Ci sono persone che lasciano tracce indelebili del loro passaggio terreno, persone che vorresti non morissero mai fisicamente, per averle sempre disponibili, e poter sempre disporre della loro capacità di relazionarsi col prossimo, col quale hanno un feeling speciale. Ciò come regola generale, per tutte le persone, se poi il concetto lo si trasferisce ad un religioso, ad un sacerdote, che nel corso della sua esistenza, sia pure non lunghissima, ha saputo farsi amare oltre ogni aspettativa, l’aspetto assume un significato ancora più dirompente e il solo pensiero di saperlo salito al cielo appesantisce ulteriormente il ricordo, facendolo desiderare ancora di più, oltre il consentito, ammesso e non concesso che ci fosse una misura giusta. Per non rimanere nel vago, e dopo averne già decantato le straordinarie doti umane, che, a parere dello scrivente, sono quelle che marcano una vita dignitosa, semplice, così come piace al Creatore, uscendo di metafora, dobbiamo riferire che stiamo parlando di un prete convocato prematuramente alla gloria celeste: don Giuseppe Romano, familiarmente chiamato don Pino. Figlio di una straordinaria donna, Norina, e di un meraviglioso uomo, Giovanni, genitori di sani principi e sorretti da una fede profonda, manifestata con una assidua e costante partecipazione agli eventi della Chiesa, don Pino non ha nascosta la sua propensione ad abbracciare il sacerdozio e mettersi a disposizione del dispensatore della vita.
Il suo ministero sacerdotale si è sviluppato lungo un percorso che ha avuto diverse tappe, così come vuole la regola, essenzialmente nel territorio di nascita, il Molise: dovunque il religioso si è fatto apprezzare per le sue qualità non comuni, ponendosi sempre a difesa dei più deboli e evangelizzando con una bonomia e con un farsi capire che non sono da tutti. Ha incarnato in tutti i sensi i panni del prete buono, tanto da meritarsi, da parte del pastore della Diocesi, il vescovo Giancarlo Maria Bregantini, ora vescovo emerito della diocesi del capoluogo regionale, l’appellativo di “Prete santo”. È salito al cielo l’anno scorso, durante l’estate, che non è stata rovente come quella che abbiamo vissuto in questo 2024, ma decisamente più gradevole dal punto di vista atmosferico, all’età di 55 anni, portati divinamente, se non fosse intervenuto un male incurabile a menomarne irreparabilmente lo stato di salute, che lo avrebbe portato poi tra le braccia del Signore.
Da non molto era stato nominato parroco nella grande parrocchia di San Giuseppe Artigiano, al quartiere CEP, dove per oltre quaranta anni ha “regnato” don Vittorio Perrella, figura carismatica per l’intera popolazione del quartiere, che in pratica ha visto nascere e crescere il luogo di culto, curato con molto zelo. Pur accudendo il nuovo pascolo di San Giuseppe, don Pino continuava ad occuparsi delle “pecorelle” di Castellino del Biferno, per non abbandonare completamente quella che era stata la sua casa, coabitata con la gente del posto.
Figura di grande amabilità, dolcezza, umanità e insieme fermezza, dal sorriso sereno, pronto per dare l’esempio nel servizio ai meno fortunati, ai più deboli e alla gente umile, specie in Caritas e nella realtà del carcere, dove si è notevolmente impegnato: così lo ha fotografato padre Bregantini, che ha celebrato il rito delle esequie in una Chiesa di San Giuseppe, la “sua” Chiesa, gremitissima di religiosi, amici, semplici conoscenti.
Per non dimenticare questo eccezionale uomo di Chiesa, fratello e padre misericordioso, lo stesso vescovo emerito, padre Giancarlo Maria Bregantini, a distanza di un anno dalla sua ascesa al cielo, ha voluto ricordarlo in una celebrazione eucaristica che si è tenuta sempre presso quella che doveva essere il suo pulpito da dove proclamare con sapienza, con amore, con passione, la parola di Dio: la Chiesa di San Giuseppe Artigiano. Sono stati in tantissimi a prendere parte all’anniversario, ad iniziare dai familiari tutti, i genitori Norina e Giovanni, la sorella Maria Lucia, il fratello Davide e moltissima gente, che hanno voluto ancora una volta testimoniare il proprio affetto per una figura che in terra ha seminato solo amore, pace e bene.
Alle belle e suggestive espressioni formulate col cuore da padre Giancarlo durante l’omelia nei confronti del magnifico sacerdote don Pino, ha fatto seguito una brillante testimonianza di una studentessa di Castellino del Biferno, Chiara, che ci piace riportare integralmente, virgolettata, per la sua preziosità e per il suo devoto attaccamento al religioso.
“Per spiegare cos’è l’amore ho parlato di te, don Giuseppe.
Dio nella mia vita ha mandato te per comprendere quanto sia bella e preziosa. Perché al dolore ho imparato a dare valore, mi sono inginocchiata alla grandezza della Providenza e sono sempre profondamente grata ad ogni battito di ciglia. Immaginate come il più forte guerriero di Cristo, senza corazza e armatura ma pronto ad accogliere chiunque nel suo tenero abbraccio, senza nessun tipo di arma per sentirsi invincibile perché il coraggio è nella luce che sprigioni, e nella tua anima pura.
Ti sento gioire per ogni nostro traguardo ed io ogni passo avanti te lo dedico, come il primo calcio ad un pallone e a quel numero 5 che portavi sulle spalle in difesa.
Ti ringrazio per la grinta e per il supporto che mi hai dato nell’inseguire i miei sogni, che non son mai illusioni quando si coltiva in un terreno colmo di generosità, umiltà e ambizione. Sto pensando all’essere stata al tuo fianco durante le celebrazioni eucaristiche, al compleanno di papà che hai sempre festeggiato con noi, all’oratorio della domenica. Sono onorata di aver condiviso con te la Parola del Vangelo ed averti visto incarnarla e così sapientemente fare un indelebile esempio. Come sai studio il farmaco, ma grazie a te so già quale sia la panacea di tutti i mali, quella cura rivoluzionaria è l’amore”.
Michele D’Alessandro



