FAR SPERIMENTARE A TUTTI LA TENEREZZA DI DIO

…PER UNA CHIESA SINODALE…

Il Cammino Sinodale delle Chiese Italiane si sta avviando alla conclusione della Fase Profetica, in cui verranno indicate le priorità pastorali, oggetto della Fase Attuativa.

Nelle prime due Assemblee Sinodali tenutesi a Roma nello scorso mese di Novembre e nel mese di Aprile, che ci hanno visti protagonisti insieme al nostro Vescovo Mons. Biagio COLAIANNI, è emersa tutta la vivacità della Chiesa che, attraverso i suoi mille delegati, alla luce di quanto veniva suggerito loro dallo Spirito Santo, ha affrontato le numerose tematiche emerse nelle precedenti fasi del Cammino: la Fase Narrativa, dedicata all’ascolto di tutto il popolo di Dio, e la Fase Sapienziale, dedicata al discernimento di ciò che fosse ritenuto più urgente da attuare.

In modo particolare, l’Assemblea di Aprile ha messo in evidenza che «Sinodalità», non è pensarla allo stesso modo, ma è confrontarsi con franchezza, andando incontro ad un dibattito sicuramente acceso, con dissenso composto in una unità superiore, che viene “congenerata” dalla base, con la forza dello Spirito, che scompone e ricompone i nostri cuori. Nella prossima Assemblea Sinodale, convocata in Vaticano nel prossimo mese di Ottobre, verranno votate le numerose proposizioni espresse nelle prime due Assemblee.

Il Concilio Vaticano II si era espresso in maniera chiara nell’invitare la Chiesa a “cogliere i segni dei tempi” ed interpretare gli eventi e i cambiamenti del mondo alla luce del Vangelo, riconoscendo come Dio opera nella storia e nei cuori degli uomini, perché “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore”. (GS, 1).

Tutti i Papi che si sono succeduti dopo il Concilio Vaticano II hanno concorso alla realizzazione di questa profezia, ma con Papa Francesco si è avuta un’accelerazione storica del processo sinodale: una Chiesa che cammina insieme, come agli albori del Cristianesimo, perché camminare insieme è più bello e si può arrivare più facilmente alla meta.

Tutto il popolo di Dio è in comunione soltanto se vive la sinodalità, affinché la Chiesa possa essere sempre “in Cristo come un sacramento o segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano. (LG, 1).

Nell’esperienza lungimirante e coinvolgente che ci ha offerto questo cammino sinodale, protesi ora verso il suo epilogo, si percepisce ancora più trasparente la verità che è il Signore ad ispirare i nostri passi, che è il suo stare in mezzo a noi la fonte di tutte le nostre proposte ed è l’amore vivo per Lui la nostra vera e sola meta. L’andare al pozzo della Parola per il Sinodo resta la sua linfa.

L’evento sinodale diviene allora un mandato preciso e radicale: far sperimentare a tutti la tenerezza di Dio, mossi da misericordia e dalla legge della prossimità che è sempre gratuità di amore.

Abilitati ad entrare nella realtà storica con l’unzione di chi con passione tende a “privilegiare le azioni che generano dinamiche nuove”.

La sinodalità è  camminare esposti alla sapienza del Vangelo, tutti insieme, verso quella luce che ci permette di leggere i segni dei tempi con profezia, all’altezza della speranza di cui ha veramente bisogno il mondo in questo momento storico.

Nel primo discorso tenuto da Papa Leone XIV, subito dopo la sua elezione, il Pontefice ha riaffermato l’importanza della Sinodalità della Chiesa: “vogliamo essere una Chiesa sinodale, una Chiesa che cammina, una Chiesa che cerca sempre la pace, che cerca sempre la carità, che cerca sempre di essere vicini a tutti, specialmente a coloro che soffrono”.

Nel solco tracciato dai suoi predecessori si inserisce la Missione di Papa Leone XIV affinché la Chiesa del Terzo Millennio possa essere una Chiesa “viva e sinodale…faro nelle notti del mondo”, che sia sempre al fianco di tutto il popolo di Dio e, soprattutto, che accolga tutti: “TODOS, TODOS, TODOS”, come era solito ripetere Papa Francesco.

I Referenti Diocesani del Sinodo Antonino Mendozzi e Emilia Di Biase