
Ci sono viaggi che non si misurano in chilometri, ma negli incontri che lasciano traccia. Dal 16 al 21 giugno, l’Arcivescovo di Campobasso-Bojano, Mons. Biagio Colaianni, accompagnato da Don Fabio Di Tommaso, ha visitato la Chiesa Cattolica di Cipro, accolto dal Vicario Patriarcale Latino, Mons. Bruno Varriano.
Cipro è un’isola sospesa tra Oriente e Occidente, dove la storia cristiana si intreccia con le ferite ancora aperte del presente. Qui approdarono gli Apostoli Paolo e Barnaba, e qui ancora oggi la Chiesa vive in un contesto di minoranza, dialogo e frontiera. «Un popolo e una Chiesa feriti dall’occupazione – ha ricordato Mons. Varriano – ma chiamati a guardare avanti e a costruire ponti».
Il viaggio si apre a Pafos, sulle tracce del primo annuncio del Vangelo. Accanto alla colonna dove la tradizione ricorda la flagellazione di San Paolo, la delegazione ha celebrato l’Eucaristia nella chiesa a lui dedicata, concessa dalla comunità ortodossa. Un gesto di ospitalità che diventa già segno concreto di dialogo tra le Chiese. Da qui il progetto del Vicariato latino di costruire una nuova chiesa per una comunità in crescita e viva nella fede.
Il cammino prosegue con l’incontro con Sua Beatitudine Georgios III, Arcivescovo della Chiesa ortodossa di Cipro. Un dialogo cordiale, segnato dal desiderio di collaborazione e dalla consapevolezza delle sfide comuni: la presenza cristiana nell’isola, la situazione della parte occupata, il bisogno di una testimonianza condivisa del Vangelo. In un contesto ancora segnato da divisioni, l’ecumenismo si rivela non come teoria, ma come necessità quotidiana vissuta nella carità.
La visita al monastero di Kikkos, cuore della spiritualità ortodossa cipriota, ha offerto la possibilità di toccare con mano il legame forte tra questo santuario e i ciprioti. Tra icone preziose e silenzio monastico, emerge la profondità di una fede radicata nei secoli. L’icona della Vergine, attribuita dalla tradizione a san Luca, custodisce una devozione che attraversa tutto il Mediterraneo cristiano, ricordando come Oriente e Occidente condividano la stessa radice mariana.
Ma è nella terra segnata dalla divisione che il viaggio assume il suo volto più doloroso. Attraversando la linea che separa l’isola dal 1974, la delegazione ha raggiunto Famagosta e le comunità cattoliche della zona occupata. Qui molte chiese sono state confiscate, trasformate in altri usi o lasciate al degrado.
Una ferita che mons. Varriano vive quotidianamente nel suo ministero, segno di una memoria ancora aperta.
Eppure proprio in questi luoghi la Chiesa continua a vivere. A Kyrenia e Famagosta, piccole comunità cattoliche si ritrovano per celebrare l’Eucaristia in spazi adattati, spesso con fedeli provenienti da Africa, Asia e Medio Oriente. È una Chiesa povera e insieme sorprendentemente universale, dove la fede supera lingue e nazionalità.
Uno dei momenti più intensi è stato il pellegrinaggio alla tomba di San Barnaba, apostolo e patrono di Cipro. Pregare nel luogo che custodisce la memoria del “figlio della consolazione” ha significato tornare alle radici stesse della Chiesa locale. Poco distante, a Salamina, la delegazione ha sostato nel punto in cui Paolo e Barnaba approdarono per iniziare la loro missione evangelizzatrice: un luogo che unisce storia e Scrittura, memoria e annuncio.
Accanto alla dimensione apostolica, il viaggio ha mostrato anche il volto ferito del presente. Al campo rifugiati di Nicosia, circa trecento persone provenienti soprattutto dall’Africa e dal Medio Oriente vivono una condizione di attesa e precarietà. La Chiesa, attraverso volontari e Caritas, offre ascolto, sostegno materiale e percorsi di integrazione.
L’incontro con la Caritas di Cipro ha aperto anche prospettive concrete di collaborazione: centri di ascolto, empori solidali, percorsi di lingua e sostegno ai più fragili diventano strumenti quotidiani di una carità che non si limita all’assistenza, ma genera relazioni.
Cipro si è così rivelata non solo come terra di memoria apostolica, ma come Chiesa viva e complessa, piccola nei numeri ma ricca di fede. Una comunità che, tra ferite della storia e nuove migrazioni, continua a costruire ponti, custodendo il Vangelo nel cuore del Mediterraneo.
di Don Fabio Di Tommaso



