
Camminare insieme nella speranza»
Così si apriva il messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2025. Un messaggio, il suo, pieno di indicazioni pratiche per un itinerario significativo per la vita di ciascuno di noi e di tutte le nostre comunità cristiane. Significativo nel senso di impegnativo e costruttivo.
Ecco allora l’appello a “camminare” per essere “viaggiatori migliori” e per non rimanere “impantanati”, paralizzati o in standby nelle zone di comfort del nostro cammino di persone e di credenti. Un camminare che si faccia confronto sereno e serio con se stessi e con qualche altro migrante o pellegrino.
Ecco allora l’accento sull’”insieme”: in termini più propri ed ecclesiali, l’accento sulla “sinodalità”. Concretamente significa e comporta il non essere viaggiatori solitari, ma tessitori di unità che vanno nella stessa direzione con l’impegno ad ascoltarci gli uni gli altri con amore e pazienza. Perché allora, nelle comunità in cui viviamo e negli ambienti che frequentiamo, non fare un’attenta verifica sull’autoreferenzialità e sulla corrispondenza univoca ai soli nostri bisogni (entrambe molto di casa nella nostra quotidianità) per poi… aprirci maggiormente all’accoglienza e al servizio per il Regno di Dio?!
Ecco allora il clima in cui porci: quello della speranza… nella speranza della fiducia in Dio e della vita eterna come sua grande promessa. Perché allora nel nostro cammino giornaliero non chiedere il suo aiuto per accoglierla, perché non abilitarci ad una maggiore e più incisiva lettura sapienziale del nostro vissuto, perché non impegnarci decisamente nella cura di una “casa comune” dove giustizia, fraternità, attenzione all’altro siano orizzonti e obiettivi prioritari da tenere ben presenti e da perseguire insieme?!
«Dalla testa ai piedi»
Così era intitolato il messaggio che il nostro vescovo Biagio ha voluto lanciarci e condividere con tutta la Chiesa che è in Campobasso-Bojano il mercoledì delle Ceneri, durante la Santa Messa da Lui celebrata in Cattedrale.
“Dalla testa ai piedi”: una bella espressione di uso comune riciclata per l’occasione, una suggestiva immagine per toccare le corde dei nostri sentimenti, o… forse c’è ben altro, ossia un input ben preciso per non lasciare cadere nel nulla quest’itinerario quaresimale che riceviamo ancora una volta in dono?!
“Dalla testa ai piedi” è la proposta di un cammino che parte dalle ceneri sulla testa (per ritrovare noi stessi) per approdare alla lavanda dei piedi con il grembiule del servizio verso chi è nel bisogno. Un tracciato e un tempo opportuni per riordinare la mente, riorganizzare la nostra vita, per realizzare il maggior bene per noi e per gli altri.
Come viverli e soprattutto come percorrerli? Iniziando a riconoscere le nostre personali fragilità; per poi passare all’impegno profondo e da profondere al fine di adoperare qualche cambiamento in noi; allo stesso tempo chiedendo a Dio che ci riconfermi nella sua misericordia e nel suo amore; per giungere a promuovere e ritrovare maggiore comunione nelle nostre comunità e a far scaturire la lode e il grazie a Lui, Signore della nostra vita.
Il tutto “sfruttando” le opportunità e i momenti favorevoli che la quotidianità ci regala, operando nel segreto e nella discrezione, donando parte di noi, del nostro tempo, delle nostre energie, ritornando all’essenziale.
“Dalla testa ai piedi” allora per convertirci con tutto noi stessi a Dio e alla Sua Misericordia.
«Nella grazia di Dio un anno di cammino»
È sempre il nostro Padre ed Arcivescovo ad interpellarci… con questa espressione che potrebbe essere la “sintesi” delle parole donate nella ricorrenza del suo primo anno di guida in mezzo a noi… ricorrenza che “provvidenzialmente” cade anche quest’anno a Quaresima già avviata. Grazia è la realtà e la parola cardine, esattamente come nel suo motto episcopale.
Grazia che viene colta dalla sua Persona di Pastore in diverse sfaccettature: nella collaborazione e disponibilità che a differenti livelli ha incontrato; nella ricchezza dei tanti progetti in cantiere e in fieri; nell’intesa e nel dialogo per la realizzazione del bene comune; nella familiarità semplice e genuina dei rapporti e dei legami; nel volto e nell’esperienza delle tradizioni che segnano territorio e comunità.
Grazia che però richiede da parte di tutti noi di non perdere la consapevolezza che siamo “in cammino” e che stiamo costruendo un cammino; di incrementare il nostro riferimento e dedizione a Cristo, perché “è Lui che genera disponibilità, generosità, cooperazione e dono di sé” in tutti noi; di essere parte significativa e integrante del Suo ministero episcopale; di pregare per la sua persona e il suo servizio il Dio della Misericordia.
