Vita diocesana

QUANDO LA MEMORIA DIVENTA BELLEZZA

La rinascita della Madonna del Rosario a Cercepiccola

A Cercepiccola, la penultima domenica di agosto, si festeggiano due “Cuori”: il Sacro Cuore di Gesù e quello della Madonna, la quale, già da fanciulla, facendo sue le parole del Figlio e «conservandole e meditandole nel suo cuore» (cfr. Lc 2,19), con questo esercizio di fede e pazienza imparò pian piano a sincronizzare i battiti del suo cuore con quelli di Gesù. Fu questo il suo segreto, che la portò al successo: imparare da Gesù, copiare l’umiltà. Perché i piccoli semi hanno in sé la potenza di diventare grandi alberi. Basta crederci. Credere e attendere.

Una statua dimenticata

Al mio arrivo a Cercepiccola mi imbattei in una vecchia statua abbandonata. Aveva il volto sfigurato, i capelli di canapa impolverati e pieni di insetti, il vestito squarciato e una grande corona d’argento annerita. Eppure, nonostante tutto, quel volto di fanciulla conservava un certo fascino. Quell’immagine triste suscitò in me una sorta di compassione e mi spinse a fare una ricerca.

Scoprii così che quella statua era la prima Madonna del Rosario e che custodiva una storia lunga ben due secoli. Era stata tanto cara ai cercepiccolesi da meritare, in passato, la festa più grande e più bella del paese, curata da un’omonima confraternita di laica istituzione, canonicamente eretta il 5 agosto 1892.

Col tempo tutto perse vigore e la statua cadde in stato di abbandono. Fu sostituita da una di plastica, forse perché ritenuta non più degna di essere venerata a causa del suo pessimo stato di conservazione. Purtroppo, molto spesso è così che facciamo: le cose vecchie si buttano anziché ripararle, in nome di una modernità che sforna oggetti in serie, spesso realizzati con materiali scadenti e privi di un’anima.

La bellezza che rinasce

Ma le cose belle, quando sono vere, possono rinascere. Da qualche anno, grazie alle mani d’oro di due novantenni, Maria Zurlo e Giuliana Imposimato, e alla nobile maestria dell’artista civitanovese Teresa Di Tomaso, quell’immagine, imbruttita dal tempo e forse anche dallo spento entusiasmo per la propria storia, ha ritrovato la bellezza di duecento anni fa, quando veniva dolcemente modellata dalle mani imbrattate, ma sicuramente devote, dello scultore artigiano.

Solo dall’umiltà nasce la vera bellezza: dallo sporcarsi le mani, senza paura del giudizio perbenista della gente. Proprio come fece Cristo. Pur essendo Signore, non si ritenne mai superiore agli altri; anzi, si fece loro servo. Servo per amore. Servo per donarci il bello.

Oggi, anche quell’angolo impolverato e desolato del cimitero, che per tanto tempo aveva fatto da semplice ripostiglio all’immagine sacra, ha lasciato il posto a una graziosa cappellina nella chiesa Madre. Un luogo più dignitoso e accogliente, dove la bella Madonna potrà essere custodita con cura e devozione e che, al tempo stesso, potrà diventare uno spazio raccolto dove fermarsi per rivolgerle una preghiera più intima e riservata.

Dalla memoria alla speranza

La fede ci insegna che c’è sempre tempo per la speranza. E la speranza accende l’entusiasmo di rimettersi in gioco, di non demordere, di non cedere alla tentazione di chiudersi nei ricordi belli di un tempo per lamentarsi di un mondo che pare non regalarci più emozioni.

Ogni tempo ha la sua bellezza. Basta saperla scorgere. E per farlo occorre compiere quello stesso esercizio che Maria operava ogni giorno nella sua vita: ascoltare la Parola che incoraggia, meditarla nel silenzio della preghiera e praticarla con l’aiuto della comunità che, insieme, trova stimoli nuovi per dare bellezza a ogni gesto quotidiano.

Oggi possiamo chiamare questo esercizio di Maria con una parola semplice e familiare: Rosario. Il Rosario unisce Vangelo, preghiera e missione. Così, in parrocchia, è nata da poco l’“Associazione Madonna del Rosario”: un gruppo di fedeli che desidera andare oltre la mera devozione e, approfondendo il Vangelo del Figlio, imparare a pregare “come” la Madre e “con” la Madre, per poter poi testimoniare la bellezza dello stile di vita fraterna proposto da Gesù.

Un anno per Maria

La festa di domenica 23 agosto ha voluto mettere in evidenza questo aspetto. A duecento anni dalla realizzazione della statua della Madonna del Rosario, dopo il prezioso restauro e con la nascita dell’omonima associazione, quest’anno la nostra parrocchia celebra una sorta di Anno Mariano, aperto alla presenza del sindaco, che ha donato la cera per alimentare la lampada destinata a rimanere sempre accesa ai piedi dell’immagine della Vergine.

A presiedere la solenne Celebrazione Eucaristica serale è stato il nostro Arcivescovo, don Biagio, che, commentando le parole del Vangelo «La gente chi dice che io sia?», ha ricordato che spesso ci preoccupiamo di ciò che gli altri pensano sul nostro conto e perdiamo di vista la nostra vocazione a vivere con lealtà il ruolo che ogni giorno siamo chiamati a svolgere. La fede è compito e servizio, non solo devozione.

La celebrazione si è conclusa con il dono della comunità al suo pastore: uno splendido ritratto del Vescovo, dipinto a olio dalla maestria dell’artista vinchiaturese Gianni Antonioli. Il Vescovo ne è rimasto estasiato e noi abbiamo goduto del suo bel sorriso, segno evidente di aver molto gradito il dono.

O Maria, Madre

che hai custodito la Parola nel cuore,

insegnaci ad ascoltare prima di parlare,

a meditare prima di giudicare,

a servire prima di pretendere.

Insegnaci a non avere paura delle nostre ferite, perché anche una statua deturpata dal tempo può ritrovare la sua bellezza

quando qualcuno decide

di prendersene cura.

Insegnaci a non buttare via ciò che è vecchio, ma a riconoscere ciò che merita

di essere salvato, custodito e restituito

alla sua bellezza.

Insegnaci a credere nei piccoli semi,

ad attendere senza scoraggiarci

e a sperare anche quando

sembra che tutto sia finito.

Fa’ che il nostro cuore impari

a battere sempre più in sintonia

con quello di tuo Figlio.

E quando il mondo ci chiederà:

«Che cosa dice la gente?»,

 fa’ che la nostra risposta

non sia soltanto una parola, ma una vita.

Una vita donata.

Una vita umile.

Una vita fraterna.

Una vita capace di trasformare

la memoria in futuro,

la devozione in missione e la fede in amore.

di Don Nico De Candia