
Ci sono persone che non insegnano soltanto le note, ma insegnano anche ad ascoltarle. Il Maestro Guido Messore è una di queste. A ogni prova ricorda che il canto è preghiera e, allo stesso tempo, comunità: una voce sola è bella, ma più voci insieme possono commuovere anche Dio.
Per anni ha raccolto spartiti ingialliti, armonizzazioni dimenticate e canti che le nostre nonne intonavano in latino e che rischiavano di andare perduti. Oggi quelle pagine sono diventate un libro: Canti e inni religiosi di San Giovanni in Galdo (Palladino Edizioni Musicali), nel quale il Maestro ripercorre un viaggio a ritroso nel tempo per recuperare e riportare alla luce la tradizione orale del popolo di San Giovanni in Galdo, espressa attraverso inni e lodi dedicate a eventi e celebrazioni sacre che altrimenti sarebbero andati dispersi.
L’opera unisce tradizione popolare, fede e liturgia: elementi che appartengono al nostro patrimonio culturale, ai nostri ricordi e al nostro cuore.
Sfogliare le pagine del libro è come aprire le porte di una sala prove, dove ogni spartito racconta una storia: una macchia di caffè, un’annotazione a matita, un respiro segnato con grafia minuta, mani che battono il tempo per guidare le voci all’unisono e far rivivere un Gloria, un Kyrie o un’Ave Maria.
La raccolta nasce dall’amore di chi teme che la bellezza possa andare perduta e dalla consapevolezza che una partitura non sia soltanto carta, ma memoria. Custodirla significa mantenere viva la promessa che la musica non ci abbandonerà.
Venerdì 24 aprile 2026, nella Sala Pietro Celestino V di Campobasso, alla presenza, tra gli altri, di S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni, si è tenuta, in un’atmosfera di profondo raccoglimento, la presentazione ufficiale del libro del Maestro Messore.
L’evento ha richiamato numerosi allievi del Maestro, estimatori e appassionati di musica, tutti uniti nel celebrare la dedizione di un uomo che ha fatto del bel canto e della musica la propria ragione di vita.
Non si è trattato di una semplice presentazione editoriale, ma di un autentico viaggio nell’anima della musica sacra e della tradizione popolare di una comunità: un patrimonio da custodire, capace di unire generazioni nel segno della memoria e della fede.
Durante l’incontro è emerso come il canto sacro non sia una mera esecuzione di note, ma un vero atto di elevazione spirituale, un ponte tra umano e divino. Come ricordava il poeta francese Charles Péguy: «Il rito sacro è bello, ma il canto è la preghiera che ha trovato le sue ali».
Con questa opera l’autore ci consegna le chiavi per non dimenticare e per far rivivere ogni nota custodita negli spartiti, offrendoci uno specchio nel quale la musica sacra torna a brillare della sua luce originaria: pura, colta e accessibile a chiunque conservi nel cuore la capacità di meravigliarsi.
Un plauso sincero al Maestro per questo prezioso dono alla cultura e alla crescita spirituale di ciascuno di noi, frutto di una meticolosa ricerca e di un paziente lavoro di studio e raccolta.
di Francesca Valente



