
La solennità di Pentecoste ha fatto da cornice a uno degli eventi più significativi per la vita dell’Arcidiocesi di Campobasso-Bojano: l’ordinazione presbiterale di don Emmanuel Kange, celebrata nella Cattedrale della Santissima Trinità e presieduta dall’arcivescovo mons. Biagio Colaianni; una liturgia intensa e partecipata che ha visto riuniti sacerdoti, religiosi, seminaristi, fedeli e rappresentanti delle comunità che hanno accompagnato il cammino vocazionale del nuovo presbitero.
Particolarmente toccante il saluto rivolto dal Vescovo ai familiari di don Emmanuel, impossibilitati a raggiungere l’Italia a causa del mancato rilascio del visto d’ingresso; un’assenza che non ha però impedito loro di condividere, seppur a distanza, la gioia di una giornata tanto attesa e significativa. Mons. Colaianni ha voluto esprimere la vicinanza dell’intera comunità diocesana alla madre, alla sorella e al parroco del novello sacerdote, ricordando il ruolo fondamentale che hanno avuto nella sua crescita umana e spirituale.
Nell’omelia, l’Arcivescovo ha ripercorso la storia vocazionale di don Emmanuel alla luce della Parola di Dio, soffermandosi sull’immagine di Mosè chiamato da Dio sul monte Sinai; ogni esperienza vissuta dal nuovo sacerdote – il cammino di formazione, la vita comunitaria, il servizio pastorale e l’impegno accanto ai poveri e ai disabili – è stata descritta come un luogo privilegiato nel quale il Signore ha continuato a rivelarsi e a prepararlo alla missione che oggi gli viene affidata.
«Dio ti ha chiamato e oggi ti consacra sacerdote per sempre nella nostra Chiesa locale», ha affermato il Vescovo, evidenziando come il sacerdozio non sia una conquista personale, ma un dono che nasce dall’iniziativa di Dio e dalla sua fedeltà; da qui l’invito a vivere il ministero come servizio al Popolo di Dio, con particolare attenzione verso chi è più lontano dalla fede, chi proviene da culture diverse e quanti cercano nella Chiesa un luogo di accoglienza e di speranza.
Il cuore della riflessione è stato dedicato allo Spirito Santo, protagonista della Pentecoste e dell’ordinazione sacerdotale: Mons. Colaianni ha ricordato che il presbitero è configurato a Cristo attraverso una speciale unzione dello Spirito, che lo accompagna e lo sostiene per tutta la vita. Il sacerdote è chiamato a lasciarsi guidare dall’azione dello Spirito, soprattutto nell’annuncio del Vangelo, nella catechesi, nella celebrazione dei sacramenti e nell’accompagnamento delle persone.
Richiamando le parole di san Paolo, il Vescovo ha sottolineato come lo Spirito venga in aiuto della debolezza umana e sostenga il credente anche quando non trova parole adeguate per pregare o comprendere il mistero della sofferenza; proprio in un tempo segnato da guerre, solitudini, povertà materiali e spirituali, il sacerdote è chiamato a condividere le ferite dell’umanità, facendosi vicino alle famiglie in difficoltà, ai giovani disorientati, agli anziani soli e a quanti vivono situazioni di fragilità.
Particolarmente significativa l’immagine proposta dal Vangelo: quella dell’acqua viva che sgorga in abbondanza. Don Emmanuel è stato invitato a diventare una “fontana” alla quale tutti possano attingere, senza trattenere per sé il dono ricevuto; attraverso la celebrazione dell’Eucaristia, il sacramento della riconciliazione, l’evangelizzazione e la carità, il sacerdote è chiamato a rendere visibile la presenza di Dio che continua a dissetare il cuore dell’uomo.
Un altro tema centrale dell’omelia è stato quello della comunione sacerdotale: l’ordinazione inserisce il nuovo presbitero in una fraternità che trova il proprio fondamento nel sacramento dell’Ordine; l’imposizione delle mani da parte del Vescovo e dei sacerdoti presenti è stata indicata come il segno concreto di questa appartenenza a un unico presbiterio, chiamato a vivere relazioni di sostegno reciproco, collaborazione e amicizia spirituale.
Concludendo la sua riflessione, mons. Colaianni ha affidato il nuovo sacerdote alla protezione della Santissima Trinità, della Madonna Addolorata, di San Bartolomeo e di San Giorgio, augurandogli di custodire sempre la gioia e la serenità che provengono dallo Spirito Santo. Un augurio che è diventato anche preghiera dell’intera comunità diocesana, grata per il dono di una nuova vocazione e chiamata a sostenere con affetto e vicinanza il ministero di don Emmanuel Kange.
Valentina Capra



