Cultura e territorio

IL “CANTICO DELL’AMORE”, UN VIAGGIO NEL MISTERO DI SAN FRANCESCO

All’Arcidiocesi di Campobasso-Boiano la presentazione del volume dedicato al francescanesimo tra filosofia, arte e letteratura

Esistono momenti in cui la parola smette di essere cronaca per farsi evento, e l’incontro diventa una “geografia dell’anima”. Presso l’Arcidiocesi di Campobasso-Boiano, la presentazione del volume Il Cantico dell’Amore: sui passi di Francesco dalla Parola al Mistero (Editore Marco Solfanelli) non è stata una semplice conferenza editoriale, ma un’immersione profonda, quasi rituale, nel cuore pulsante del francescanesimo.

L’obiettivo, dichiarato sin dalle prime battute, era ambizioso e necessario: spogliare la figura di San Francesco d’Assisi dalla polvere degli aneddoti popolari, dal folklore del “giullare di Dio” che parla agli uccelli, per restituirgli la sua statura di mistico radicale, di uomo che ha abitato il Mistero.

L’introduzione di Ylenia Fiorenza

La soglia del sacro

Ad aprire i lavori è stata la filosofa Ylenia Fiorenza, la cui introduzione è stata definita dai presenti come “magistrale” per la capacità di resettare il rumore di fondo del mondo contemporaneo e preparare l’uditorio a un percorso autenticamente mistico.

Fiorenza non ha parlato di Francesco, ma ha condotto il pubblico verso Francesco. Attraverso una disamina filosofica che ha toccato i temi della spoliazione e del silenzio, ha evidenziato come il Poverello non sia un personaggio del passato, ma una “possibilità dell’essere”. La sua introduzione ha agito come una purificazione dello sguardo: per comprendere il Cantico, ha suggerito la filosofa, occorre abbandonare la logica del possesso e abbracciare quella della relazione.

Franca De Santis:

Una confessione geografica e spirituale

La parola è poi passata alla curatrice dell’opera, Franca De Santis. Il suo intervento è andato ben oltre l’aspetto tecnico della curatela. È stata una vera e propria “confessione” laica e spirituale al tempo stesso. De Santis ha ripercorso il lavoro di coordinamento dei saggisti presenti nel volume non come un compito burocratico, ma come un cammino geografico e interiore.

Il libro è il risultato di un incontro tra diverse sensibilità e la curatrice ha saputo tessere insieme i contributi degli autori come fossero stazioni di una via crucis che approda alla gioia. Ha raccontato il “dietro le quinte” della ricerca, il confronto con i testi e con la terra francescana, trasformando la presentazione in un racconto di vita vissuta e di conoscenza sofferta e gioiosa del Santo. De Santis ha inoltre posto l’accento sulla visione poetica del coordinatore scientifico, il professor Pierfranco Bruni, il cui testo introduttivo rappresenta la chiara chiave di lettura del volume nel suo insieme.

Il ponte tra i secoli:

Gioia Senesi e il legame con Dante

Il rigore accademico e la passione letteraria si sono fusi nell’intervento della docente e scrittrice Gioia Senesi. Al centro della sua riflessione, il legame inscindibile tra Francesco e Dante Alighieri. Attraverso la lettura dei canti del Paradiso, Senesi ha mostrato come l’Alighieri abbia colto l’essenza rivoluzionaria del Santo.

Non una spiritualità disincarnata, ma una fede che si fa poesia e carne. Il parallelismo tra il “sole” che sorge ad Assisi e la struttura dottrinale della Commedia ha permesso di comprendere come la Parola di Francesco sia diventata il fondamento di un’intera civiltà letteraria e spirituale europea.

Silvia Filippi

Dall’Infinito leopardiano all’estasi

Un momento di altissima suggestione è stato offerto dalla curatrice d’arte Silvia Filippi. Partendo da una locuzione di Giacomo Leopardi, Filippi ha tracciato un ponte ideale tra il pessimismo cosmico del poeta recanatese e l’apertura all’Infinito di Francesco.

Mentre Leopardi sente il peso del limite, Francesco lo attraversa. L’arte, in questo contesto, diventa il veicolo per visualizzare l’invisibile. Filippi ha guidato il pubblico attraverso le immagini e le iconografie che nei secoli hanno tentato di imprigionare l’Infinito in una tela, dimostrando come Francesco sia stato, prima di tutto, un artista della vita.

Il Cristo centrale: il culmine del Mistero

Il cerchio si è chiuso laddove tutto ha avuto inizio: la figura di Cristo. In una sorta di dittico finale, Ylenia Fiorenza e Franca De Santis hanno riservato l’ultima parte dell’incontro alla centralità cristologica nell’esperienza francescana.

Francesco non è un buonista della natura, ma un uomo follemente innamorato del Cristo povero e crocifisso. È questo il “Mistero” a cui fa riferimento il titolo del volume. Le relatrici hanno sottolineato come tutto il percorso — dalla filosofia alla letteratura, dall’arte alla geografia dei luoghi — converga verso l’imitazione di Cristo.

L’incontro di Campobasso ha lasciato nel pubblico la consapevolezza che il Cantico dell’Amore non sia un reperto medievale, ma un grido ancora attuale che chiede di essere ascoltato, oltre la leggenda, nel silenzio del proprio cuore.

di Claudia Mistichelli