Vita diocesana

RICCIA RINNOVA IL SUO ABBRACCIO ALLA MADONNA DEL CARMINE, UNA FEDE CHE ATTRAVERSA I SECOLI

Ci sono appuntamenti dello spirito che il tempo non usura, ma che al contrario scava sempre più a fondo nell’anima di una comunità. Per Riccia, splendido borgo della provincia di Campobasso, la festa patronale in onore della Madonna del Carmine non è semplicemente una ricorrenza sul calendario, ma il battito del cuore di un intero popolo. Una devozione antica, tramandata nei secoli di generazione in generazione, che testimonia un legame profondo, viscerale e indissolubile. Quello dei riccesi per la Vergine del Carmelo è un amore autentico, che si respira nei vicoli, nelle case e che trova il suo culmine nei giorni a Lei dedicati, quando la fede si fa preghiera corale e rendimento di grazie.

La festa, come da tradizione, non si esaurisce nello spazio di una giornata. Il cammino spirituale della comunità inizia nove giorni prima, attraverso la Solenne novena. Un tempo di grazia e di preparazione interiore, scandito dalla presenza di un predicatore (quest’anno Padre Alessando Lippolis, OSJ) che ha saputo guidare i fedeli in un cammino di riflessione profonda sulla figura di Maria. Le sue parole hanno offerto coordinate precise e stimoli quotidiani su come tradurre la devozione mariana in gesti concreti, capaci di orientare la vita cristiana di ogni giorno verso le vette del Vangelo.

La risposta della comunità è stata straordinaria: la Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Assunta si è mostrata ogni giorno piena di persone, testimoniando una sete spirituale mai sopita. Le tre celebrazioni quotidiane e il santo Rosario animato dai diversi gruppi parrocchiali delle ore venuno, sono state un continuo avvicendarsi di fedeli di ogni età, un popolo in cammino che ha voluto sostare ai piedi della Madre per depositare intenzioni, fatiche e speranze.

Il momento culminante delle celebrazioni si è toccato nella mattinata del 16 luglio. Prima che la statua monumentale della Madonna attraversasse in processione le strade del borgo, la comunità si è stretta attorno all’altare per la Messa Solenne delle ore nove, presieduta dall’Arcivescovo di Campobasso-Bojano, Monsignor Biagio Colaianni.

Nella sua intensa omelia, il Pastore ha tratteggiato con delicatezza e profondità la figura materna di Maria, capace di custodire e proteggere i suoi figli. Monsignor Colaianni ha offerto uno spunto teologico ed esistenziale di grande bellezza, prendendo le mosse dalla prima lettura della liturgia, tratta dal Primo Libro dei Re. L’Arcivescovo si è soffermato sul passaggio biblico in cui il servo del profeta Elia, sul Monte Carmelo, scorge «una nuvoletta, come mano d’uomo, che sale dal mare». Quella piccola nuvola, apparentemente insignificante, fu il primo e profetico segnale di una grande pioggia che pose fine a un lunghissimo e devastante periodo di siccità.

Il Vescovo ha attualizzato questa immagine in modo magistrale: Maria è proprio come quella nuvoletta. Agli occhi del mondo può apparire piccola e umile, ma reca in sé la promessa e la sorgente della Grazia Divina. In un’epoca spesso segnata dalla siccità spirituale, dall’aridità delle relazioni e dalla perdita della speranza, Maria si fa portatrice della pioggia feconda della misericordia di Dio, che irriga e rigenera i cuori inariditi. L’invito di Mons. Colaianni è stato dunque quello di guardare a Maria come segno di consolazione e di sicura speranza, imparando da Lei a essere, nel nostro piccolo, piccole “nuvole” capaci di portare ristoro e amore dove c’è deserto. L’Arcivescovo ha richiamato anche il valore della discrezione con cui Dio opera nella storia. Come la piccola nube sul Monte Carmelo non attirava l’attenzione, è proprio nella semplicità che si manifesta la grandezza del progetto di Dio, capace di trasformare ciò che appare fragile in sorgente di speranza per l’umanità.

La complessa macchina organizzativa e liturgica della festa ha trovato il suo motore pulsante nell’entusiasmo della comunità sacerdotale locale degli Oblati di San Giuseppe. Il parroco, Padre Soy, coadiuvato con dedizione dai collaboratori Padre Jerwin e Padre Benedict, ha profuso ogni energia per animare le celebrazioni, curando ogni dettaglio con amore ecclesiale. Con lo stesso calore, i sacerdoti e l’intera comunità hanno saputo accogliere il proprio Pastore, manifestando una comunione visibile e feconda.

La festa della Madonna del Carmine a Riccia si conferma così non come un nostalgico ricordo del passato, ma come un evento di grazia vivo, capace di rifondare ogni anno l’identità cristiana di un popolo intero.

di Antonio Panichella