
«La prima risorsa per il Molise è la persona e, soprattutto, lo sono i giovani». È attorno a questa convinzione che mons. Biagio Colaianni, arcivescovo di Campobasso-Bojano, ha sviluppato il suo intervento alla Masterclass per i giovani imprenditori agricoli “Coltiviamo il domani”, organizzata da Coldiretti Molise e tenuta il 16 settembre nella sede dell’Organizzazione a Campobasso.
Un appuntamento, moderato dal direttore regionale di Coldiretti, Franco Dell’Acqua, dedicato a giovani, sostenibilità, sicurezza e innovazione, nel quale l’arcivescovo, intervenendo sul tema “Il valore sociale dell’agricoltura: fare rete per la comunità”, ha invitato ad andare oltre la dimensione produttiva; in Molise parlare di agricoltura significa infatti interrogarsi sul futuro dei territori, sulla possibilità di creare lavoro e continuare ad abitare paesi segnati dallo spopolamento.
Al centro della riflessione c’è la persona, con le sue competenze, la creatività e la perseveranza che il lavoro della terra richiede anche nell’epoca delle nuove tecnologie. Attraverso l’attività agricola non si producono soltanto beni: si offre un servizio alla società, contribuendo alla sicurezza alimentare, alla qualità del cibo e alla salvaguardia del territorio; una prospettiva che mons. Colaianni ha ricondotto anche all’incontro dei vescovi delle Aree interne, svoltosi a Benevento alla fine di agosto, dal quale è emersa la necessità di non rassegnarsi al progressivo impoverimento demografico e sociale di questi territori.
La Chiesa intende rimanere accanto alle comunità e riconosce nella promozione sociale una dimensione inscindibile dall’azione pastorale; prendersi cura delle aree interne significa prendersi cura delle persone e creare le condizioni perché possano continuare ad abitarle e in un territorio a forte vocazione agricola come il Molise, questa vicinanza passa necessariamente anche attraverso l’attenzione al mondo rurale.
In questo scenario i giovani rappresentano una risorsa decisiva e vanno sostenuti affinché le difficoltà non si traducano in abbandono; pertanto, servono risorse, infrastrutture e interventi capaci di favorire l’impresa, ma soprattutto reti che consentano a chi sceglie di investire nella propria terra di non sentirsi solo.
È proprio la comunità, nella riflessione di mons. Colaianni, a rappresentare una risposta alla rassegnazione, perché fare rete significa mettere in relazione famiglie, imprese, istituzioni, associazioni e realtà ecclesiali, trasformando esperienze isolate in una forza capace di generare sviluppo e coesione sociale.
C’è poi un patrimonio da consegnare alle nuove generazioni. L’arcivescovo ha definito gli anziani «scrigni di sapere»: la loro esperienza può oggi incontrare le competenze dei giovani, capaci di portare innovazione, tecnologie e nuove capacità imprenditoriali; quindi, tradizione e innovazione possono convergere in un medesimo percorso di crescita ed è in questa prospettiva che l’agricoltura rivela pienamente il proprio valore sociale.
Le aziende familiari e le piccole imprese, ancora fortemente presenti in Molise, non producono soltanto reddito: mantengono vivi i paesi, custodiscono relazioni e tradizioni e generano opportunità di lavoro; la terra diventa così luogo di solidarietà, sussidiarietà e inclusione, un obiettivo, questo, condiviso da Coldiretti Molise.
Il presidente regionale di Coldiretti, Claudio Papa, ha evidenziato il ruolo dei giovani nel rinnovamento dell’agricoltura e nella promozione della sostenibilità. Enrico Parisi e Pier Carlo Tondo, rispettivamente presidente e segretario nazionale di Coldiretti Giovani Impresa, hanno offerto il punto di vista delle nuove generazioni sull’imprenditorialità agricola. Marco Di Paolo, dell’Ufficio scolastico regionale, ha sottolineato l’importanza di una formazione legata alle vocazioni del territorio.
In questa direzione si colloca anche il nuovo incarico di don Mauro Geremia come consigliere ecclesiastico regionale di Coldiretti, chiamato a favorire il dialogo tra il Magistero sociale della Chiesa e il mondo agricolo, guardando anche alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie e dall’intelligenza artificiale.
Il messaggio che emerge è quello di una responsabilità condivisa: creare le condizioni perché restare non sia una rinuncia, ma una concreta possibilità di futuro; per la Chiesa, essere vicina alle aree interne significa sostenere questa speranza e accompagnare quanti continuano a credere nelle potenzialità della propria terra.
Nell’ottica di mons. Colaianni l’agricoltura assume così una funzione economica, sociale e umana: custodisce il territorio e le persone, conserva l’identità aprendola al futuro, genera lavoro e rafforza le relazioni. È qui che l’attenzione della Chiesa alle Aree interne incontra il mondo agricolo: sostenere chi coltiva la terra significa mantenere vive le comunità e offrire ai giovani la possibilità di costruire qui il proprio domani.
di Valentina Capra



