LA RIFLESSIONE

I NUOVI IDOLI

Esiste da un po’ di tempo nella nostra società una razza prima sconosciuta, nata da chissà quale infausta congiunzione astrale. Una razza che infesta la vita della comunità favorita da un’altra specie che si è irrobustita negli ultimi anni con una capacità di diffusione pericolosa.

La prima razza ha un nome strano, influencer, la seconda è quella dei giornalisti, non tutti ma una buona parte. Come dicevo, si spalleggiano, generando una miscela esplosiva di folli comportamenti.

Chiara Ferragni, per esempio, ha creato un vero e proprio circuito mediatico di milioni di seguaci, i followers appunto, che acquistano o si muovono in genere obbedendo ai suoi suggerimenti; o si limitano, nel migliore dei casi, a osservare con occhio stupito, rapito, abbagliato le sue evoluzioni nei contesti più inutili, futili, stupidi.

I giornalisti, d’altra parte, soprattutto i conduttori televisivi, quelli che imperano nel mondo dell’immagine, supportano queste figure insignificanti magnificandole per il solo fatto che, anche con il loro contributo, hanno conquistato tanti contatti.

Il compagno della Ferragni, Fedez, per fare i nomi come meritano questi prodotti della sciagura umana, si attribuisce anche il dono della capacità di raccogliere aiuti per le cause più nobili.

Per esempio quando, a suo dire, in una disavventura sanitaria è stato nella necessità di ricevere sangue in una trasfusione, dopo aver costatato la difficoltà di trovare donatori, si è lanciato in una campagna per invitare chi può a quest’atto molto utile.

Peccato che sia lo stesso protagonista di atteggiamenti volgari e dissacranti in un recente festival di Sanremo, che sia un noto frequentatore di locali dove i giovani come lui danneggiano il loro pancreas come il suo, che sia il compagno della futile miliardaria di cui sopra.

Peccato poi che la stessa miliardaria abbia dato prova di strumentale uso dell’apparente aiuto degli altri in una promozione del Pandoro che aveva come pretesto interventi sanitari a favore dei bambini oggi oggetto di un’inchiesta della magistratura per lo scoperto intento di spacciare come nobile un volgare accordo economico. Ma anche se i due di cui parliamo fossero le migliori persone del mondo non verrebbe meno la necessità di condannare il fenomeno degli influencer comunque inteso. In una società priva sempre più di valori e di impegni seri, che si offre alle facili scappatoie consentite dall’uso spregiudicato e massivo dei social, il successo della coppia induce e produce il comportamento snaturato di tanti adolescenti e non, in nome della ricerca di una frivola e futile affermazione.

Sono note le degenerazioni dei video confezionati imprudentemente e a volte oscenamente da ragazzi e ragazze in un’ansia da protagonismo che fa loro dimenticare, insieme spesso con la decenza, il rischio di tale offerta quasi sacrificale all’eterna prigione della rete.

Ritorno alle responsabilità dei mezzi di informazione, mai abbastanza severi con simili pratiche, spesso conniventi in quanto animati dai criteri permissivi di un falso concetto della libertà di espressione approfonditosi proprio in quel ’68 troppo osannato, quando si affermò prepotente l’idea che ognuno fosse libero di fare quello che voleva.

Mi piace ricordare a questo punto le categorie di alcuni grandi filosofi, Bacone, Spinoza e Leibniz. Il primo già alla fine del Cinquecento parlava di idoli come fantasmi, false nozioni che ingombrano la mente. Il secondo nel secolo successivo richiamava un progetto laico, liberale e democratico con lo spirito eretico che gli è stato riconosciuto in studi recenti contro il carattere cortigiano di Leibniz, promotore di un’umanità alla ricerca del mistero che compensasse l’incapacità di accettarsi come si è.

Scelgo naturalmente Bacone contro gli idoli alla Ferragni e Spinoza per un invito alla piena e matura libertà.

Respingo le magre consolazioni promesse da Leibniz agli sprovveduti scontenti della normalità. 

Roberto Sacchetti