I CRISTIANI CELEBRANO LA PASSIONE E LA CROCIFISSIONE DI GESÙ CRISTO

«LA COSA PIÙ BRUTTA AL MONDO È SOFFRIRE DA SOLI!»

Carissimi fratelli e sorelle,

avrete colto dall’accento di chi ha pregato, la provenienza da una nazione straniera. Oggi è la Romania. Esprime così il grido di tanti fratelli che chiedono a noi di essere accolti ed ospitati.

Quel grido va molto ascoltato, con cuore grande, per evitare che si ripetano tragedie come quella di Cutro, fonte di morte e di naufragi.  Sarà possibile evitarle, se ciascuno di noi sentirà che questa sosta, nel venerdì santo, davanti al carcere, è una sosta educativa.

La stazione di Maria che consola suo Figlio Gesù.

Questo incontro tra Maria con suo Figlio morto, lungo le strade della nostra città, è un segno immenso di vicinanza e solidarietà E’ quasi un “corridoio umanitario” di benedizione, fatta strada di accoglienza e di dialogo. Maria che accoglie Gesù nel mistero della morte, nelle sue braccia, ai piedi della Croce, è il segno di tante mamme che piangono per i loro figli, specie in Ucraina, da entrambe le parti. Tantissimi infatti sono i giovani che muoiono, in questa “inutile strage”, che ormai va avanti da oltre un anno, nel cuore della nostra Europa.

Questa processione, tanto sentita e seguita, è una lezione di vita, perché si fa appello alla solidarietà, che ci viene insegnata dalla Madonna, che sta accanto a Gesù: lo guarda con amore, lo accarezza con tenerezza e gli asciuga le lacrime e il sudore, maternamente. Come fa ogni mamma, accanto a suo figlio morente e ferito. Così impariamo la grande lezione di questa processione: vivere la solidarietà fraterna, in tutta la nostra città, partendo da questo momento di forte spiritualità  popolare, come la processione!

Ricordo sempre una domanda che un carcerato nel carcere di Crotone, mi rivolse, d’improvviso: “Cappellano, dimmi, qual è la cosa più brutta del mondo?”. Impacciato, feci alcuni esempi di tragedia! Ma quel giovane, ad ogni mio esempio, scrollava la testa, finché, fu lui stesso ad aggiungere: “La cosa più brutta al mondo è soffrire da soli!”.

Ecco, questo è il senso profondo della nostra sosta: far sentire meno soli i nostri fratelli ristretti, perché ci sia, in ogni luogo, dove c’è una lacrima, qualcuno che  la asciuga. Nessuno resti solo! E nessuno lasci soli gli altri, ma ogni fratello e sorella trovi sempre una mano amica, che ascolta, accompagna, consola.

Questa prossimità si verifichi soprattutto nella SANITA’ IN MOLISE! Chiedo che nessuno resti solo, nell’ambito del percorso ospedaliero, ma trovi risposte, rapide e chiare, per la sua malattia.

E, rivolgendomi alla classe politica, oso formulare un augurio preciso: nella prossima competizione elettorale la politica possa esprimere persone, gruppi e liste in grado di poter asciugare le tante lacrime della gente del Molise! Mai infatti dobbiamo dimenticare quello che diceva don Lorenzo Milani ai suoi ragazzi, nella Lettera ad una Professoressa: “Uscire da soli dai problemi è avarizia; ma uscire insieme è politica!”.

Questa  logica di sentire insieme, di camminare insieme, si impara prima di tutto in famiglia. Qui si impara a sentire che il tuo problema è anche il mio! Vivremo così il grande proverbio della dottrina sociale della Chiesa: “il nostro viene prima del mio”.

E con la famiglia cresce l’importanza della scuola, nell’aspetto educativo, per apprendere non la logica dell’invidia, ma della emulazione, preoccupandosi non di chi sia il primo, ma di chi permetta all’altro di esserlo!

Maria, tu che ci accompagni lungo le nostre strade mentre segui il Figlio tuo Gesù morto, benedici il Carcere, le nostre famiglie, la nostra bella città di Campobasso, i luoghi del terremoto in Siria e Turchia, la vita politica, i nostri ospedali e le nostre case di riposo. Dona una carezza a chi è senza fissa dimora e chi soffre, in tutta la diocesi; stendi la tua materna intercessione sul Molise e su tutto il mondo. Amen.

+ padre GianCarlo Bregantini