
Nel cuore del centro storico di Campobasso, la dove le antiche pietre raccontano secoli di storia e spiritualità, la luce dell’arte iconografica è tornata a risplendere in una cornice di rara suggestione. Dal 16 al 19 luglio, la storica chiesa di San Bartolomeo ha ospitato una straordinaria mostra di icone, organizzata in occasione di una ricorrenza particolarmente significativa: i primi quattordici anni di attività della Scuola di Iconografia “Giovanni Diodati». Un traguardo prestigioso che testimonia la continuità, il valore e la dedizione di un percorso culturale e spirituale diventato ormai un punto di riferimento per l’intero territorio molisano.
L’evento ha visto una numerosa affluenza di pubblico, attirando appassionati d’arte, fedeli, turisti e residenti che hanno risalito le vie del borgo medievale per ammirare opere di straordinaria manifattura. La scelta della chiesa di San Bartolomeo come sede dell’esposizione si è rivelata perfetta: le sue austere ed eleganti linee architettoniche romaniche e l’atmosfera intima del luogo sacro hanno saputo dialogare in maniera impeccabile con le tavole dipinte, esaltandone la luminosità spirituale e la profonda carica espressiva.
Le 20 icone esposte, realizzate con maestria dagli allievi della Scuola, rappresentano il coronamento di un lavoro minuzioso che coniuga rigore tecnico, ricerca filologica, elevazione interiore e soprattutto preghiera. Nelle icone ogni dettaglio è intriso di un profondo simbolismo: il blu denota il mistero della divinità, il rosso evoca il sacrificio e l’umanità, mentre il verde rappresenta la vita e lo Spirito. La luce non proviene da una fonte esterna con ombre terrene, ma sgorga dall’interno dell’immagine stessa, riflessa dal fondo dorato che simboleggia l’eternità e la gloria del Regno dei Cieli. Attraverso la tecnica tradizionale che va dalla preparazione della tavola di legno con tela, gesso e colle animali, passando per la doratura in foglia d’oro 24 kt e terminando con la stesura dei pigmenti naturali legati con tuorlo d’uovo, vino bianco e olio di lavanda, gli iconografi hanno trasformato la materia in un veicolo di grazia e contemplazione.
Nei suoi 14 anni di vita, la Scuola «Giovanni Diodati» ha saputo custodire e tramandare una tradizione artistica e spirituale millenaria, formando con passione numerosi iconografi provenienti dall’Italia e dall’estero e promuovendo la conoscenza del linguaggio simbolico dell’immagine sacra. La mostra è stata quindi un’occasione unica per ripercorrere questa storia di successo, offrendo ai visitatori un momento di sosta profonda, ben lontano dai ritmi frenetici della quotidianità.
La quattro giorni espositiva chiude così un capitolo fondamentale, proiettando la Scuola dedicata e fondata da don Giovanni Diodati verso nuovi traguardi futuri, forte dell’affetto della città e del profondo legame con la storia e la tradizione artistica del Capoluogo.
L’INTERVISTA a Don Franco D’Onofrio
Parroco della Parrocchia dei Santi Bartolomeo e Paolo Apostoli
Don Franco in una società in cui siamo continuamente circondati da immagini, perché fermarsi davanti a un’icona?
Perché l’icona non chiede uno sguardo veloce, ma un incontro. Oggi siamo abituati a consumare immagini che durano pochi istanti; l’icona, invece, invita a rallentare. Non vuole attirare l’attenzione con effetti o colori appariscenti: propone un dialogo silenzioso. È un invito a ritrovare uno spazio interiore, dove ciascuno può ascoltare le proprie domande più profonde. È un’esperienza che riguarda la fede, ma anche l’umanità di ogni persona.
Le opere esposte sono il frutto del lavoro della Scuola di Iconografia “G. Diodati”. Che valore assume questo anniversario?
Quattordici anni raccontano una storia fatta di costanza, studio e condivisione. Dietro ogni icona ci sono persone che hanno scelto di dedicare tempo a un’arte che richiede pazienza, disciplina e ascolto. Questa mostra non celebra soltanto un traguardo, ma una comunità che negli anni è cresciuta, imparando a custodire una tradizione che continua a parlare anche al nostro presente. È la dimostrazione che esistono ancora percorsi capaci di unire cultura, spiritualità e relazioni autentiche.
Qual è l’augurio che affida ai visitatori che entreranno nella Chiesa di San Bartolomeo?
Mi auguro che nessuno esca come è entrato. Non perché debba trovare risposte immediate, ma perché possa concedersi il tempo di lasciarsi interrogare dalla bellezza. Le icone non impongono un messaggio: si offrono con discrezione e aspettano lo sguardo di chi le osserva. Se questa mostra riuscirà a far nascere un momento di pace, un ricordo, una riflessione o il desiderio di guardare la realtà con occhi nuovi, allora avrà compiuto pienamente la sua missione.
di Luigi Malvatani



