
Il guerriero dalla scintillante armatura, guida delle milizie celesti contro il demonio: questo è l’Arcangelo Michele, il principe degli angeli, che affrontò la battaglia contro Lucifero sconfiggendolo al grido di “Chi è come Dio?”, significato stesso del suo nome.
San Michele è venerato dal popolo cristiano sin dal VI secolo, quando i Longobardi, giunti in Italia, si imbatterono in questa devozione diffusa in tutto il Paese e progressivamente abbracciarono il cristianesimo.
Il culto dell’Arcangelo si diffuse ovunque quale simbolo della vittoria del bene sul male, custode della giustizia e protettore della Chiesa, oltre che pesatore delle anime nel Giudizio Universale.
Anche in Molise e nella nostra diocesi la venerazione verso San Michele affonda radici profonde. In diversi borghi del territorio, come ad esempio Baranello, dove è patrono e custode della comunità, la devozione resta viva e intensa. Nelle parole del sindaco Di Chiro si coglie tutta la partecipazione popolare a questa festa, che non è soltanto una monotona ripetizione, ma “autentica riscoperta delle radici: è il giorno in cui famiglie, tradizioni e fede si stringono insieme sotto lo sguardo di San Michele Arcangelo”. A Lui l’intera collettività affida speranza, solidarietà e unità di popolo.
San Michele rappresenta infatti, anche oltre la dimensione religiosa, la forza interiore necessaria per affrontare le difficoltà e le ingiustizie della vita. La Sua immagine continua a ispirare resilienza, rettitudine e correttezza morale.
Ecco perché anche istituzioni laiche, come la Polizia di Stato, lo hanno scelto come Santo Patrono: Egli è simbolo di difesa dei deboli e di tutela dell’ordine contro ogni sopraffazione.
Sua Eccellenza Colaianni, nell’omelia del giorno della festa, ha ricordato che l’Apocalisse parla di una lotta continua: l’Arcangelo combatte contro il drago e il drago viene sconfitto. Ma nella nostra quotidianità, spesso segnata da guerre e violenze di ogni genere, come interpretare oggi le Scritture?
“Come può compiersi la salvezza? Quali sono le lotte che dobbiamo vincere dentro di noi? Il desiderio del male dell’altro, il giudizio gratuito, l’esclusione, l’isolamento, la critica feroce?”. La risposta è sempre la stessa: la grazia di Dio, che con la logica evangelica si contrappone alle logiche del mondo.
Anche San Michele combatte così: sebbene venga raffigurato con armatura e spada, la sua forza discende direttamente da Dio. “E Dio non ci manda con le armi della violenza, ma con le armi della fede, della speranza, della carità e dell’amore”.
San Michele guida ancora oggi i fedeli lungo la Via Micaelica Molisana, antico cammino di pellegrinaggio spirituale che attraversa il Molise collegando Roma al Santuario di San Michele Arcangelo sul Gargano.
Il tracciato regionale entra dal Lazio e tocca borghi suggestivi come Colli al Volturno, Isernia, Sant’Angelo in Grotte e Bojano. Questo itinerario coincide in gran parte con la rete degli antichi tratturi della transumanza molisana.
Il percorso unisce così contemplazione e storia, valorizzando luoghi di culto rupestri e grotte dedicate all’Arcangelo guerriero.
Sono ancora molte le comunità molisane che celebrano il culto di San Michele Arcangelo, come Monteroduni e Ferrazzano, dove la tradizione è tornata viva grazie a un gruppo di giovani devoti che ha recentemente riportato in uso i festeggiamenti in onore del Santo “guerriero del cielo”.
di Mariagrazia Atri



