
Tutta la vita della Vergine Maria è un vero e proprio itinerario scandito dalle sue stesse parole, depositarie del calore del suo essere “Madre di Dio e Madre nostra” e che possiamo riassumere con l’invito che Lei pronunciò durante le Nozze di Cana, quando si accorse per la sua apprensione materna che era finito il vino: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Gv 2, 5). Ci accompagna in questa riflessione proprio il nostro arcivescovo Biagio. Tramite questo dialogo, il nostro pastore ci riporta all’essenziale della vita di Maria che risuonano per tutti i Vangeli: Lei ha parlato con la preghiera, con l’affidamento totale del cuore e questo le ha permesso di amarci col cuore stesso di Suo Figlio, Gesù.
Eccellenza, nella tradizione cristiana il mese di maggio è un tempo dedicato in particolare a Maria, Madre di Gesù e Madre della Chiesa. Cosa racconta ancora la figura di Maria al nostro tempo e cosa indica soprattutto alle nostre comunità diocesane?
Il mese di maggio è un tempo particolarmente atteso dai fedeli: un’occasione propizia per «sostare» con Maria e, attraverso di lei, lasciarsi condurre a Gesù con tenerezza e dolcezza, così da rinsaldare la nostra fede. Che Maria sia Madre di Gesù e della Chiesa è una verità impressa nel cuore del nostro popolo. Proprio per questo la invochiamo come nostra Madre in ogni necessità.
Nello scenario contemporaneo – segnato da venti di guerra, preoccupazioni, disorientamento e diffuso disagio – la figura di Maria spicca come un punto di riferimento tenero, amabile e familiare. Con lei, infatti, non abbiamo solo un legame dottrinale, ma un rapporto vivo, nutrito dall’affetto filiale che nutriamo per lei e dalla certezza del suo amore per ciascuno di noi. Alle nostre comunità diocesane Maria indica come via il sì totale a Dio. Lei ha risposto con prontezza alla chiamata del Signore e mostra alla Chiesa tutta l’importanza di rinnovarsi in un’adesione immediata, generosa e senza riserve. Come ci ricordava Papa Francesco: «Maria è colei che sa trasformare una grotta per animali nella casa di Gesù, con alcune povere fasce e una montagna di tenerezza». Questa adesione, tuttavia, richiede l’umiltà del cuore. Maria non ha compreso tutto immediatamente, ma ha accolto e custodito la Parola che le veniva annunciata. In un’epoca in cui abbiamo la pretesa di sapere tutto, di controllare il tempo e di possedere ogni risposta, abbiamo un immenso bisogno di riscoprire il silenzio accogliente. Solo nel rapporto intimo con il Signore possiamo comprendere cosa Egli ci chiede e cosa ci dona per essere autenticamente felici. Lasciamoci accompagnare da Lei per imparare a stare ai piedi di Gesù, riconoscendo che anche questo tempo difficile, agli occhi di Dio, resta un tempo di grazia, di amore e di salvezza.
Maria ci insegna che il cuore umano è sede della Parola viva e vivificatrice. Quale primavera rappresenta Maria nella storia della salvezza e nella vita di chi ancora fa fatica ad affidarsi pienamente a Dio?
Per comprendere l’amore di Maria dobbiamo prima dilatare gli spazi del nostro cuore. Recentemente, il Papa nell’enciclica Dilexi Te ci ha ricordato l’importanza di riscoprire il centro affettivo e spirituale dell’uomo, curando quella «povertà del cuore» che affligge la società contemporanea. Dobbiamo recuperare la ricchezza che Dio ha riversato in noi, e Maria ne è il modello perfetto: la «piena di grazia», interamente a servizio del Signore e dell’umanità che le è stata affidata sotto la Croce.
Per rispondere alla sua vocazione, Maria ha accolto la Parola viva che dà la vita. Cristo è una novità costante. Ecco perché la sua Parola ci interpella ogni giorno e ci rinnova. Come scriveva splendidamente Sant’Ambrogio: «Sia in ciascuno l’anima di Maria a esultare in Dio; se, secondo la carne una sola è la madre di Cristo, secondo la fede tutte le anime generano Cristo».
Maria cammina con noi nella storia, anche in quella più travagliata, testimoniando che la salvezza è vicina, ha un nome e un volto: Gesù Cristo. Per chi oggi fa fatica ad affidarsi a Dio, Maria rappresenta la speranza, la via dolce e serena che scioglie le resistenze. Ella agisce come una madre di famiglia che, nel silenzio della quotidianità, attraverso uno sguardo o un gesto premuroso, rassicura i figli e mostra loro che fidarsi è possibile. Affidarsi a Maria significa affidarsi a Dio: la recita del Santo Rosario e la devozione mariana non terminano mai in lei, ma hanno come unico fine quello di condurci a suo Figlio. Per questo anche chi ha una fede fragile o vacillante trova in Maria il rifugio sicuro. La mia speranza è che, avvolti dal suo amore materno, tutti possano riscoprire la bellezza di abbandonarsi con fiducia tra le braccia del Padre.
Nella sua vita da sacerdote divenuto vescovo che valore ha l’Eccomi incondizionato di Maria?
Nel cammino della mia vocazione, e in particolare nel momento in cui sono stato eletto Vescovo, Maria ha rappresentato il modello dell’assenso incondizionato. Potrei dire, in un certo senso, persino «inconsapevole» delle conseguenze future. Nemmeno Maria conosceva in anticipo l’intero sviluppo del progetto di Dio su di lei; lo ha scoperto giorno per giorno, camminando nella fede e accogliendo Gesù nella sua vita.
Per me, l’episcopato è proprio questo: accogliere la volontà del Signore e abitare il ministero scoprendone i passi giorno dopo giorno. Non è un passaggio semplice: da un giorno all’altro, la grazia di Dio ti chiama a passare dall’essere sacerdote all’essere Vescovo. Non esiste un «corso di preparazione» previo; il vero cammino lo si compie stando nel pieno del ministero pastorale. Pertanto, quell’Eccomi è un sì che cerco di riscoprire e rinnovare quotidianamente nel mio compito di pastore e guida della Diocesi. Non nascondo che a volte affiorano la fatica, la preoccupazione e persino la sofferenza; eppure, cerco di pronunciare il mio sì costante, desideroso di scoprire come il mio ministero possa essere un segno fecondo per il popolo che mi è stato affidato.
La mia consolazione, che diventa certezza incrollabile, risiede nel sapere che questo servizio non me lo sono scelto, ma mi è stato chiesto da Dio. E davanti a una richiesta del Signore, sul modello di Maria, non si può rispondere di no. San Bernardo di Chiaravalle, in una celebre omelia, descrive mirabilmente l’attesa del mondo intero davanti al sì di Maria: «Apri, Vergine beata, il cuore alla fede, le labbra all’assenso, il grembo al Creatore». Ecco, allora, il mio Eccomi: lo pronuncio con tutte le mie povertà, le mie incertezze e le mie fragilità, ma con il cuore colmo di fiducia e la certezza di compiere la volontà di Dio.
Mi affido a Lui affinché questo sì quotidiano sia efficace secondo i Suoi progetti, sostenuto da quella Grazia che non viene mai meno e dalla guida incessante dello Spirito Santo.
di Ylenia Fiorenza



