
Un evento di straordinaria valenza simbolica e religiosa può definirsi quello vissuto dalla comunità parrocchiale di Macchia Valfortore lo scorso 8 agosto, sabato, in occasione del cinquantesimo di ordinazione presbiterale di Raffaele Maddalena, frate cappuccino della Provincia religiosa di Sant’Angelo e San Padre Pio. Il religioso appartiene a quella lunga schiera di personalità che, nel corso dei decenni, all’interno di vari ordini religiosi maschili e femminili, hanno dato lustro al piccolo centro della valle del Fortore attraverso la loro instancabile attività di apostolato, sia nel ministero sacerdotale attivo sia nella missione educativa nei confronti soprattutto dei fanciulli e delle fanciulle in condizioni di povertà.
La vicenda umana e spirituale del nostro frate – chiamato affettuosamente dai suoi familiari Antonietta e Teodoro e dai suoi amici più intimi “Turuccio” (vezzeggiativo del nome di battesimo Salvatore, mutato poi, secondo la tradizione monastica, in Raffaele in ricordo della memoria di uno zio, anch’egli seguace del Poverello di Assisi) – è quella tipicamente evangelica di chi, a un certo momento della propria vita, viene pervaso dalla chiamata o vocazione, di natura soprannaturale, a donarsi al Signore e all’annuncio della sua Parola con tutto se stesso. In effetti, il cammino formativo di padre Raffaele non si è discostato da quello tipico di tanti altri suoi confratelli: il seminario serafico a Vico del Gargano (Foggia), i vari gradi di formazione scolastica vissuti fra Sant’Elia a Pianisi, Montefusco e Campobasso, il noviziato nel convento di Morcone (Benevento), fino ad arrivare al momento dell’ordinazione sacerdotale, nell’estate del 1976, per l’imposizione delle mani dell’allora arcivescovo beneventano monsignor Raffaele Calabria fra le navate della chiesa arcipretale di Macchia Valfortore.
Il carisma francescano del nostro cappuccino, tuttavia, ha trovato un ulteriore campo di realizzazione e di testimonianza, per alcuni decenni successivi all’ordinazione presbiterale, in un luogo di missione assai distante dal nostro Molise: nel Ciad, in Centro Africa, dove, assieme ad alcuni compagni di apostolato, padre Raffaele si è prodigato nell’assistenza materiale e spirituale verso i giovani di quella lontana realtà geografica, dando inizio anche alla costruzione di edifici scolastici in grado di garantire una dignitosa attività formativa a ragazzi e ragazze nella fase evolutiva più delicata della loro esistenza. Una volta tornato in Italia, Raffaele trascorre questi ultimi anni in parte presso la comunità di San Marco La Catola (Foggia) e, ultimamente, nel già ricordato convento sannita di Morcone.
Ebbene, tutte queste tappe della vita sacerdotale del festeggiato sono state oggetto di memoria e di rendimento di grazie nella serata dell’8 agosto, nel corso della solenne celebrazione eucaristica giubilare che ha visto convergere nella chiesa parrocchiale di San Nicola diversi compagni di “avventura” di Raffaele, tra cui i padri Mariano Di Vito e Pio Capuano (suoi coetanei di vita e nel servizio sacerdotale), nonché il Ministro Provinciale padre Francesco Dileo.
Quest’ultimo, in particolare, nel corso dell’omelia, oltre ad avere parole di gratitudine per Raffaele e per il suo apostolato, ancora oggi vivo e ricco di frutti, ha posto l’accento sul dono imprevedibile e incommensurabile della vocazione al sacerdozio in generale, che tuttavia, soprattutto dalla biografia e dalla testimonianza di Francesco d’Assisi e di san Pio da Pietrelcina, ha ricevuto un carisma di cui si arricchisce continuamente l’intero popolo di Dio.
Da rilevare altresì la presenza di numerose autorità civili, in particolare quella dei sindaci di Macchia e di Morcone, che con la loro presenza istituzionale hanno inteso offrire, anche a nome dei propri concittadini, il sentimento più genuino di riconoscenza nei confronti di padre Maddalena.
La cornice festosa dei canti eseguiti dal coro di Macchia e di Morcone, uniti per la circostanza, ha dal canto suo allietato l’intera cerimonia di un senso davvero festoso, fornendo ai tanti presenti l’occasione di vivere un’esperienza di Chiesa davvero viva e unita da un medesimo senso di rendimento di grazie per il dono di un testimone, a sua volta vivente, della bellezza che ancora oggi, nonostante il secolarismo imperante, continua a fornire un “sì” detto alla chiamata di Gesù.
La celebrazione eucaristica si è conclusa con i ringraziamenti di rito che padre Raffaele ha indirizzato a tutti i convenuti, mostrando loro la sua gratitudine soprattutto per la preghiera dei suoi concittadini, dai quali si sente sempre sostenuto. Quale segno concreto della sua vicinanza ai presenti, ha offerto in dono a ciascuno una bella pubblicazione fotografica e narrativa, nella quale ha inteso raccogliere i momenti più salienti di questi primi cinquant’anni di apostolato.
Un allegro momento di festa e di convivialità, allestito sulla piazza antistante la chiesa, ha concluso il pomeriggio che, nonostante il caldo a tratti davvero asfissiante, la popolazione presente ha vissuto con una gioia e un sentimento di comunione di cui da tempo non si ricordava traccia. Segno che il Signore (e Francesco d’Assisi con lui, come in questo caso) riesce ancora a dare senso a un evento che magari, agli occhi dei più, potrebbe costituire unicamente una data da ricordare come tante.
di Giuseppe Carozza



