VITA DIOCESANA

SAN GIUSEPPE MOSCATI, IL MEDICO DELLE ANIME

La Peregrinatio della reliquia del medico santo che insegna a tutti che curare significa prima di tutto amare.

Il Molise ha vissuto un altro momento di elevata spiritualità con l’arrivo della reliquia di San Giuseppe Moscati a Campobasso dal 16 al 18 aprile 2026. Le sacre spoglie provengono dalla chiesa del Gesù Nuovo a Napoli, dove sono custodite, e sono state portate in regione dal gesuita padre Vincenzo Guerra. Il frammento di ginocchio, incastonato in un reliquiario a forma di croce, è stato accolto nella cattedrale del capoluogo da una folla di fedeli. L’arcivescovo Biagio Colaianni ha officiato la santa messa, alla quale hanno partecipato diversi ammalati accompagnati dalle dame dell’Unitalsi. Il presule, nell’omelia, ha sottolineato l’importanza di questo santo, medico, scienziato e ricercatore, dotato di un elevato senso di umiltà. È noto, infatti, che all’ingresso della sua stanza c’era un cappello con accanto una scritta: “Chi ha, lasci; chi non ha, prenda”. Egli ha saputo stare accanto ai malati non solo con grande competenza professionale, ma anche con costante attenzione, in particolare verso le persone meno abbienti.

L’arcivescovo prende sempre spunto dalle letture e dal Vangelo per sottolineare concetti sui quali riflettere e atteggiamenti da adottare come buoni fedeli. Riferisce la funzione degli apostoli come testimoni, consapevoli che seguire il Signore, annunciando la sua Parola, potrebbe portare persecuzione. Lo stiamo constatando in questo momento storico, osservando come il Papa viene attaccato. Ma non è accettabile che il Vangelo, prosegue Colaianni, sia usato come giustificazione di guerra: no categorico all’utilizzo del nome di Dio per scopi efferati! Bisogna dunque, come sottolineato nel Vangelo, non avere lo sguardo piantato sulla terra, bensì vivere guardando in alto, alzare gli occhi al cielo, perché “chi viene dall’alto, è al di sopra di tutti”. Lo Spirito Santo ci guida attraverso i santi che sono uno stimolo, un invito, un sollecitarci, educarci a essere prossimi alla sofferenza, affrontarla con spirito di santità.

Uno dei pensieri più conosciuti di San Giuseppe Moscati era che Dio è la nostra forza, ci sta sempre accanto. Dobbiamo dunque prenderlo come esempio nella vita, quando ci sentiamo fragili, non solo dal punto di vista fisico, ma anche spirituale. Questi concetti sono stati ben evidenziati sia da padre Vincenzo che da padre Antonio D’Orsi, direttore della Pastorale della salute in diocesi e fautore dell’arrivo delle reliquie in Molise. Per lui è stata una gioia immensa portare la reliquia negli ospedali, luoghi di sofferenza ma anche di guarigione.

Le reliquie sono state poi nella cappellina dell’ospedale Cardarelli, dove è stata celebrata una messa, officiata dall’arcivescovo Colaianni. Erano presenti la direttrice del nosocomio Giovanna Sticca, un gruppo di volontari dell’Arvas Molise, il vicario foraneo don Stefano Fracassi, don Moreno Ientilucci, il cappellano dell’ospedale padre Emanuel Petrica Blaj e i diaconi Mimmo e Salvatore. Anche in questa occasione il presule ha ribadito la straordinarietà del santo, uomo completo che ha fatto della sua vita un cammino di santità. Egli vedeva nell’ammalato una persona da amare perché in lui vedeva il volto di Cristo. Il vescovo si è anche soffermato sulle letture e il Vangelo, sottolineando il fatto che il Signore ci sta sempre vicino nelle difficoltà, ma noi dobbiamo essere capaci di riconoscere il suo aiuto ed essere accoglienti.

La funzione è terminata con la consegna di una reliquia, precisamente un pezzo di camice che indossava Moscati, che apparteneva a don Moreno e che egli ha voluto donare all’ospedale Cardarelli. Un dono prezioso che sarà oggetto di devozione e preghiera per tutti coloro che graviteranno a vario titolo all’interno del nosocomio. È stata poi recitata la preghiera dedicata a San Giuseppe Moscati.

Padre Antonio mi ha raccontato che i sacri resti sono stati condotti anche al Responsible Research Hospital, nella cui cappella ha celebrato messa il padre gesuita Vincenzo Guerra. La reliquia è stata quindi portata nei reparti per dare la possibilità ai degenti di poterla venerare. Ugualmente per la clinica Villa Maria, dove c’è stato un momento di preghiera con gli operatori sanitari e il personale paramedico e amministrativo. È stato fatto il giro dei reparti, portando ai ricoverati vicinanza e l’augurio per una rapida guarigione. La reliquia è poi ritornata a Napoli, nella splendida chiesa dove ogni mercoledì i fedeli si riuniscono per una preghiera da offrire agli ammalati.

Desidero chiudere l’articolo con una frase estrapolata da un pensiero di San Giuseppe Moscati, con l’auspicio che l’operato e le parole di questo uomo straordinario possano fare in modo che anche il nostro comportamento sia finalizzato ad alleviare la sofferenza di tutti coloro con i quali interagiamo nel quotidiano. “Non la scienza, ma la carità ha trasformato il mondo, in alcuni periodi; solo pochissimi uomini sono passati alla storia per la scienza; ma tutti potranno rimanere imperituri, simbolo dell’eternità della vita, se si dedicheranno al bene”.

Mariarosaria Di Renzo