
Uno dei documenti di fondamentale importanza per avere linee guida su come muoversi in campo ecumenico è il Direttorio per l’applicazione dei principi e delle norme sull’Ecumenismo che G. Paolo II approvò in versione aggiornata nel 1993.
Realizzato dal Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, si rivolge a ciascun Vescovo, ai Sinodi delle Chiese orientali cattoliche, alle Conferenze episcopali, come anche a tutti coloro che hanno una responsabilità particolare nella formazione al ministero pastorale e ai laici.
In questo documento molto importante una delle principali preoccupazioni è la formazione ecumenica sia nei seminari e nelle facoltà di teologia e una formazione ecumenica per tutti coloro che credono in Cristo. Papa Francesco ha dimostrato che la costruzione dell’unità visibile della Chiesa di Cristo sia stata ed è una delle priorità del suo pontificato.
Il Concilio Vaticano II del resto ci ha insegnato che ristabilire la piena comunione visibile tra tutti i cristiani è la specifica volontà di Cristo: “Padre che siano uno” (Gv 17). Essa è essenziale per la vita della Chiesa cattolica. Un compito di tutti dunque che compete ai laici come ai ministri ordinati: «Tutti i fedeli sono chiamati ad impegnarsi per realizzare una comunione crescente con gli altri cristiani» (Direttorio §55) «L’impegno ecumenico [è] come un imperativo della coscienza cristiana illuminata dalla fede e guidata dalla carità ». (Ut unum sint) … Ciò esige, da parte di tutti, la conversione del cuore e la partecipazione al rinnovamento nella Chiesa. Di conseguenza, la formazione ecumenica è essenziale perché ciascuno possa prepararsi a contribuire all’opera d’unità. Essa tende a che «tutti i cristiani siano animati dallo spirito ecumenico, qualsiasi sia la loro particolare missione e la loro funzione specifica nel mondo e nella società». Per contribuire a creare tale spirito ecumenico si rendono dunque necessari sia un rinnovamento dei comportamenti che una certa flessibilità nei metodi. (Direttorio § 58). Nella nostra diocesi vogliamo partire da questo.
“Essendo la formazione cristiana necessaria a tutti i livelli e a tutti gli stadi della vita cristiana, occorre riflettere sul modo di assicurare la dimensione ecumenica nei diversi tipi di formazione. Come è anche indispensabile che coloro i quali rivestono compiti importanti nell’ animazione di tale formazione abbiano essi stessi beneficiato di una approfondita formazione ecumenica. Si fa specialmente riferimento ai pastori, ai membri degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica, ai catechisti, e a tutti coloro che sono direttamente impegnati nell’insegnamento religioso, nonché ai responsabili dei nuovi movimenti e delle comunità ecclesiali” (Direttorio §59-64)
Mi chiedo allora, quanti nella chiesa particolare conoscono questo documento o ne hanno almeno sentito parlare? L’impegno ecumenico si delega a pochi senza sapere che invece è un mandato per tutti. La sfida è proprio questa: la sposa di Cristo è una! E UNITA’ è la parola chiave alla quale tutti dobbiamo aspirare. Sabato 7 dicembre presso la Curia Arcivescovile il Vescovo Colaianni ci accoglie, don Aldo Vendemiati, nuovo direttore per l’Ufficio Ecumenico e me, insieme ad una delegazione di Pastori delle varie chiese della città con i quali ci relazioniamo da anni per un primo incontro. L’impegno che è emerso è: “la conoscenza reciproca dei presenti ad intra; ma poi deve proiettarsi, in un immediato futuro, verso un annuncio ad extra facendosi conoscere da altri.” Il Vescovo ci ha tenuto a ribadirlo. “E’ necessario coinvolgere altri e non delegare l’impegno ecumenico solo ad alcuni. L’unità che si vuole realizzare deve diventare percepibile a tutti. Una conoscenza pertanto che vada al di là dei propri confini in un’epoca di chiusura e di guerre dove si fa fatica ad avere credibilità e dove non c’è il senso dell’unità. Uno dei fini da prefiggersi è quello di dare senso alla gente nel mostrare che cosa sia vivere l’unità. Si desidera quindi che non si organizzino solo momenti celebrativi, ma anche percorsi comuni, che tendano alla sensibilizzazione di ciò che si vuole realizzare insieme, al di là della Settimana celebrativa di preghiera per l’Unità dei Cristiani”. Obiettivo primo dunque: sensibilizzare tutti. E’ importante che si cammini insieme – continua il Vescovo – e oltre ai momenti di preghiera e di studio, è necessario organizzare momenti di condivisione comune per la Carità, perché la gente è più sensibile ad essa, sa accogliere o criticare questi eventi e visto che la vita è in crisi per tanti, è necessario sensibilizzare i più ad attivarsi insieme e farlo in veste sinodale. L’idea è quella di creare un momento stabile di servizio agli ultimi insieme e fare un cammino di conoscenza di ciò che siamo e proponiamo. Diamo continuità al desiderio di stare insieme e si costituisca un gruppo costante di preghiera, di studio e di servizio alla Carità. Sarebbe opportuno anche organizzare un incontro mensile di studio per meglio conoscersi”. L’incontro così già carico di intesa tra i presenti si conclude con le bellissime parole del nostro Pastore: “troviamo persone innamorate dell’ecumenismo che si mettano in gioco”. La settimana di preghiera per l’unità dei cristiani inserita nell’anno giubilare è prossima: credo sia una grande opportunità per il popolo cristiano di rispondere ad una chiamata che è di tutti e di mettersi in gioco, come ci viene richiesto, a partire da lì, dallo stare insieme nella settimana di gennaio e proseguire poi in un percorso di conoscenza e formazione. L’invito è per tutti.
Carmela Venditti