Grazia che ci invita e ci sprona, attraverso la compartecipazione di tutti, a dare e a lasciare un segno giubilare: la realizzazione di una casa di accoglienza per le nuove povertà, uomini e donne separati e/o divorziati che affrontano quotidianamente le più svariate difficoltà della vita.
«Camminare insieme nella speranza», «Dalla testa ai piedi», «Nella grazia di Dio un anno di cammino»: pro-vocazioni, ossia “vocazioni” (= chiamate) + “pro” (= per) una Quaresima 2025 che ci porti a rinnovare la nostra mente, il nostro cuore, il nostro passo personale e comunitario, e a rispondervi in modo affettivo, attivo, fattivo… dandoci addirittura l’opportunità di avere e di costruire itinerari concreti ed efficaci.
“Pro-vocazioni” non rinviabili.
“Pro-vocazioni” che attendono da noi risposte concrete e tangibili!

CHIAMATE DI SPERANZA, SERVIZIO E RINNOVAMENTO PER LE COMUNITÀ CRISTIANE
Dalla testa ai piedi
Con il Mercoledì delle Ceneri inizia il tempo di Quaresima, tempo per rinnovare l’alleanza con Dio e vivere in comunione con lui e i fratelli, tempo per ritornare a Dio con tutto il cuore e convertirsi. Un cammino che ci è proposto che va dalle ceneri sulla testa per ritrovare sé stessi, alla lavanda dei piedi con il grembiule del servizio verso chi è nel bisogno. Ci è dato un tempo per riordinare la mente, riorganizzare la vita per realizzare maggior bene per noi e per tutti. Si apre il tempo quaresimale per riconoscere le proprie fragilità e peccati, pentirsi, desiderare impegnarsi a cambiare: « Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio».
Che bello che questo nostro profondo impegno faccia sì che Dio ci riconfermi nella sua misericordia e nel suo amore: « Chissà che non cambi e si ravveda e lasci dietro a sé una benedizione». Il frutto sarà la chiesa in comunione, un popolo che si raduna, vecchi e fanciulli, per rendere lode solenne al Signore.
La nostra conversione è il segno e la testimonianza che l’azione di Dio, la sua Grazia e il suo perdono sono efficaci. Il tempo sollecitato prima è ora, se apriamo il nostro cuore al cammino quaresimale, Questo è il tempo, è il momento favorevole, non indugiamo o siamo incerti, «È Dio stesso che esorta», « Ecco ora il giorno della salvezza». Accogliere oggi il Cristo morto per noi, è premessa per vivere la sua Pasqua di Risurrezione.
Il Vangelo ci invita a considerare come non c’è ricompensa nell’ostentazione, nella vanagloria spirituale, nell’auto esaltazione, ma la ricompensa è davanti a Dio, è da Dio che vede nel segreto, nell’intimo dei cuori e nell’anima di ognuno.
Il Signore ci invita ad essere fratelli nell’elemosina, cioè nel dare di noi stessi: denaro o altro, parte del nostro tempo per visitare, ascolto per condividere e consolare, perdono per reincontrare nella pace, mano tesa per sollevare dando speranza e fiducia.
Il rito delle ceneri ci ricorda quello che siamo, polvere, e che possiamo innalzarci al divino con la preghiera, che ci mette in costante sintonia e comunione con il cuore di Dio e ci fa riconoscere Cristo presente nel nostro vivere e agire. È la preghiera rivolta al Padre che crea unità e mi permette di riconoscere l’altro come suo figlio e mio fratello.
L’invito al digiuno ci indirizza alla carità e giustizia: “Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne?” (Is.58,6-7). Il digiuno ci richiama a ciò che è vero, che vale, all’essenziale, non solo a fare a meno del cibo per un corpo più bello e più sano, ma riconduce alla scoperta di sé stessi amati da Dio, colmi dello Spirito di Cristo e beneficiari della ricchezza di carismi e talenti che dona a ciascuno e a tutti.
Elemosina, preghiera e digiuno, mezzi straordinari per costruire il Regno di Dio e aprirci alla comprensione del mistero della passione morte e resurrezione del Signore.
Ritorniamo a Dio e lasciamoci incontrare e rinnovare dalla sua Misericordia!
Mons. Biagio Colaianni
Arcivescovo Metropolita di Campobasso-Bojano
Mercoledì delle Ceneri, 5 marzo 2025, Chiesa Cattedrale della S.S. Trinità di Campobasso



