quale vero Pastore, ha accolto tutti con calore e tenerezza, rendendo bello, già dall’inizio della celebrazione, il valore del ritrovarsi insieme pur nella diversità dei cammini, delle sensibilità e delle esperienze ecclesiali.

Proprio questo è stato uno dei temi centrali dell’omelia del Vescovo, che ha invitato i fedeli a riflettere sul significato autentico della comunione cristiana. Prendendo spunto dal racconto della torre di Babele nel libro della Genesi, il Vescovo ha sottolineato come Dio non rifiuti il desiderio di unità degli uomini, ma metta in guardia dal rischio di una comunione costruita soltanto con le proprie forze e chiusa in sé stessa. Gli uomini di Babele volevano edificare qualcosa di grande senza Dio, finendo però per creare una realtà autoreferenziale e incapace di aprirsi agli altri.

Da qui il richiamo a una comunione che non nasca “dal basso”, dall’orgoglio umano o dall’autosufficienza, ma “dall’alto”, attraverso il dono dello Spirito Santo. Solo lo Spirito, infatti, rende possibile una vera unità, capace di armonizzare le differenze senza annullarle e di trasformarle in ricchezza condivisa.

Durante la Veglia, un momento particolarmente significativo è stato dedicato ai sette doni dello Spirito Santo, presentati come disposizioni interiori che perfezionano le virtù cristiane e permettono di vivere concretamente le Beatitudini evangeliche. A ogni dono è stata associata una Beatitudine, creando un intenso percorso spirituale e simbolico.

Al dono della sapienza, ad esempio, è stata collegata la beatitudine: “Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio”, per significare che la vera sapienza cristiana non consiste semplicemente nel conoscere, ma nel saper costruire pace, riconciliazione e comunione nelle relazioni quotidiane.

Nel corso dell’omelia, particolarmente efficace ed edificante, il Vescovo ha invitato ciascuno a interrogarsi sulla propria capacità di vivere concretamente la comunione nelle famiglie, nei gruppi, nella Chiesa e negli ambienti di ogni giorno. Una comunione autentica richiede cuori aperti alla meravigliosa azione dello Spirito Santo, capaci di superare egoismi, chiusure e divisioni.

“Siamo davvero capaci di comunione?  Siamo capaci di testimoniare un modo diverso di vivere, di relazionarci e di stare nel mondo?”: queste le domande lasciate ai fedeli come provocazione spirituale, affinché la fede diventi concreta e non si riduca a un semplice bigottismo.

Con il profeta Ezechiele, il Vescovo ha ricordato che Dio raduna il suo popolo e lo “pone in unità”, senza cancellare le differenze: “ciascuno porta ciò che è, ciò che vive”. Ognuno conserva la propria identità, la propria storia e i propri doni, ma tutto viene ricondotto all’unità attraverso l’azione dello Spirito, che insegna la legge dell’amore, capace di trasformare, purificare e sostenere anche quando la sofferenza chiude il cuore. Lo Spirito Santo agisce proprio nella fragilità umana.

Intenso, poi, il passaggio dedicato alla pace. Commentando il Vangelo, il Vescovo ha richiamato le parole di Gesù risorto: “Pace a voi”. Una pace che nasce dalle ferite di Cristo e che non può restare soltanto un desiderio interiore, ma deve diventare testimonianza concreta nel mondo.

I cristiani sono infatti chiamati a portare misericordia, riconciliazione e speranza, soprattutto nei luoghi segnati da conflitti, sofferenze e divisioni.

La Chiesa, ha continuato il Vescovo, è chiamata continuamente a verificarsi su questo punto: non basta stare insieme, condividere momenti o sentirsi parte di un gruppo. Esistono molte forme di comunione umana, ma quella cristiana si riconosce perché genera apertura, servizio, accoglienza e capacità di diventare dono per gli altri.

L’omelia si è conclusa con l’invito a riscoprire la vocazione profetica di ogni battezzato: lasciare che Dio agisca attraverso la propria vita, diventando segno concreto del suo amore nella storia.

La Veglia di Pentecoste si è così trasformata in una profonda esperienza di fede e comunione ecclesiale: una Chiesa raccolta attorno al proprio Pastore, rinnovata dal dono dello Spirito Santo e chiamata a essere nel mondo segno credibile di unità, speranza e pace.

Grande la gioia vissuta nel cuore di ogni presente: questi gli echi giunti da ogni parte. Il grazie che la gente ha voluto rivolgere al Vescovo e all’Ufficio pastorale diocesano delle Aggregazioni laicali, che ha organizzato la Veglia in collaborazione con l’Ufficio liturgico, per aver donato un intenso momento di Dio, è stato consegnato all’unico protagonista di questa Veglia: lo Spirito Santo, dolce presenza.

Tutto a lode del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo e di Maria.

di Gilda Fantetti