
Di quale “Dio” parliamo quando pensiamo a Maria? Per rispondere parto da quello che Papa Leone XIV ha scritto nel suo messaggio per la 60ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: “Senza l’accoglienza dell’alterità non può esserci né relazione né amicizia”. In queste parole io vi ho letto l’atteggiamento di Colei che è divenuta la Theotókos, la Madre, Colei che è rimasta sempre in ascolto del cuore di Dio, anche quando c’era da gridare il proprio dolore davanti al Figlio Gesù, morente sulla Croce. Se ci pensiamo, ogni titolo che la Chiesa le rivolge per tradizione e per omaggio, celebra la gloria della sua carne umana che ha acconsentito a lasciarsi interamente plasmare e abitare dall’Amore, divenendo lei stessa il vero tabernacolo vivente del Redentore.
Una cosa è certa: non finirà mai di stupirci questo mistero, questo accento mariano nella nostra fede cristiana che sarà approfondito nell’intervista presente in questo numero dal nostro Arcivescovo, Mons. Biagio Colaianni. Tutto lo stile di Maria è carico di insegnamenti per la vita, in un mondo che ci pone ogni giorno diverse sfide, tra cui questa urgente del silenzio. Maria è “silenzio” che ascolta e dobbiamo immaginarla così: mentre apre le sue braccia come segno di libero e felice assenso, mentre congiunge le mani per rispondere con tutta sé, lei, in quell’istante, riassume e congiunge l’Inizio e l’Adempimento, l’Antico e il Nuovo testamento, ieri e domani nell’Oggi di Dio che, sappiamo, ha come nome “Gesù”. A Maria è chiesto di far regnare l’Eterno nella piccolezza, ovvero di contenere nel suo ventre il “per sempre” di Dio, il rivelarsi delle sue meraviglie nei tanti “no” dell’umanità infedele, rivolta contro Lui e persino contro se stessa.
«Dal silenzio all’«Eccomi»: come Maria ci insegna ad accogliere la Grazia
nella nostra vita quotidiana e a superare le sfide di oggi»
Essere liberi, se guardiamo a Maria, significa capire che lasciarsi visitare da Dio è lasciarsi fecondare. Col suo «Eccomi» (cfr Lc 1,38) sta dicendo proprio questo a Dio: “Sono qui per te! Sono pronta! Accada qui e ora la Tua promessa, sì, il tuo sogno per me, la nostalgia che vibra per noi creature umane! Viviamoci adesso!”. L’Eccomi è la parola che comunica presenza, attenzione, consapevolezza, prontezza nell’amare e nel lasciarsi amare. Con Maria è finito l’inverno che teneva al gelo e al buio l’Umanità disobbediente! In lei è esplosa con esultanza la Primavera che profuma di salvezza, di consolazione. Dio è andato a cercarsela nel villaggio confinato nell’anonimato, a Nazaret. E questo per dimostrare che quando le leggi della fisica si accordano all’Origine di tutte le cose.
Nel giorno di Pentecoste rivivremo la densità del battito umano che si fa spazio interiore e si sintonizza con la creatività dello Spirito Santo, che tutto si trasforma in musica per l’intero universo.
La potenza di Maria consiste nel riportare tutto alla Grazia che può operare lo Spirito Santo: se uno vive di Dio, compone con la propria storia un cantico d’amore per Lui, il personale Magnificat per dirgli “grazie”, per invitarLo a dare senso e sostanza alle nostre speranze e occupazioni. Nel soffio leggero dello Spirito, seppur con tremore, si può trovare il coraggio di dirgli: “Dammi forza quando vacillo! Guariscimi, quando sanguino! Abbracciami, quando mi abbandonano! Calmami, quando ho paura! Prendimi per mano, quando è buio dentro e fuori di me! Rimani con me, quando tutto finisce!”.
Allo Spirito Santo chiediamo la Dilatatio animae, la dilatazione dell’anima per essere capaci di accogliere Dio e gli altri, nella verità che abbiamo tutto perché siamo amati, ma siamo niente finché non amiamo!
di Ylenia Fiorenza



