PASTORALE E FORMAZIONE

FRATERNITÀ EVANGELICA, L’EREDITÀ VIVA DI SAN FRANCESCO

Dalla sequela di Cristo al dono dei fratelli: una visione spirituale che supera l’individualismo e interpella il mondo contemporaneo.

Martedì 14 Aprile, accogliendo la proposta del nostro arcivescovo don Biagio, abbiamo voluto vivere il nostro appuntamento mensile del ritiro del clero con un pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo in occasione del Giubileo Francescano nell’ Ottavo Centenario della morte di San Francesco. In sessanta, tra sacerdoti, diaconi e religiosi, abbiamo vissuto una bellissima esperienza di fraternità e di condivisione. A guidarci nel momento della riflessione P. Aldo Broccato, rettore del santuario, sul tema: ” La fraternità evangelica: carisma e profezia”.

Come francescani, noi normalmente definiamo la nostra fraternità una fraternità evangelica, quindi una fraternità che si ispira direttamente al Vangelo e che ovviamente è parte di quella esperienza straordinaria che Francesco d’Assisi ha vissuto come carisma, come dono da parte di Dio, ma anche come profezia e quindi testimonianza.

Potremmo dire che, quando si incontra San Francesco, non si può fare a meno di considerarlo un fratello, il fratello di tutti, soprattutto perché ha saputo ridare al Vangelo una dimensione viva, una dimensione anche vivificante attraverso un’esperienza di vita vissuta cristianamente.

Ci tengo a sottolineare questo aspetto: San Francesco, prima di essere tutto quello che è stato, è stato un cristiano. Ha vissuto la sua vita in Cristo, nel quale ha riscoperto innanzitutto la sua figliolanza in rapporto alla paternità di Dio e la dimensione fraterna della sua vita, in un abbraccio universale che parte dal lebbroso e giunge fino a tutte le creature.

Questo presupposto ha fatto sì che la sua conversione — perché c’è stato un momento della sua vita in cui si è convertito — non sia avvenuta perché non credesse, ma perché finalmente ha incontrato Cristo, e lo ha incontrato in modo concreto, nell’abbraccio al lebbroso. Da lì è iniziata la sequela Christi, fondamento di un’esperienza che ha posto al centro la fraternità.

La fraternità è diventata il suo habitat, il luogo dove ha incarnato il Vangelo, rendendolo nuovamente parola viva, conformandosi progressivamente a Cristo.

Parlare di fraternità significa anche parlare di tante difficoltà. San Francesco è una figura di riferimento non solo per i francescani, ma per la Chiesa, il mondo e la cultura. Tuttavia, la fraternità non ha avuto sempre una facile realizzazione nella storia.

Già la storia della salvezza nasce da una fraternità ferita, come nel caso di Caino e Abele. E la storia umana è segnata da fratricidi che hanno reso questo ideale difficile da vivere anche nelle relazioni più intime.

Anche la Rivoluzione francese ha inserito la fraternità nel suo motto, “liberté, égalité, fraternité”, ma il prezzo pagato è stato altissimo, fino a diventare “fraternité ou la mort”. Questo mostra i limiti di una visione puramente umana della fraternità.

Nemmeno la vita comune garantisce automaticamente una vera fraternità, neanche nelle comunità religiose. Lo ricorda il documento del 1994 La vita fraterna in comunità: vivere insieme non significa automaticamente vivere da fratelli.

La fraternità, nel senso francescano, si pone su un piano spirituale: non è scelta, ma accettazione. Gli amici si scelgono, i fratelli si accolgono.

Essa nasce dalle parole di Gesù: “Voi siete tutti fratelli”. Non è solo una forma organizzativa, ma un carisma che nasce dall’esperienza di Dio come Padre.

Nel Testamento, Francesco dice: “Dopo che il Signore mi dette dei frati, nessuno mi mostrava che cosa dovessi fare, ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo”.

I fratelli sono quindi un dono, non una conquista. Non si scelgono né si possiedono: si accolgono e si amano così come sono. L’armonia non la facciamo noi, ma lo Spirito Santo.

Alla fraternità è legata la minorità, cioè l’umiltà: porsi al di sotto degli altri, rinunciando al dominio. Come dice San Paolo, bisogna considerare gli altri superiori a sé stessi.

Tutto nasce dalla scoperta della paternità di Dio: se Dio è Padre, tutti sono fratelli. Da qui nasce anche una fraternità cosmica.

Tuttavia, vorrei sottolineare di non ridurre San Francesco a un semplice ambientalista, perché questo è il rischio di un ambientalismo ideologizzato.

A tal proposito, vorrei richiamare alcune idee di un articolo di Davide Rondoni, pubblicato su Avvenire.

“C’è un fantasma, forse un fantoccio, che si aggira per convegni e scuole, per mostre e ministeri e festival, a volte persino per santuari e sacrestie. Lo riconosco da lontano, soprattutto perché è un fantasma noioso, un fantoccio che dice cose scontate.

Mi ci imbatto anche per via dell’incarico che ho ricevuto per l’ottavo centenario della morte di San Francesco: è il suo fantoccio come ecologista, come un uomo amante della natura, come se fosse un allegro escursionista amante di fiori, farfalle e bei panorami.

Ma provate a dire “sorella acqua” a chi ha subito un’alluvione, o “frate fuoco” a chi vive sotto un vulcano.

Da dove nasce allora questo sguardo amante verso le creature, persino verso sorella morte?

Non si nasce da sé stessi: si è creati. E questo rimanda a un mistero, a Dio.

Quando vedo il nome di San Francesco accostato a “madre natura”, quasi fosse la pubblicità di un negozio bio, provo sconforto e ira.

Nel Cantico si loda l’Altissimo per le creature, che sono segno del suo essere.

Solo la fede nell’Altissimo rende possibile lodare anche nella sofferenza.

Questo è il vero scandalo: la concezione della vita come creatura, non come qualcosa che si autodetermina.”

(Davide Rondoni – Avvenire)

Ecco, ho voluto riportare questi temi perché spesso si cade in una semplificazione troppo facile di San Francesco.

La fraternità, per lui, nasce da uno sguardo di misericordia e dalla consapevolezza di essere creature. È il contrario dell’individualismo.

Nello Specchio di perfezione, Francesco descrive il frate ideale non con concetti astratti, ma attraverso le qualità concrete dei suoi compagni: la fede di Bernardo, la semplicità di Leone, la cortesia di Angelo, la contemplazione di Rufino, la pazienza di Ginepro, la carità di Ruggero.

Il frate minore è la sintesi vivente di queste virtù, ma anche delle fragilità condivise.

In conclusione, la fraternità evangelica è dono e responsabilità. È carisma, ma anche testimonianza. In un mondo segnato da divisioni, resta un bisogno urgente.

La testimonianza di San Francesco, fratello di tutti, è ancora oggi un invito a vivere relazioni autentiche e a diventare operatori di pace.

Don Giovanni Di Vito