“Voce di uno che grida nel deserto: «Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!»”. Con queste parole il profeta Isaia annunciava la figura di Giovanni il Battista, l’uomo che, come ha ricordato Papa Francesco, «si è annientato tanto perché il Signore crescesse».
Noto per aver sussultato nel grembo materno alla presenza di Cristo, il «Precursore» gode di un privilegio unico nel calendario cristiano: insieme alla Vergine Maria, è l’unico Santo di cui si celebra sia la nascita (il 24 giugno) sia il martirio (il 29 agosto).
Il 24 giugno rappresenta una delle ricorrenze più antiche e sentite per la comunità di Campobasso, che si ritrova attorno alla parrocchia omonima, vero cuore pulsante dei festeggiamenti.
La venerazione per il Santo nel capoluogo molisano ha radici lontanissime. La storia ci racconta che il primo nucleo della chiesa francescana fu avviato poco prima del 1418 da fra Giovanni da Stroncone e sorse proprio sui ruderi di un’antica abbazia già dedicata al Battista. Questo dimostra che la devozione della città è ancora più antica, come confermano diversi studiosi del passato.
A custodire e tramandare questa eredità non ci sono solo i Frati Minori, ma anche la storica Pia Unione San Giovanni Battista. Fondata nel 1910 con l’approvazione del vescovo monsignor Gianfelice, essa porta avanti da ben oltre un secolo l’organizzazione della festa in tutti i suoi dettagli.
Da qualche anno a questa parte, la festa inizia con una novità: una processione di mezzi agricoli che porta il Santo in giro per le contrade della parrocchia, seguita dalla Messa e dalla benedizione delle campagne e dei mezzi stessi.
Il programma prosegue in chiesa con il triduo del 20, 21 e 22 giugno, che introduce le giornate del 23 e 24. Il programma religioso vive il momento più importante il 24 giugno con la Messa solenne, presieduta dall’arcivescovo mons. Biagio Colaianni, e la successiva processione; la statua lignea del Santo viene portata a spalla dai confratelli per le strade del quartiere, che l’accoglie con momenti di festa e devozione.
Si tratta di un’opera di grande valore, realizzata da Paolo Saverio Di Zinno, scultore famosissimo a Campobasso per aver dato vita ai tradizionali «Ingegni» dei Misteri.
Ai momenti di fede si affianca un ricco programma civile. Protagonista è la sagra del “baccalà e friarielli”, che negli ultimi anni ha visto salire sul palco famosi artisti italiani.
Ma la storia di questa festa ha origini ben più antiche. I nonni e gli anziani del posto raccontano che un tempo la celebrazione era diversa e più semplice: la formula attuale è decollata a partire dagli anni ’80 e ’90, ma conserva intatto lo spirito di comunità e l’amore per le nostre radici.
Un tempo, infatti, a partire dal 1902 circa, i pellegrini arrivavano a Campobasso da tutti i paesi limitrofi. Il programma di allora prevedeva la veglia di adorazione nella notte del 23 giugno, la Messa il mattino seguente e la successiva processione.
Proprio a questi pellegrinaggi si deve la nascita della tradizione culinaria della festa: dato che a Cercemaggiore c’era l’usanza di mangiare baccalà e peperoni, gli abitanti di quel paese iniziarono a portarli con sé per consumarli dopo la processione, condividendo la pietanza con tutti gli altri fedeli.
Inoltre, al posto delle bancarelle di oggi, si teneva una vera e propria “fiera” con la vendita di frutta e prodotti locali. La festa di San Giovanni, infatti, oltre che per il baccalà “ereditato” dagli amici di Cercemaggiore, era famosissima per la scapece: i pellegrini arrivavano dai paesi vicini proprio per acquistare questo tipico pesce fritto e marinato.
Sfogliando le pagine del tempo, appare evidente come la devozione al Battista abbia saputo adeguarsi ai cambiamenti delle epoche. Eppure, sotto questa veste rinnovata, il cuore della festa batte esattamente come un secolo fa.
Nonostante il passare delle generazioni e il mutare delle usanze, la devozione della comunità di Campobasso è rimasta saldamente ancorata ai valori di sempre. Cambiano i tempi, cambiano le formule, ma l’abbraccio di Campobasso al «Precursore» resta un appuntamento senza tempo, dove la storia si fa presente e la tradizione continua a vivere.
Edera D’Aquila



