Vita diocesana

LA MADONNA DELLA LIBERA A CERCEMAGGIORE: STORIA E ATTUALITÀ

Dal ritrovamento della statua nel 1412 alle celebrazioni odierne, il santuario continua a essere un punto di riferimento per la fede e l’identità della Valle del Tammaro

Da un’altezza di quasi mille metri, dal monte di Cercemaggiore, i Sanniti, molti secoli prima di Cristo, controllavano tutta la valle del Tammaro. Forse è anche per questo che Cercemaggiore è riconosciuta da lungo tempo come la “sentinella dei Sanniti”.

I Romani, comprendendo l’importanza strategica di quel territorio, lo conquistarono. Successivamente, con la caduta dell’Impero Romano, Cercemaggiore entrò a far parte del Ducato longobardo di Benevento. Nel 663 d.C., Benevento fu liberata dall’assedio dell’imperatore Costante II. Tale liberazione venne attribuita a un miracolo mariano, da cui nacque il culto di Santa Maria della Libera a Benevento, diffusosi poi anche a Cercemaggiore.

Tra l’VIII e il X secolo i Saraceni saccheggiarono gran parte dell’Italia meridionale. Intorno all’anno Mille arrivarono i Normanni. Le prime testimonianze scritte riguardanti le chiese di Cercemaggiore risalgono proprio a quel periodo: la Chiesa di Santa Maria Assunta e, successivamente, la Chiesa di Santa Maria della Croce, documentata nel 1261.

Nel XIV secolo si affermò il sistema feudale. Alla fine del Trecento, Cercemaggiore era già un centro abitato dotato di chiesa, castello e di una vivace comunità agricola. I feudatari, tuttavia, erano spesso coinvolti in conflitti e guerre: Angioini contro Aragonesi, famiglie locali in lotta e continui passaggi di eserciti. Quando arrivavano le truppe nemiche, anche se cristiane, non era raro che le chiese venissero saccheggiate. Per questo motivo il clero e i fedeli cercavano di mettere in salvo gli oggetti sacri. In quell’epoca sarebbe stata sotterrata una statua della Madonna della Libera, della quale non si conosce con certezza la provenienza. Nascondere una statua preziosa era infatti un modo per proteggerla dalla profanazione o dal rischio di essere portata via come bottino di guerra.

Nel 1412 un contadino ritrovò la statua della Madonna. In seguito, i Domenicani eressero il santuario, appoggiandosi a una comunità cristiana già presente sul territorio da circa tre secoli. Il ritrovamento della statua donò al paese un nuovo simbolo e un nuovo centro spirituale. Da allora i Domenicani furono i principali custodi del santuario, trasformandolo in un luogo di intensa vita religiosa, di pellegrinaggio e di devozione mariana fino al 2017.

Nell’ottobre del 2017 la comunità domenicana lasciò il convento. La gestione del complesso passò ai frati della Comunità “Maria Stella dell’Evangelizzazione”, fondata da padre Antonio Saraceno, ma non ancora costituita canonicamente. Dopo la morte del fondatore, avvenuta nel 2023, la comunità si sciolse e i suoi membri passarono alla diocesi o ad altre comunità religiose. La diocesi di Campobasso-Boiano affidò quindi il santuario a un rettore che aveva fatto parte della stessa comunità.

Attualità: un miracolo che si rinnova

La storia, pur segnata da vicende spesso difficili, non ha mai cancellato la fede e la devozione del popolo. Il 2 luglio si continua a celebrare la festa della Madonna della Libera a Cercemaggiore, secondo una tradizione legata all’apparizione del 663 d.C. a Benevento.

Nei dieci giorni che precedono la festa, il santuario accoglie numerosi pellegrini provenienti da Cercemaggiore, dai comuni della Valle del Tammaro, da altre zone del Molise, da diverse regioni d’Italia e anche dall’estero. Accanto al programma religioso si svolgono concerti, spettacoli musicali, iniziative culturali, attività sportive e stand gastronomici, in una tradizione che unisce devozione e vita comunitaria.

Quest’anno, come da tradizione, una settimana prima della festa la statua della Madonna della Libera è stata portata in paese, nella chiesa di San Rocco, dove si sono svolte serate di preghiera e di adorazione. Il 27 giugno la statua è stata poi riportata al santuario con una solenne processione accompagnata dalla fiaccolata.

Nei tre giorni precedenti la festa, la comunità è stata preparata alla celebrazione attraverso un triduo di preghiera, meditazioni e celebrazioni dedicate a particolari categorie di fedeli, come ammalati, anziani e bambini, con benedizioni e liturgie specifiche.

Il 2 luglio, dopo le cinque Messe del mattino, è stata celebrata la solenne Eucaristia presieduta dall’Arcivescovo di Campobasso-Boiano, mons. Biagio Colaianni, alla presenza delle autorità civili e religiose. Nella sua omelia, l’Arcivescovo ha presentato Maria come modello di autentica libertà, poiché ha accolto pienamente la volontà di Dio e il suo progetto di salvezza. La logica di Dio, ha ricordato, è quella di liberare il mondo dal male.

Mons. Colaianni ha invitato i fedeli a riflettere sul significato della preghiera: non si prega per essere liberati dalle persone che ci fanno soffrire, che ci invidiano o ci ostacolano, ma per essere liberati dal male che abita il cuore umano. Cristo ci ha resi liberi per amare e servire, fino ad amare perfino i nostri nemici. Molte volte il Signore ci ha liberati dall’egoismo e dalle nostre chiusure, anche senza che ce ne rendessimo conto. Come Maria, siamo chiamati ad accogliere lo Spirito Santo e a comprendere che la Madonna della Libera conduce sempre a Gesù Cristo, unico Liberatore e Salvatore.

Alla processione conclusiva hanno partecipato sacerdoti, diaconi, il sindaco di Cercemaggiore, le autorità civili della Valle del Tammaro, associazioni e gruppi ecclesiali, insieme a migliaia di fedeli. La celebrazione ha confermato il forte legame tra la Madonna della Libera e il territorio, di cui è patrona dell’Unione dei Comuni della Valle del Tammaro.

Un elemento caratteristico della festa è il costante equilibrio tra la liturgia ufficiale — con la celebrazione della Messa, dei sacramenti e della processione — e la tradizione popolare, che rende il santuario un luogo di incontro, preghiera e condivisione per migliaia di persone ogni anno.

di Padre Abdo Raad