
Ci sono anniversari che celebrano il tempo trascorso e altri che raccontano il futuro. I vent’anni di presenza dei Frati Minori Conventuali rumeni nella parrocchia di San Pietro Apostolo di Campobasso appartengono certamente a questa seconda categoria. Non ricordano soltanto una data, ma testimoniano come una fraternità francescana, accolta da una comunità desiderosa di crescere, abbia saputo generare nel tempo una rete di relazioni, servizi e percorsi che oggi costituiscono il volto stesso della parrocchia.
La solennità del patrono, il 29 giugno, è stata il momento ideale per elevare al Signore un corale rendimento di grazie. La Santa Messa, presieduta dal vescovo mons. Biagio Colaianni, è stata concelebrata dagli attuali frati della comunità e da molti di coloro che, nel corso di questi vent’anni, hanno prestato il loro servizio pastorale a Campobasso, alcuni giunti appositamente dalla Romania. È stata una celebrazione intensa, nella quale la memoria si è intrecciata con la gratitudine e con la consapevolezza che il Signore continua a scrivere la sua storia attraverso persone semplici che scelgono di vivere il Vangelo nella quotidianità.
Alla celebrazione è seguita la tradizionale processione in onore di San Pietro e, successivamente, la festa nell’oratorio, alla quale ha partecipato una grande parte del popolo di Dio. Canti e danze della tradizione romena, proposti dagli stessi frati, hanno raccontato con semplicità la bellezza delle loro radici, mentre i giovani dell’oratorio hanno animato con gioia ed entusiasmo la festa. Sono stati inoltre eseguiti alcuni dei brani più significativi del recente musical sulla Divina Misericordia, rappresentato al Teatro Savoia. Una serata di famiglia, dove la gioia è diventata il linguaggio più autentico della fede condivisa.
Ma il vero anniversario non si misura nel numero degli anni. Si riconosce nei frutti.
In questi due decenni la comunità ha sperimentato il valore di una presenza discreta, accogliente e sempre disponibile. I frati hanno saputo aprire le porte del convento e, soprattutto, il cuore. Hanno ascoltato, accompagnato, incoraggiato, condiviso fatiche e speranze, scegliendo di non costruire una parrocchia attorno alla figura del «parroco che fa tutto», ma una comunità nella quale ogni battezzato potesse sentirsi chiamato a offrire il proprio contributo. È forse questo il dono più prezioso ricevuto: aver imparato che la fraternità genera fraternità.
Da questo stile sono nate esperienze che oggi rappresentano autentici pilastri della vita parrocchiale. La pastorale battesimale è cresciuta fino a essere affidata a un’équipe composta da tre coppie di sposi e da una sorella; la preparazione dei bambini alla Prima Comunione si è consolidata grazie al servizio di numerosi catechisti; la pastorale familiare e la preparazione al matrimonio sono oggi animate da quattro coppie, segno concreto di una Chiesa che valorizza la ricchezza delle diverse esperienze e rifugge ogni personalismo.
Nel 2013 è arrivato il gruppo AGESCI, mentre pochi anni dopo è nata la Scuoletta di Giacinta e Francesco, che grazie alla generosità di tanti volontari accompagna ogni pomeriggio bambini e ragazzi nello studio. In questi anni ha sostenuto oltre un centinaio di giovani, diventando per molte famiglie una presenza preziosa e, spesso, una vera speranza.
Nel 2017 ha preso vita anche l’oratorio, oggi cuore pulsante della comunità. Non soltanto uno spazio educativo per bambini e ragazzi, ma una straordinaria palestra di crescita per tanti giovani animatori, formati anche attraverso percorsi diocesani, che ogni estate donano tempo, entusiasmo e competenze nell’esperienza delle «Estati Ragazzi», ispirate al metodo educativo di san Giovanni Bosco, dove gioco, amicizia e preghiera diventano un’unica proposta di vita.
Accanto a queste realtà si sono sviluppati gli incontri «Vieni e Vedi», dedicati ai temi della famiglia e dell’educazione; l’ascolto settimanale della Parola di Dio; il Centro di Ascolto, gestito da professionisti volontari per chi vive situazioni di difficoltà; l’Associazione Perfetta Letizia, autentico braccio caritativo della parrocchia, promotrice di iniziative culturali, artistiche e solidali; e la Milizia dell’Immacolata, che arricchisce ulteriormente il cammino spirituale della comunità.
La presenza di carismi diversi – Comunità Magnificat, Movimento dei Focolari, AGESCI, Comunità neocatecumeni, spiritualità salesiana, Milizia dell’Immacolata – non ha mai creato divisione, ma ha rappresentato una ricchezza. È l’immagine concreta della Chiesa sognata da san Paolo: «Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo; un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti» (Ef 4,5-6). Una comunione che non uniforma, ma armonizza, perché ogni carisma contribuisce all’edificazione dell’unico Corpo di Cristo.
A questa ricchezza si aggiunge oggi il ministero di uno dei frati come cappellano ospedaliero, segno di una fraternità che continua a uscire incontro alla sofferenza, portando conforto ai malati e alle loro famiglie e offrendo un servizio prezioso all’intera città. Forse il dono più grande che questi frati hanno consegnato alla comunità non è una singola iniziativa, ma un metodo evangelico. Hanno insegnato che una parrocchia cresce quando consacrati e laici pregano, progettano e operano insieme; quando il Consiglio Pastorale non è un organismo formale, ma un autentico luogo di discernimento condiviso; quando le idee si confrontano con umiltà e nessuno cerca di emergere. Hanno vissuto la sinodalità prima ancora che diventasse una parola familiare nel linguaggio ecclesiale, mostrando che il Vangelo fiorisce dove si scelgono la corresponsabilità, il servizio e la fiducia reciproca, la fraternità come metodo pastorale. Le iniziative diventano così la conseguenza di una visione ecclesiale e non un semplice elenco di «cose fatte».
Vent’anni dopo il loro arrivo, la comunità di San Pietro guarda al passato con gratitudine e al futuro con speranza. Perché il vero miracolo compiuto in questi anni non è soltanto ciò che i frati hanno realizzato, ma ciò che hanno fatto nascere negli altri. E quando una fraternità riesce a generare altra fraternità, allora il Vangelo continua davvero a camminare nella storia.
di Graziella Venditti



