
Il paese più piccolo è Provvidenti e conta meno di cento abitanti, il centro più grande è Termoli, con oltre trentamila. Dalle aree più interne alla costa adriatica la diocesi è formata da trentaquattro comuni. Numeri che delineano da un lato lo spopolamento ma, dall’altro, non cancellano un significativo patrimonio di fede, storia, cultura e tradizioni che custodisce valori importanti e un forte senso di appartenenza al territorio.
Dal 22 febbraio 2025 Claudio Palumbo è il nuovo vescovo della chiesa di Termoli-Larino. Il suo arrivo dopo aver guidato per sette anni quella di Trivento di cui rimane amministratore apostolico fino all’insediamento del nuovo vescovo Camillo Cibotti. Sessant’anni, dottore in storia della Chiesa, è stato nominato il 7 dicembre 2024 da Papa Francesco. Anche lui è molisano (di Venafro): in questa regione ha iniziato il cammino di vescovo e continuerà ad accompagnare con amore il popolo di Dio e ad essere testimone di fede e di misericordia.
La diocesi di Termoli-Larino lo ha accolto dopo più di diciotto anni condivisi con Gianfranco De Luca che ha raggiunto il limite dei 75 anni. In una chiesa presente e viva che, come affermato dal suo predecessore “in modi diversi e pluriformi, sta cercando di dismettere gli abiti del prestigio e del potere e va indossando il grembiule della prossimità e del servizio, dell’accoglienza e del dialogo, dell’ospitalità e del rispetto per ogni diversità. Una Chiesa che si pone non come soggetto di riferimento, ma come spazio da abitare, dove ognuno può essere e narrare sé stesso. È nell’incontro e nell’aprirsi all’altro che accade il nuovo dello Spirito Santo”. Tanto che l’incontro con il vescovo Claudio è avvenuto in una giornata di festa e in un clima di grande accoglienza e piena fraternità.



Dopo l’ingresso nel territorio diocesano alla chiesa Mater Misericordiae di Montenero di Bisaccia il nuovo pastore è giunto a Termoli alla torretta Belvedere. In Cattedrale, in contesto di grande emozione e commozione, è stata letta la bolla papale col rito di presa di possesso canonico e l’insediamento sulla Cattedra. Poi tutti alla chiesa di San Francesco d’Assisi per la concelebrazione eucaristica alla presenza del Presbiterio, nunzi, arcivescovi e vescovi della Regione Ecclesiastica Abruzzo-Molise, autorità civili e militari e di tanti fedeli giunti dalle comunità parrocchiali.
Una giornata speciale per un cammino da vivere, in linea con il magistero del Santo Padre papa Francesco, in questo giubileo dedicato alla speranza – tempo di grazia in un anno di grazia – così come il vescovo Claudio ha intitolato il messaggio per la Quaresima 2025.
“Solo una reciprocità disinteressata di amore, a immagine del Cristo, umanizza e fa crescere” – ha affermato mons. Palumbo – ricordando che il difficile momento storico che viviamo, paradossalmente, è conferma di questa verità e di questa urgenza. Al centro della sua omelia, il tema dell’amore verso il prossimo e, addirittura, verso il nemico ripreso dal vangelo di Luca (6,27-38): è la “grande rivoluzione” operata da Gesù. Nessuno escluso, nessuno scartato, in questa possibilità di sperimentare il cuore della vita cristiana: l’amore di misericordia, unico possibile in un mondo di male, unica forza ancora capace di vincerlo. Perdonare, accogliere, amare lasciandosi rivestire dalla grazia.
“Vogliamo pregare e augurarci tutti – ha detto mons. Palumbo – che grazie a piccoli gesti concreti di riconciliazione qualcosa cambi e che, a cominciare dalla nostra vita personale, dalle nostre famiglie, nei rapporti interpersonali, dalla nostra Italia, il mondo intero possa diventare l’aiuola che ci fa tanto felici”. Da qui l’augurio di pace, consapevoli che “tutto dipende dalla grazia di Dio che c’è sempre e comunque (Dio nell’amore non può mai essere vinto), e dall’impegno del nostro cuore, da questa risanato e riconciliato”.
Per il nuovo vescovo Claudio l’abbraccio con il predecessore, De Luca, ora “vescovo emerito di Termoli-Larino” e l’accoglienza gioiosa in una terra, in una Chiesa che, sotto lo sguardo amorevole della Vergine Maria, alla quale sono dedicate, tra le altre, sia la Cattedrale che la Concattedrale, continua ad essere una coraggiosa pellegrina di speranza. Un caloroso benvenuto vescovo Claudio sotto la benedizione dei patroni Basso e Pardo, dei compatroni Timoteo e dei Santi Martiri larinesi Primiano, Firmiano e Casto testimoni della presenza cristiana da tempi lontani per un annuncio sempre attuale.
Fabrizio Occhionero
FOTO: FRANCESCO D’IMPERIO



