Vita diocesana

IL RITO DI INCORONAZIONE DELLA VERGINE DELLE GRAZIE A MACCHIA VALFORTORE

La suggestiva cerimonia, alla presenza dell’Arcivescovo Biagio Colaianni, al termine di una preparazione dai forti connotati spirituali

Anche quest’anno la comunità religiosa e civile di Macchia Valfortore ha reso omaggio alla sua celeste Protettrice con il tradizionale programma di celebrazioni religiose e manifestazioni ricreative. Il momento liturgicamente più significativo si è vissuto domenica 12 luglio con il rito dell’incoronazione della Vergine delle Grazie, la cui statua lignea è stata recentemente restaurata dopo che il tempo ne aveva compromesso alcuni elementi cromatici e strutturali, restituendole l’originaria bellezza.

L’incoronazione dell’immagine della Beata Vergine Maria è una solenne celebrazione liturgica durante la quale viene posta una corona sul capo della Madre di Dio e del Bambino Gesù. Prevista dal decreto De coronatione imaginum Beatae Mariae Virginis del 25 marzo 1973, essa richiama la regalità di Maria e la sua costante intercessione a favore del popolo cristiano. Inserito nella liturgia eucaristica, il rito comprende la proclamazione della Parola di Dio, la benedizione e l’imposizione della corona e la prosecuzione della celebrazione con la Liturgia eucaristica.

La comunità di Macchia Valfortore ha vissuto con intensa partecipazione questo momento, espressione di un legame plurisecolare con Maria Santissima delle Grazie. La devozione mariana affonda infatti le proprie radici nella storia del paese e dell’intera valle del Fortore, disseminata da secoli di edicole votive, cappelle e tabernacoli che testimoniano la presenza della Vergine nella vita quotidiana delle popolazioni locali, da sempre legate ai ritmi del lavoro e della fede.

Tra i momenti più sentiti della tradizione religiosa locale spicca il mese di luglio, da sempre dedicato alla Madonna delle Grazie. Per antica consuetudine la memoria della Vergine è stata celebrata il 2 luglio e, nel tempo, anche l’11 luglio ha assunto un particolare rilievo nella devozione popolare. Proprio per valorizzare entrambe le ricorrenze, il parroco don Stefano Fracassi ha voluto attribuire un significato speciale anche al 2 luglio, giorno in cui la statua restaurata della Vergine è stata ricondotta nella chiesa parrocchiale.

L’immagine sacra, opera dello scultore abruzzese Gabriele Falcucci (1838-1895), autore di numerose statue devozionali tra Abruzzo e Molise, è stata accolta all’ingresso del paese dalle autorità civili e militari e accompagnata in processione fino alla chiesa arcipretale di San Nicola. Ad accogliere i fedeli, insieme al parroco, era presente anche mons. Mauro Lalli, originario di Atessa, arcivescovo e membro del Servizio Diplomatico della Santa Sede.

Il culmine delle celebrazioni è stato raggiunto il 12 luglio con la solenne Eucaristia presieduta dall’arcivescovo Biagio Colaianni, concelebrata con don Francesco Saverio Giglio, alla presenza delle autorità civili e militari e dei sindaci del territorio.

Prendendo spunto dalla parabola del seminatore, proclamata nella XV domenica del Tempo ordinario, l’Arcivescovo ha ricordato come Gesù ricorra alle parabole per rendere il suo messaggio vicino all’esperienza concreta delle persone. «Il Signore desidera farsi comprendere: non vuole pronunciare parole lontane dalla vita delle persone, ma desidera entrare nella loro realtà con il suo amore, la sua presenza e la sua vicinanza». Per questo, ha aggiunto, la sua Parola non rimane astratta, ma «si incarna nella vita, diventa presenza concreta, reale ed efficace. Ciò che egli annuncia e ciò che egli compie trovano compimento nella sua stessa vita». Da qui l’invito ai fedeli ad accogliere e custodire il bene anche nelle prove che caratterizzano il tempo presente.

Rivolgendo poi il suo pensiero alla Vergine, mons. Colaianni ha sottolineato che «Maria è un segno per noi, dal momento che schiaccia il serpente e libera dal male il genere umano; quando poi si rivolge all’umanità invita a stare lontani dal male, a combattere le guerre fratricide e a vivere nella fraternità e nella pace». Un richiamo particolarmente attuale in un tempo segnato da conflitti e tensioni, nel quale la devozione mariana continua a rappresentare un invito alla speranza e alla riconciliazione.

Avviandosi alla conclusione dell’omelia, il Presule ha esortato la comunità a perseverare nella devozione alla Madonna delle Grazie, profondamente radicata nella storia religiosa del paese, ricordando che «Maria è madre che continua a consolare, aiutare, sostenere, sollecitare e accompagnare. Questa deve allora essere la nostra devozione: poggiarci sul cuore di Maria e sulla fede di Maria, perché lei ci aiuti a riconoscere la costante vicinanza e presenza di Dio».

Al termine della celebrazione si è svolta la tradizionale processione lungo le strade del paese, addobbate a festa per l’occasione. Una numerosa partecipazione di fedeli ha accompagnato la sacra immagine, rinnovando un sentimento di devozione che attraversa le generazioni e continua a rappresentare uno dei tratti più significativi dell’identità religiosa della comunità.

L’incoronazione della Vergine delle Grazie non ha rappresentato soltanto il momento culminante delle festività patronali, ma anche un’occasione per riscoprire il significato più autentico della presenza di Maria nella vita dei credenti. Al di là degli aspetti esteriori e del folklore che accompagnano ogni festa popolare, la celebrazione ha richiamato tutti al cuore del messaggio cristiano: Maria continua ad accogliere i suoi figli, accompagnandoli nel cammino della fede e indicando loro Cristo, sorgente di ogni grazia. È questo il frutto più prezioso del lungo percorso di preparazione spirituale vissuto dalla comunità di Macchia Valfortore in occasione della festa del 12 luglio.

di Giuseppe Carozza