
A Colletorto, nel cuore della provincia di Campobasso, si assiste alla celebrazione, nell’accezione più alta, del rito della raccolta della tipica oliva nera, una cultivar autoctona che cresce nei piccoli oliveti attorno al paese e nelle zone limitrofe.
Rappresenta la varietà molisana più resistente alla mosca olearia e ad altre malattie, che pertanto consente ai coltivatori un utilizzo davvero minimo ed essenziale di pesticidi.
Si tratta di un frutto dalle caratteristiche biologiche specifiche, quali la bassa acidità e un’ottima resistenza all’ossidazione, che rendono un olio di alta qualità, prodotto con metodi e mezzi sostenibili, apprezzato anche dagli intenditori per le sue proprietà nutrizionali.
Prendere parte attivamente alla c.d. vendemmia delle olive resta, pertanto, il modo perfetto per vivere concretamente quel senso di gratitudine e cura del creato.
Richiamando il messaggio della 75ª Giornata del Ringraziamento, il turismo esperienziale di Colletorto simbolizza una nuova visione dell’agricoltura che deve basarsi su pratiche agroecologiche che valorizzino la terra senza sfruttarla oltre misura, rigenerando la fertilità e salvaguardando l’ambiente e la salubrità dei prodotti alimentari.
Il gruppo di agroturisti anglosassoni che ha partecipato a questo tour nelle campagne molisane ha scelto proprio di tuffarsi in un’esperienza immersivo-sensoriale che combina natura, tradizione e gastronomia in armonia perfetta, per un indimenticabile esperimento hands-on.
Opportunità di raccogliere le olive, unitamente alla partecipazione ad attività laboratoriali di molitura a freddo, degustazioni di olio novello e percorsi didattici che collegano il lavoro dei campi a una pratica autentica di ringraziamento.
Il loro soggiorno in questo piccolo borgo del Molise nasce al fine della scoperta di un rito contadino semplice ma fondamentale per l’approvvigionamento e l’assicurazione di avere sulle nostre tavole prodotti realmente biologici ed ecosostenibili.
Tuttavia, non resta fine a sé stesso, ma si raccorda in maniera sorprendentemente armoniosa con la più autentica cultura e tradizione agronomica dei nostri territori.
In conclusione, questo tipo di esperimento ci restituisce una lezione genuina quanto significativa: l’uomo torna sempre alla terra, ne ha bisogno.
E nei gesti semplici di gratitudine e cura, come quest’anno giubilare ci insegna, si investe sull’importanza di riconoscere la terra come un dono di tutti e per tutti, e pone a carico di ciascuno di noi il dovere di custodirla.
Il contatto con l’ambiente, la raccolta delle olive e la produzione dell’olio incarnano l’essenzialità proprio di questa missione. E così, un momento di oleoturismo diventa esperienza concreta di scambio non solo culturale ma anche emozionale, tangibile e allo stesso tempo profondamente spirituale mediante la riconnessione dell’essere umano al creato, e dunque a Dio.
Mariagrazia Atri



