
Quattro secoli di fede e identità comunitaria. Il parroco don Angelo Del Vescovo ha organizzato quattro interessanti giornate sotto il profilo religioso, storico e culturale.
Giovedì 14 maggio è stata celebrata la Santa Messa presieduta dall’arcivescovo Biagio Colaianni. Il rito si è svolto nella settecentesca chiesa intitolata al santo patrono, alla presenza delle autorità civili e militari, dei bambini dell’oratorio, del coro e di una moltitudine di fedeli. Il presule, commentando le letture e il Vangelo, ha sottolineato come un luogo sacro sia certamente costruito con mattoni, ma sia soprattutto il posto dove la comunità si raduna per incontrare il Signore. Il profeta Ezechiele racconta di un rivolo d’acqua che esce dal tempio e che porta conforto nei momenti in cui il popolo d’Israele si sente smarrito, a dimostrazione che l’amore di Dio porta vita anche nei luoghi aridi. Anche noi fedeli dobbiamo essere costruttori della Chiesa, vivendo nella fede, nella preghiera e nella bontà. In questo ci viene incontro San Nicola, al quale chiediamo di intercedere affinché la comunità possa essere Chiesa feconda, operando nel bene e aiutando i bisognosi.
Venerdì la liturgia è stata celebrata da don Fabio Di Tommaso, parroco emerito della cittadina. Nel ringraziare don Angelo e la cittadinanza per la calorosa accoglienza, il presbitero ha evidenziato come un luogo di culto possa essere apprezzato per gli stucchi, gli affreschi, i pavimenti, tutte cose belle che lo impreziosiscono, ma sia importante che sia un luogo dello spirito. Questo lo si ottiene vivendo con fede e offrendo la preghiera personale a Cristo. La vita ci sottopone a dure prove, conclude il parroco, ma bisogna superare la tristezza con la gioia, che significa certezza di essere sempre amati dal Signore.
La serata si è conclusa con un’interessante esposizione del prof. Filippo Ungaro, originario di Macchiagodena ma residente a Trani. Egli ha dapprima fatto un excursus sulla vita di San Nicola e ha poi raccontato aneddoti sulla chiesa. San Nicola proviene da Patara, in Anatolia (attuale Turchia). È un santo universale: il suo culto è secondo, per importanza, soltanto a quello della Vergine Immacolata. Si narra che il giorno del battesimo si reggesse perfettamente in piedi, nonostante avesse pochi giorni di vita. Conobbe Sant’Antonio Abate, altro affascinante santo, col quale condivise la vita eremitica. La sua venerazione in Molise si sarebbe diffusa grazie alla transumanza e ai tratturi. Egli sarebbe morto tra il 341 e il 365 e sepolto a Demre, dove le sue ossa vennero interrate. Si narra che, appresa la notizia, sessantadue marinai pugliesi partirono con tre caravelle alla volta del luogo dove era sepolto. Lì malmenarono i frati bizantini che lo custodivano e rubarono la parte superiore del corpo. La nascosero tra il frumento e la portarono a Bari, dove giunse il 9 maggio 1087.
Macchiagodena vanta la presenza di due tratturi: Lucera-Castel di Sangro e Pescasseroli-Candela. Il culto del santo è certamente giunto in paese attraverso la via tratturale. Com’è noto, i pastori praticavano la transumanza e dal Molise conducevano le greggi verso la Puglia, attraversando Monte Sant’Angelo, sul promontorio del Gargano, e l’Incoronata, nei pressi di Foggia. Mauro Gioielli, insigne demologo, sottolinea come i culti pastorali siano, appunto, San Nicola, San Michele e la Madonna Incoronata. San Nicola è patrono in ben quattordici comuni molisani. A Macchiagodena si ricorda anche l’episodio del crollo del campanile della chiesa, avvenuto nel 1911. Un violento temporale si abbatté sul campanile che, crollando, distrusse anche le volte della navata, proprio in prossimità della statua del santo, che però non riportò nemmeno una scalfittura. Questo santo dovrebbe essere eletto anche patrono dell’ecumenismo poiché, con il suo carattere mite e facile all’eloquio, ha conquistato i cuori della cittadina e, come espresso da don Angelo, ha saputo incarnare le virtù più alte e avvicinare la gente alla parrocchia.
La chiesa di San Nicola è una delle tredici che erano presenti in paese. Al suo interno vi è la tomba del vescovo Antonio Graziani, che aveva l’abitudine di trascorrere in paese il periodo estivo, ospite della famiglia Pisani, per sfuggire al caldo umido di Bojano. Il professor Ungaro racconta che non correva buon sangue tra lui e il parroco di allora. Gli venne offerta, per cena, una trota condita con un’erba tossica, che avvelenò il presule portandolo alla morte. L’organo a canne della chiesa è stato costruito dai fratelli Peluzzi, artisti napoletani. È inoltre presente un acquerello, opera di Ferdinando Fonseca, raffigurante soldati macchiagodenesi intenti a pregare il santo affinché venisse loro risparmiata la vita durante la Prima guerra mondiale. La chiesa, all’occhio del visitatore, mostra un soffitto molto basso. Don Angelo spiega che l’attuale pavimento è stato posato sulle macerie causate dal terremoto del 1805, che non furono rimosse per evitare che le pareti del tempio collassassero completamente.
I festeggiamenti si sono conclusi con una fiaccolata, svoltasi nella serata di sabato, e con la processione della domenica. Numerosi anche gli emigranti rientrati per l’occasione. Il paese ha vissuto momenti di aggregazione, rinnovando il legame tra presente e passato in un clima festoso e di profonda fede.
Mariarosaria Di Renzo



