
Il 13 giugno la comunità di Sant’Elia a Pianisi ha vissuto una giornata dal forte valore simbolico e spirituale. Proprio nel giorno in cui la chiesa celebra la solennità di sant’Antonio di Padova, il mantello di san Francesco d’Assisi è giunto in peregrinatio nel centro molisano, richiamando fedeli e pellegrini, che si sono raccolti vivendo momenti intensi di preghiera e devozione francescana.
Il mantello è un dono che san Francesco fece a santa Elisabetta d’Ungheria, tramite il cardinale Ugolino (futuro papa Gregorio IX), come segno di stima per le sue opere di carità. Dopo la morte del santo e quella prematura della principessa, la reliquia iniziò il suo pellegrinaggio in Europa, tra l’Umbria e le diverse corti dei re di Francia, scampando a guerre e rivoluzioni. Attualmente è custodita in un convento francescano di Parigi.
A Sant’Elia è giunta dopo aver fatto tappa a Campobasso dove è arrivata l’11 giugno. È stata accolta davanti il sagrato della cattedrale dall’arcivescovo Biagio Colaianni e da una moltitudine di fedeli. Il presule ha speso parole di insegnamento e monito ricordando la figura umile di san Francesco, che si è spogliato di tutto per lasciarsi rivestire dalla grazia di Dio, per poi rivestirne gli altri. Spesso noi crediamo di fare del bene donando un po’ del nostro tempo, del denaro, in maniera centellinata, in modo da non sacrificare troppo la nostra vita. Francesco ha rinunciato a tutto e ha cambiato la sua esistenza per dedicarsi completamente a Dio e al prossimo.
La reliquia è stata portata in processione al convento dei frati cappuccini dove è stata celebrata la santa messa. Nell’omelia, l’arcivescovo si è soffermato sulla solennità del Sacro Cuore e sul concetto di Amore, parola che può essere espressa in diversi modi: amore per le cose, per gli animali, amore che arriva persino alla violenza, ma l’Amore più difficile e impegnativo è quello per gli uomini. Certamente l’amore a cui bisogna dare importanza è quello di Dio, che è il primo ad amarci. Lo possiamo fare rispettando i suoi comandamenti.
A Sant’Elia a Pianisi il mantello è stato accolto in piazza e portato in processione da devoti che indossavano una mantellina di colore marrone. Il corteo è giunto fino al convento dei frati cappuccini, dove la santa messa è stata officiata da fra Francesco Nista. Giovane sacerdote invitato a predicare da fra Antonio Losapio, guardiano del convento e da fra Giuseppe Trisciuoglio, parroco della chiesa madre. Nell’omelia fra Francesco ha invitato i fedeli a imitare la figura di sant’Antonio come protettore delle cose perdute. In una società dove ormai regna la cattiveria, che porta ad annientare il rispetto verso l’altro, è necessario ritornare alla fede genuina, sostituendo il cuore sgretolato, pieno di crepe, con un cuore pieno di Dio. Dobbiamo imparare a essere lontani dalle avidità e ricchezze materiali e diventare annunciatori di Gesù, come Francesco e Antonio. Due santi assai venerati nel centro molisano, mi racconta fra Giuseppe, ancora di più in questa bellissima coincidenza della festa del santo di Padova. San Francesco è una figura assai affascinante, così come sant’Antonio, per la loro scelta di vivere in povertà e in comunione con la chiesa, divulgando il Vangelo e in obbedienza al papa. C’è un legame molto stretto tra il serafico Padre e sant’Antonio: quest’ultimo era un grande predicatore, insegnava teologia e si impegnava nel risolvere contese e conflitti. San Francesco era molto contento delle doti del suo amico, tant’è che gli scrive una sorta di “benedizione” definendolo “il mio vescovo” e firmandosi come “Francesco il piccolino”. Nella lettera Francesco si complimenta per la sua mente brillante, ma gli ricorda che non deve mai dimenticare lo spirito di orazione.
Nel convento di Sant’Elia sono venerati anche san Pio da Pietrelcina, che proprio in questo luogo ha pronunciato la professione solenne e il venerabile padre Raffaele, il monaco santo santeliano, a cui la comunità è profondamente legata. Quattro figure religiose il cui culto è molto radicato e alle quali i fedeli mostrano sentita devozione, partecipando con spirito fraterno e di fattiva collaborazione.
Nel pomeriggio della domenica 14 giugno si è tenuto dapprima un momento di preghiera in cui sono stati coinvolti gli araldini del paese, poi una catechesi curata dal guardiano padre Antonio, alla quale hanno partecipato tanti fedeli. Il primo momento è stato vissuto davanti al Crocifisso di san Damiano, al cospetto del quale i ragazzi hanno pregato e portato in processione i segni caratterizzanti la vita del poverello d’Assisi, ovvero il mattone, il drappo, il saio e il cordone francescano. Nella catechesi è stata sviscerata la figura del santo visto come uomo nuovo e contemporaneo. Francesco, seppur vissuto in un’epoca lontana, rimane sempre una figura di sconcertante attualità, un modello da seguire e imitare. Francesco ha detto e ha fatto, anche noi dobbiamo dar seguito alle parole con atti concreti, mirati alla fraternità e all’amore verso coloro che incontriamo nella nostra vita e per il creato.
Che la visita della reliquia di san Francesco possa essere testimonianza per vivere ispirati dall’amore verso il prossimo, nello spirito di umiltà, mitezza e carità.
Mariarosaria Di Renzo



