UNA CHIESA CHE VA INCONTRO ALLE PERSONE

DUE PASTORI CON CUORE MISSIONARIO

L’8 maggio scorso la Chiesa cattolica ha avuto il suo pastore e l’umanità intera un punto di riferimento: Papa Leone XIV.

Un senso di sorpresa ha colto un po’ tutti, ma subito i mezzi di comunicazione hanno riferito commenti positivi e a volte entusiasti.

Si è detto tanto del nuovo Papa. Tutti abbiamo potuto conoscere la ricca storia di Robert Prevost come cristiano, come religioso, come vescovo.

Quello che più mi colpisce è la sua esperienza missionaria in Perù.

Ho incontrato delle persone di quella terra che con entusiasmo dicevano: Papa Leone è nato negli Stati Uniti ma è stato 40 anni missionario da noi, è cittadino peruviano.

La sua lunga esperienza missionaria in Perù inizia nel 1985, ricoprendo vari incarichi fino a diventare vescovo di Chiclayo nel 2014. Ha servito quella gente annunciando la Parola di Dio, ma occupandosi anche della promozione della giustizia sociale e della difesa dei diritti dei più deboli. Diverse immagini lo ritraggono a cavallo per percorrere le strade di quelle terre oppure a distribuire cibo ai poveri. Ha condiviso da vicino la vita di quella gente.

Riflettendo su questa esperienza, mi viene da pensare che anche la nostra diocesi ha vissuto qualcosa di simile nella persona del Vescovo Mons. Rosario Ramolo, nato a Limosano nella nostra diocesi di Campobasso-Bojano.

 

Fra Rosario, insieme ad altri confratelli francescani cappuccini, parte missionario per il Ciad e nel 1999 viene consacrato primo vescovo di Gorè.

È risaputo che il Ciad è uno dei paesi più poveri del mondo, con tante problematiche sociali e civili. Mons. Rosario continua a servire quella gente non solo come Pastore, ma condividendo la loro vita, adoperandosi per il progresso culturale ed economico.

Nel 2004 Mons. Dini, nostro vescovo emerito, ha coinvolto la nostra diocesi con un gemellaggio con quella di Gorè. Il progetto viene denominato “CULTURA e SOLIDARIETÀ”.

L’anno successivo, con Mons. Dini, siamo andati a fare visita a Mons. Ramolo a Gorè per sottolineare l’aspetto del gemellaggio che mira a uno scambio reciproco tra diocesi e non solo alla raccolta di offerte.

È stata un’esperienza fortissima che ha rilanciato il gemellaggio, coinvolgendo tutta la nostra diocesi con la “Quaresima di solidarietà”.

Tante scuole sono state coinvolte, con una grande generosità dei nostri giovani, promuovendo anche la conoscenza delle scuole e delle realtà di Gorè.

Mi è sembrato bello riflettere su queste due persone: uno è il Papa della Chiesa universale e l’altro continua a servire la gente della diocesi di Gorè.

Ho trovato delle riflessioni di Papa Leone XIV che rivelano il suo spirito missionario e di Pastore. Mi sembra bello condividerle con voi.

Don Antonio Arienzale

“Parlo a voi, soprattutto a coloro che non credono più,
non sperano più, non pregano più, perché pensano che Dio se ne sia andato.
A coloro che sono stanchi degli scandali, del potere abusato,
del silenzio di una Chiesa che a volte sembra più un palazzo che una casa. Anch’io ero arrabbiato con Dio.
Anch’io ho visto morire brave persone,
soffrire bambini, piangere nonni senza medicine.
E sì… ci sono stati giorni in cui ho pregato e ho sentito solo un’eco.
Ma poi ho scoperto una cosa: Dio non grida, Dio sussurra.
E  a volte sussurra dal fango, dal dolore, da una nonna che ti nutre senza avere nulla.
Non vengo a offrirti una fede perfetta.
Vengo a dirti che la fede è un cammino tra pietre, pozzanghere e abbracci inaspettati.
Non ti chiedo di credere a tutto.
Ti chiedo di non chiudere la porta.
Dai una possibilità a Dio che ti aspetta senza giudizio.
Sono solo un prete che ha visto Dio nel sorriso di una donna che ha perso un figlio…
eppure ha cucinato per gli altri.
Questo mi ha cambiato.
Quindi se sei a pezzi, se non credi, se sei stanco delle bugie…vieni comunque.
Con la tua rabbia, i tuoi dubbi, il tuo zaino sporco.
Nessuno qui ti chiederà una tessera VIP.
Perché questa Chiesa, finché avrò vita, sarà una casa per i senza tetto e un ristoro per gli stanchi.
Dio non ha bisogno di soldati. Ha bisogno di fratelli.
E tu, sì, tu… sei uno di loro.”

(Robert Prevost – Leone XIV)