Testimonianze di fede

DON ANDREA RUSSO È SACERDOTE

Nella Cattedrale della Santissima Trinità l’ordinazione presbiterale, un forte invito a vivere il ministero nell’amore, nella pace e nella fedeltà a Cristo

L’Arcidiocesi di Campobasso-Bojano ha vissuto un momento di grande gioia e intensa partecipazione ecclesiale con l’ordinazione presbiterale di don Andrea Russo, celebrata nella Cattedrale della Santissima Trinità alla presenza di numerosi sacerdoti, religiosi, seminaristi, familiari e fedeli provenienti da diverse comunità dell’Arcidiocesi.

A presiedere la solenne liturgia è stato l’arcivescovo mons. Biagio Colaianni, affiancato dal vescovo emerito mons. Giancarlo Bregantini, che ha accompagnato fin dagli inizi il cammino vocazionale del novello sacerdote.

La celebrazione, vissuta nel clima spirituale della solennità dell’Ascensione del Signore, ha rappresentato non soltanto il compimento di un percorso personale di discernimento e formazione, ma anche un segno di speranza per l’intera comunità diocesana, che ha accolto con gratitudine il dono di una nuova vocazione al servizio del Popolo di Dio.

Nell’omelia, mons. Colaianni ha sviluppato una profonda riflessione sul significato del ministero sacerdotale, richiamando anzitutto il compito fondamentale del presbitero: essere testimone del Cristo risorto e rendere presente il Signore nella vita delle persone attraverso l’annuncio del Vangelo, la celebrazione dei sacramenti e la carità pastorale; il sacerdote, ha sottolineato il Vescovo, è chiamato a guardare costantemente a Cristo affinché, attraverso la sua testimonianza, anche gli altri possano ritrovare il senso del cielo e della speranza.

Rivolgendosi direttamente a don Andrea, l’Arcivescovo ha ricordato come il protagonista autentico della vocazione sia sempre Dio; al sacerdote viene chiesto di accogliere con disponibilità il dono ricevuto, rispondendo con un “sì” generoso e perseverante, capace di tradursi in prossimità concreta verso le persone, specialmente quelle che vivono situazioni di fragilità, sofferenza o solitudine.

Uno dei passaggi centrali delle parole del Vescovo Colaianni ha riguardato il rapporto tra il sacerdote e l’Eucaristia; ha evidenziato come il presbitero diventi in modo particolare ministro del mistero eucaristico, chiamato a celebrare con fede, raccoglimento e consapevolezza, lasciando trasparire nei gesti e nelle parole la presenza stessa di Cristo, perché il sacerdote non agisce per sé stesso, ma come strumento nelle mani di Dio, chiamato a conformare la propria vita al mistero della Croce che celebra ogni giorno.

Non è mancato un forte richiamo all’umiltà e alla vigilanza spirituale: il Vescovo ha messo in guardia dalla tentazione dell’autoreferenzialità, del protagonismo e della ricerca del consenso, ricordando che la fecondità del ministero nasce dall’unione con Cristo e dalla fedeltà all’insegnamento della Chiesa; in questo contesto ha invitato il novello sacerdote a custodire sempre uno stile di povertà evangelica, evitando di misurare il proprio servizio sulla quantità delle attività svolte e imparando piuttosto a riconoscere l’opera di Dio nella semplicità del quotidiano.

Particolarmente significativo anche il riferimento alla fraternità sacerdotale: Don Andrea è stato esortato a vivere pienamente la comunione con il presbiterio diocesano, riconoscendolo come una vera famiglia nella quale condividere gioie, fatiche e responsabilità pastorali; una fraternità che diventa sostegno concreto nel cammino e testimonianza credibile per il popolo affidato alle cure dei sacerdoti.

Nelle parole conclusive, mons. Colaianni ha affidato al nuovo presbitero una consegna semplice ma particolarmente attuale: essere uomo di pace; una pace da costruire ogni giorno nelle relazioni, nelle comunità e nell’accompagnamento delle persone. «Sii uomo di pace, presbitero della comunione con tutti», ha raccomandato il Vescovo, invitandolo a farsi vicino soprattutto agli ammalati, ai poveri e a quanti vivono situazioni di fragilità, nei quali è possibile riconoscere il volto stesso di Cristo.

L’ordinazione di don Andrea Russo rappresenta così un motivo di gratitudine per tutta l’Arcidiocesi; una nuova vita consacrata al servizio del Vangelo che richiama la comunità cristiana alla responsabilità della preghiera per le vocazioni e alla riscoperta della bellezza di un ministero vissuto nell’amore, nella fedeltà e nella gioiosa dedizione al Signore e ai fratelli.

Valentina Capra