
Un caro saluto a voi lettori e grazie al nostro giornale che mi dà la possibilità di dialogare con voi e riportarvi un’esperienza fatta nel mio viaggio pellegrinaggio a Cipro, condivisa con Don Fabio Di Tommaso, di ricchezza umana e spirituale straordinaria che sicuramente resterà nel mio cuore per sempre.
Eccellenza, tornando con la memoria a questi giorni vissuti a Cipro, qual è l’immagine che più di tutte continua ad accompagnarla e a parlare al suo cuore?
Tornare con la memoria, che non è solo ricordo, ma è riportare nella propria storia, oggi, quanto vissuto, le persone incontrate, ciò che ho compreso e imparato, è ciò che forma l’immagine che mi accompagna e che apre il mio cuore alla diversità e grandezza di altri fratelli e sorelle, di altri Popoli.
C’è presenza etnica, culturale, di provenienza e appartenenza molto diverse, di storia difficile e sofferta, di occupazione. Religioni diverse, apparentemente in dialogo, ma divise, quelle cristiane con un passato di contrapposizioni a difesa della propria identità nel desiderio di vivere e testimoniare Nostro Signore Gesù Cristo, ma per fortuna oggi aperte al confronto, alla collaborazione, al dialogo sincero, all’attenzione reciproca a realizzare il bene di tutti, una realtà ecumenica di progettualità e comunione nel reciproco rispetto della propria storica identità.
L’immagine che porto con Speranza nel cuore è quella di un mosaico da ricomporre con libertà, che costruisca futuro di ricchezza umana e spirituale per tutti, un diritto che è dono di Dio.
Pregare nei luoghi che hanno visto il passaggio e la testimonianza di San Paolo e San Barnaba è un’esperienza speciale: quali emozioni e quali riflessioni ha suscitato in lei?
Vedere il luogo in cui San Paolo appena giunto a Cipro all’inizio della sua predicazione è stato torturato, rifiutato, arrestato, dà il senso di quella che è stata l’evangelizzazione dei primi apostoli e di quanto è costato e sofferto essere fedeli e perseveranti nella missione affidata da Gesù Cristo. Barnaba santo che ha costruito la prima Chiesa in Cipro, anche lui non senza rifiuti e difficoltà, ma che ha permesso di fondare la cristianità che, come seme e germoglio, fiorisse in tutto il popolo di Dio. Quanto visto della Chiesa Ortodossa ricchissima di chiese e icone e visto dei resti delle chiese cattoliche, dice ancora oggi, quanto Paolo e Barnaba hanno radicato la presenza di Dio e la Fede nel popolo cipriota. Ciò è invito costante a far rinascere la cristianità con forza e coraggio, con fiducia e speranza, nell’amore.
Durante questo viaggio ha incontrato una comunità ecclesiale ricca di storia e di fede. Quale volto, quale incontro o quale testimonianza della Chiesa di Cipro le è rimasta particolarmente nel cuore?
La comunità che ho incontrato è viva, aperta, volenterosa, desiderosa di ricostruirsi, di crescere e strutturarsi nel silenzio necessario di una fede profonda e convinta di vivere di Cristo. Ho incontrato gente, volti, storie, esperienze che raccontano ed esprimono il desiderio di una fede vera, radicata e concreta nel proprio vissuto sociale e culturale, che dopo quattrocento anni vuole rivivere nella serenità e nella pace.
Ogni pellegrinaggio lascia un messaggio da custodire e condividere. Quale dono o quale insegnamento sente di riportare alla Chiesa di Campobasso-Bojano da questa esperienza?
Quanto ho condiviso come dono ricevuto, lo custodisco, come pastore della nostra Arcidiocesi e spero possa in qualche modo aiutarci alla collaborazione, aiuto, attenzione, soprattutto vicinanza e presenza, alla chiesa di Cipro che sollecita all’apertura e all’incontro. Penseremo a possibilità concrete di realizzazione. Noi, qui, dobbiamo essere grati a Dio per la libertà religiosa, di fede e di culto, di opinione ed espressione che viviamo nelle nostre comunità. Anche il nostro contesto sociale e civile organizzato, con tante possibilità, ci invita a guardare e pensare agli altri come sorelle e fratelli con cui essere in comunione e preghiera perché possano realizzare le proprie esigenze di vita, desideri, sogni e progetti.
Tra i numerosi incontri vissuti durante questo viaggio, c’è stato anche quello con il vescovo di Cipro. Che cosa l’ha colpita maggiormente della sua persona e quale messaggio porta con sé da questo dialogo?
Ho condiviso la mia presenza a Cipro nell’accoglienza fraterna, amabile e calorosa umana, di santificazione ed edificazione spirituale, donata da Monsignor Bruno Varriano, nostro concittadino, eletto, consacrato e nominato Vescovo di Cipro, sia per il territorio occupato che quello cipriota, dopo quattrocento anni. Un compito, il suo, di ricostruzione e rinascita della Chiesa Cattolica, delle comunità di fede per poter semplicemente celebrare l’Eucaristia e i sacramenti, incontrare il suo gregge per evangelizzare e annunciare il Vangelo.
Ringrazio Dio della sua amicizia e fraternità, un uomo umile e semplice, francescano, di esperienza umana spirituale, culturale, di sacerdote e Pastore di una ricchezza che mi ha edificato profondamente. Uomo di apertura, sempre sorridente, nonostante difficoltà storiche, silenziose e persistenti di resistenza e contrasto alla realizzazione dell’unità, della comunione e della Pace. Pastore di dialogo ecumenico concreto, di fatto, efficace e fruttuoso, capace sempre oltre ogni ragione di incontro, con tutti, specie i giovani. Più di tutto sono toccato nel profondo, sono impressionato e ho compreso cosa significa credere ed essere UOMO DI VERA, PROFONDA, ASSOLUTA, RADICATA PACE con la propria storia e la propria vita, senza serbare rancore, odio, violente rivendicazioni di ogni tipo.
Grazie padre Bruno per avermi offerto la tua fraternità episcopale e la tua amicizia.
L’impegno della nostra comunità diocesana sia la preghiera per Padre Bruno Vescovo della chiesa di Cipro e per il gregge affidatogli.
Il Signore ci benedica tutti.
di Don Fabio Di Tommaso



