
Ci sono vocazioni che nascono all’improvviso e altre che maturano lentamente, accompagnate dalla vita, dagli incontri e dalle esperienze; quella di don Franco D’Onofrio appartiene a questa seconda categoria: un cammino costruito nel tempo, frutto di una scelta consapevole e di una fede vissuta con profondità.
Quest’anno ricorre il 25° anniversario della sua ordinazione sacerdotale: un traguardo significativo che rappresenta una nuova tappa di un ministero vissuto con entusiasmo, autenticità e una costante vicinanza alle persone.
Entrato in seminario a 25 anni, quando iniziavano ad affermarsi con maggiore convinzione le vocazioni adulte, don Franco porta con sé una scelta maturata con libertà e consapevolezza; dopo gli studi filosofici a Chieti e quelli teologici alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, rientra nella sua arcidiocesi con un patrimonio umano arricchito soprattutto dagli incontri e dalle esperienze vissute anche all’estero.
L’esperienza in diversi paesi, dall’Africa alle Americhe, gli permette di sperimentare una Chiesa autenticamente universale, nella quale l’unità non nasce dall’omologazione, ma dalla ricchezza delle differenze: una convinzione che accompagnerà tutto il suo ministero, alimentando uno sguardo aperto e inclusivo sulla comunità ecclesiale e che gli ha insegnato a riconoscere il valore di ogni persona e a leggere le diversità non come un ostacolo, ma come una risorsa capace di arricchire il cammino comune.
C’è una parola che attraversa con continuità la sua esperienza: gioia. Non una gioia ingenua o priva di fatiche, ma quella che nasce dalla consapevolezza di aver trovato il proprio posto nella vita; è una serenità che non ignora le difficoltà, ma che riesce a trasmettere speranza e fiducia a chi gli sta accanto; una gioia che, nel tempo, è diventata anche il tratto distintivo del suo modo di incontrare le persone e di vivere ogni giornata di ministero.
Nel corso degli anni l’arcidiocesi gli ha affidato numerosi incarichi e responsabilità pastorali, che ha sempre accolto con disponibilità e spirito di servizio; al di là dei ruoli ricoperti, ciò che emerge è la costanza con cui ha interpretato ogni impegno come un’occasione concreta per accompagnare le persone e contribuire alla vita della Chiesa, senza mai perdere di vista il valore delle relazioni e dell’ascolto.
Il tratto più riconoscibile del suo ministero è lo stile con cui vive il sacerdozio; Don Franco non ama creare distanze tra il sacerdote e la comunità: la credibilità dell’annuncio, per lui, nasce anzitutto dalla coerenza della vita. Non esistono due identità, una pubblica e una privata, ma un’unica presenza autentica, capace di ascoltare, condividere e camminare accanto alle persone e anche la sua predicazione riflette questo approccio: un linguaggio semplice, concreto, profondamente radicato nella vita quotidiana, capace di partire dalle domande e dalle fatiche delle persone per mostrare come il Vangelo possa ancora illuminare il presente.
Accanto al ministero coltiva anche interessi che raccontano una personalità curiosa e aperta: la musica, in particolare, rappresenta una passione che lo accompagna da sempre e che testimonia la sua capacità di riconoscere la bellezza nelle sue molteplici espressioni, con la stessa curiosità con cui guarda al mondo e alle persone.
Tra i ricordi più preziosi di questi venticinque anni ce n’è uno che ritorna con particolare forza: non essersi mai sentito solo. La fraternità sacerdotale ha rappresentato una presenza costante del suo cammino, alimentando quel senso di appartenenza che continua ancora oggi a sostenere il suo ministero; una rete di relazioni costruita negli anni, fatta di amicizia, confronto e condivisione, che considera uno dei doni più significativi ricevuti nel suo percorso sacerdotale.
A venticinque anni dalla sua ordinazione, ciò che resta non è soltanto il percorso compiuto o i numerosi servizi svolti, ma la testimonianza di un sacerdote che continua a vivere il proprio ministero con semplicità, libertà e fedeltà.
In un tempo che chiede autenticità più che parole, don Franco ricorda, con il suo esempio, che il Vangelo trova la sua forza più convincente nella vita vissuta; è questo, forse, il dono più prezioso che continua a offrire all’arcidiocesi di Campobasso-Bojano: mostrare che il sacerdozio è prima di tutto una relazione da abitare ogni giorno, con lo stesso entusiasmo del primo «sì», lasciando che siano la vicinanza, l’ascolto e la gioia a rendere credibile il messaggio del Vangelo.
di Valentina Capra



