Un patrimonio umano da custodire

L’IMPEGNO DELLA CHIESA ITALIANA PER LE AREE INTERNE

Il saper creare alleanze e avviare processi per generare fiducia e nuove opportunità

Trenta vescovi si sono riuniti a Benevento (31/08-01/09/2026) per fare il punto sui territori marginali e le aree interne. Il presidente della Cei, cardinale M. Zuppi, ha aiutato a definire le linee pastorali e ha ribadito il sostegno alle comunità locali.

Da cinque anni il convegno è un appuntamento importante per la Chiesa italiana per delineare linee pastorali, contrastare lo spopolamento e l’abbandono dei territori, aiutare gli organismi nazionali nell’ascolto dei bisogni e nella mappatura delle risorse locali. Zuppi ha evidenziato «la grande determinazione perché le aree interne non si trovino accompagnate da cure palliative, o peggio ancora dall’eutanasia, ma vengano accompagnate a guardare al futuro, per invertire la tendenza», proseguendo con un esempio pratico: «Nelle aree interne quante case senza famiglia abbiamo. E c’è qualcosa che dobbiamo provare a fare per evitare questi casi di abbandono. Così come per la grande sfida dei tanti nostri anziani che vivono in queste zone, da aiutare, da proteggere».

Un appuntamento arrivato a pochi mesi dalla firma di una “Lettera aperta al Governo e al Parlamento”, sottoscritta da 141 tra cardinali, arcivescovi, vescovi e abati, per chiedere di esplorare “con realismo e senso del bene comune ogni ipotesi e invertire l’attuale narrazione delle Aree interne”, con uno sprone alle forze politiche e a tutti i soggetti coinvolti a “incoraggiare e sostenere, responsabilmente e con maggiore ottimismo politico e sociale, le buone prassi e le risorse sul campo, così da avviare un percorso plurale e condiviso così da generare un ripopolamento delle idee ancor prima di quello demografico”. Temi al centro della relazione del 31/08, di Mons. Crociata, preceduta dagli interventi del vescovo di Assisi, F. Accrocca, e di M. Autuoro, arc. di Benevento. Accrocca ha evidenziato come «il percorso è giunto a maturazione e un progetto nato in ambito locale è diventato di respiro nazionale», mentre Autuoro ha auspicato la creazione di un «osservatorio permanente gestito dalla Cei». Il convegno ha sottolineato questi punti:

  1. “Allargare gli spazi di riflessione ed iniziativa pastorale”, facendo rete e rafforzando la prossimità;
  2. la necessità di creare luoghi di confronto e mediazione;
  3. promuovere la responsabilità condivisa;
  4. integrare nelle diocesi la dimensione pastorale unita all’insegnamento sociale della Chiesa; 5. evidenziare esperienze significative secondo un modello che studi il territorio e programmi il futuro, con enti pubblici e privati.

Oggi urge migliorare i territori più disagiati e periferici; dare continuità a un cammino nato dal basso; rafforzare il confronto tra i Vescovi per proposte incisive.

Il convegno ha offerto un bilancio a partire dal 2021 evidenziando che “non è più tempo di pensare un’azione pastorale avulsa dalle dinamiche territoriali, economico-sociali e culturali che interessano le nostre comunità” ricordando l’espressione, di Leone XIV, il quale ha ribadito che “l’annuncio cristiano ha un’intrinseca dimensione sociale” (Magnifica humanitas, n. 42). Molte le buone prassi condivise. L’arcivescovo di Cagliari e segretario gen. della Cei, mons. G. Baturi, ha illustrato l’esperienza diocesana di una cooperativa che ha per protagonisti i giovani e i prodotti delle aree interne. Una proposta che coniuga sostenibilità ambientale, inclusione sociale e sviluppo locale. Le esperienze di L’Aquila, Forlì e Cagliari hanno mostrato come la ricostruzione del tessuto comunitario, la corresponsabilità dei laici, l’attivazione delle risorse locali, la collaborazione con le istituzioni e la promozione del lavoro hanno risposto alle fragilità delle aree interne. Infine, i Presuli hanno designato tre Vescovi (Mons. F. Accrocca, Vescovo di Assisi; Mons. B. Ambarus, Arc. di Matera-Irsina e Vescovo di Tricarico; Mons. M. Prastaro, Vescovo di Asti), in rappresentanza delle diverse aree geografiche del Paese, con il compito di individuare – insieme alla CEI – temi, forme e luoghi del prossimo convegno.

L’evento ha messo al centro il valore della “restanza” per custodire legami, memoria e servizi territoriali essenziali con un appello per cogliere nelle radici un segno di speranza e di futuro.

di Don Peppino Cardegna