In mezzo! Stare in mezzo. È questa la posizione che assume Gesù. Proprio nel giorno di Pentecoste. Tra i suoi discepoli.
È questa la posizione che ci chiede di vivere e di assumere alla luce della Pentecoste di questo nostro tempo e dei nostri contesti.
Posizione attinta e ben esplicitata dal Vangelo che accompagna il percorso domenicale di questo anno liturgico (Anno A) e di questa solennità (cfr. Gv 20,19-23).
Pochi versetti, ma significativi per i discepoli di allora e per noi discepoli odierni.
Stupenda fotografia su cui buttare il nostro occhio e puntare il nostro sguardo, il nostro cuore e soprattutto il nostro passo… magari proprio ora che si tratta di riprendere il trantran ordinario.
Perché mai?
Perché — è sempre l’evangelista Giovanni a dircelo, è sempre la realtà a rimandarcelo — i discepoli e noi ci troviamo in un’altra situazione. In un’altra posizione: se ne stanno e ce ne stiamo rinchiusi e rintanati. Collocati non certamente nel mezzo!
Basti pensare ai bambini o a noi adulti quando ci troviamo stretti e in preda alla paura: alla paura di un terremoto o, più semplicemente, al timore che qualche educatore o genitore ci o gli molli un salutare ceffone.
Dove ci posizioniamo o dove ci posizionavamo? Ci rifugiavamo e ci accostavamo alle pareti portanti… contro i muri… o, più semplicemente, negli “angoli”.
Almeno c’è qualcosa… almeno da una parte possiamo stare e sentirci “più difesi, protetti, riparati”. Non siamo esposti da tutti i lati.
È proprio così che possiamo rendere la situazione e la posizione nelle quali i discepoli si trovavano e nelle quali talvolta ci veniamo a trovare anche noi nell’attraversare la nostra quotidianità e nell’abitare le nostre case.
Loro, come noi, quando siamo assaliti dalla paura, ce ne stiamo ai margini e soprattutto ci rinchiudiamo su noi stessi: inarchiamo la schiena e ci raccogliamo quasi in una posizione fetale.
Il tutto per sperimentare quella “sicurezza” che in questo momento non ci è dato di sperimentare attorno a noi. Addirittura arriviamo a trattenere il respiro, o accusiamo un respiro corto o perlomeno interrotto… a intervalli dal singhiozzo, e proprio per questo ci sono possibili solo pochissime parole.
Gesù nel mezzo
Gesù, invece, sta ben dritto e nel mezzo: proprio di chi è e si sente sicuro, di chi sa gestire quel momento e non si lascia gestire da quel momento, di chi è “risorto” (=, mi sia permesso il termine, “rialzato”) e non accovacciato o seduto a terra, di chi è “padrone” o, meglio, “signore” della situazione.
Gesù è “uno” che arriva a “scardinare porte chiuse”, non solo entrando nel luogo… in quella situazione per nulla entusiasmante, se non addirittura carica di tensione, di terrore o di vuoto… ma addirittura facendo breccia ed entrando nel cuore dei suoi discepoli che lì si trovano.
E lo fa pronunciando poche parole… rassicuranti e incoraggianti: “Pace a voi”.
Ma non si ferma qui: mostra loro le mani e il fianco.
Gesù non teme di venire, di starci in quella situazione e addirittura di mostrare il fianco.
Oggi diremmo, in modo molto semplice e concreto: non teme di “avere grane”.
Sappiamo tutti come, in italiano, tanto l’espressione “presentare il fianco” quanto “prestare il fianco” significhino rispettivamente “affrontare nel modo meno rischioso un pericolo, una discussione, una situazione sgradevole” e “rendersi vulnerabili, dare a qualcuno occasione di nuocere in qualche modo”.
Gesù non ha paura di quanto trova, di quanto può succedere a motivo della sua posizione e del suo comportamento, delle conseguenze che possono scaturire dal suo parlare e dal suo mostrare fianchi e mani.
Si mette in mezzo a tutto questo e non si toglie di mezzo pur di… pur di puntare e arrivare a fare dono ai suoi discepoli di una nuova prospettiva e di una nuova duplice consegna: quella dello Spirito e del perdono.
E noi?
Più o meno quello che esattamente capita a noi e facciamo noi?! O no?!
Altro che stare in mezzo e starci in mezzo!
Credo che tutti noi siamo tentati — e non solo tentati, ma spesso acconsentiamo — di “toglierci di mezzo”… quando le situazioni non sono tanto per le quali e le prospettive non sono delle migliori.
Siamo tentati — e lo facciamo anche — di “togliere di mezzo” argomenti, situazioni, persone che minano la nostra sicurezza, che ci fanno paura e che ci creano tensione… ci fanno sperimentare il vuoto.
Tentati, e non solo, anche di “togliere di mezzo” o di farci togliere di mezzo Gesù e la sua Parola.
La Pentecoste di oggi
Oggi Gesù e questa nuova Pentecoste ci invitano e ci spronano a “stare in mezzo”, a “starci in mezzo” in certe situazioni di chiusura e di timore, anche se non è facile… anche se questo ci destabilizza e ci può rendere vulnerabili.
A rimanere “signori”… provando a gestirle, cercando di scardinare certe porte e sfondare quei “muri di gomma” e di freddezza che lentamente innalziamo o si costruiscono, a fare breccia nei cuori di chi abbiamo accanto sussurrando parole di pace e di incoraggiamento… a interessare di tutto questo Gesù.
A uscire da certe tane o rintanamenti in cui ci risulta più facile rimanere, a non perderci d’animo e a non far perdere a noi e agli altri le consegne fondamentali, come quella del perdono e dello Spirito Santo.
Consegna finale
“Stiamo in mezzo e stiamoci in mezzo!”.
Buona Pentecoste e buona ripresa del tempo ordinario.
di Don Gianpaolo Boffelli



