L’intervista a Mons. Biagio Colaianni

La speranza di far rifiorire le nostre comunità

Mons. Biagio Colaianni: «Serve fare rete, sostenere i giovani e valorizzare la ricchezza dei piccoli paesi»

L’incontro dei Vescovi delle Aree interne, ospitato a Benevento, ha rinnovato l’attenzione sulle sfide che interessano molti territori italiani, segnati da spopolamento, carenza di servizi e difficoltà occupazionali. Accanto alle criticità, è emersa anche la volontà di valorizzare esperienze positive e percorsi di sviluppo capaci di guardare al futuro. In questo contesto si inserisce la riflessione di Mons. Biagio Colaianni, Arcivescovo di Campobasso-Bojano.

Eccellenza, il Molise è una delle regioni che vive la realtà delle aree interne. Con quale sguardo torna dall’incontro di Benevento?

Dall’incontro dei vescovi delle diocesi delle aree interne è emersa la consapevolezza che le aree interne non sono solo al Sud, ma in tutta Italia. C’era la presenza dei vescovi di oltre una decina di regioni e, nel confrontarci, si è evidenziato e convenuto quanto conosciamo circa lo spopolamento, soprattutto dei giovani, l’invecchiamento della popolazione con l’impossibilità di mettere in campo nuove forze, con una sorta di rassegnazione che sembra l’accompagnamento del fine vita, una viabilità difficile che non favorisce commercio e imprenditoria, assistenza sanitaria insufficiente a tutela di ogni cittadino che dia sicurezza per il futuro.

Ma dall’incontro a Benevento è emersa anche la positività delle buone prassi per quanto già si fa in alcune regioni, della capacità dal basso di saper utilizzare le risorse, anche se a volte minime, della volontà chiara di non rassegnarsi e di progettare nuove possibilità di intervento sul territorio, in ambito economico, sociale e culturale. Lo sguardo è proteso in avanti nell’accogliere le istanze e l’invocazione di aiuto di tanti che non hanno perso la speranza di poter ridare vita e vigore ai nostri paesi.

Durante il confronto tra i vescovi si è parlato molto di spopolamento. Qual è oggi la preoccupazione più grande per il territorio molisano?

La preoccupazione più grande per il nostro territorio è che non possa essere sufficiente la sola buona volontà. Sono necessari interventi istituzionali a difesa e tutela dei lavoratori piegati da eventi atmosferici violenti, dalla devastazione dei cinghiali, dall’inevitabile andar via perché manca lavoro, dall’impossibilità di poter mettere a frutto le proprie competenze e professionalità, spesso non valorizzate. Lo spopolamento è fuga per mancanza di buone possibilità di vita, è una sorta di emigrazione silenziosa all’interno dello stesso Paese.

Quale contributo può offrire concretamente la Chiesa in questa situazione?

Nell’incontro a Benevento, come vescovi e pastori delle nostre Chiese locali, si è concordato che la nostra pastorale non può prescindere dall’attenzione e dall’intervento per la promozione sociale. Lo stesso Papa Leone XIV, nella Magnifica Humanitas numero 42, ha sottolineato che: «L’annuncio cristiano ha un’intrinseca dimensione sociale». Nell’equilibrio tra la dimensione pastorale e l’attenzione concreta alla vita sociale, si è aperti ad essere di supporto e aiuto, in vario modo, alla cooperazione e all’associazionismo strutturato per operare nel mondo del lavoro. In questo senso si leggano anche le tante attività che sono favorite e che si sviluppano in occasione delle feste dei santi patroni.

A Benevento è emersa con forza la necessità di «fare rete». Quanto è importante questo aspetto per il Molise?

La difficoltà da superare è sicuramente quella di pensare che da soli, con le proprie forze, ognuno individualmente possa farcela, favoriti anche dalla tecnologia e dai media, che subito ci mettono in rete; però bisogna essere capaci di dialogo, confronto, condivisione e collaborazione, superando sospetti, individualismi e rivalità che, invece di preservare e difendere, sperperano capacità e risorse che possono favorire la crescita di tutti.

Che ruolo hanno i giovani nel rilancio delle aree interne?

Ai giovani bisogna infondere la fiducia che possono realizzare e costruire il proprio futuro anche qui, nella loro terra. Però bisogna aiutarli, offrendo loro strumenti e mezzi possibili per concretizzare quanto la loro creatività e il loro impegno richiedono. Credo sia importante che i giovani vengano messi in relazione lavorativa con adulti maturi e anziani che possono condividere e trasmettere la propria esperienza ed essere di supporto e incoraggiamento al loro tentativo di affermarsi nel lavoro per la propria serenità e possibilità di costruirsi un futuro, una famiglia, una casa.

Quale messaggio desidera rivolgere alle comunità del Molise che vivono nei piccoli centri e nei paesi dell’entroterra?

Può sembrare banale, ma il vino buono è nelle botti piccole e ciò che è eccellente non ha mai quantità e numeri esorbitanti. I piccoli paesi devono crederci e trovare il modo attraverso il quale poter affermare la ricchezza della propria storia: hanno ancora molto da offrire. Il fenomeno estivo che vede molti turisti attraversare i piccoli paesi cercando serenità, tranquillità, bellezze di vario tipo, tradizioni, prodotti tipici alimentari e artigianali è la risorsa possibile perché i paesi siano sempre attivi, mettendosi assieme con le varie capacità, come comunità che sono ancora capaci di testimoniare la loro ricchezza.

di Don Peppino Cardegna