Un racconto dal profumo antico tramanda che chi ha il cuore intriso dell’amore di Dio è nel mondo come una luce condensata, che sa quando dilatarsi ed emanarsi nella vita degli altri.
È vero, sappiamo che per volontà dell’uomo il male con la sua oscurità è entrato nel mondo, ma mai niente e nessuno potrà spegnere la Luce di Dio.
Questo è in fondo il nostro Exultet!
Com’è bello ripercorre il testo del Praeconium Paschalis, il canto della vittoria. È un testo che risale ai primi secoli del Cristianesimo e presenta dei messaggi decisivi, strutturati con arte biblica e teologica.
La sua proclamazione, nella notte della veglia di Pasqua, solennizza anche il semplice respiro. È l’invito all’esultanza cosmica. La terra e il cielo una volta ricongiunti, investiti dallo splendore della Risurrezione, formano e nutrono la Chiesa nella sua missione nel mondo.
L’espressione che si ripete è ‘Questa è la notte!’. Ed è quella che deve scuotere la coscienza dell’Umanità, soprattutto oggi, dinnanzi a chi minaccia la morte e lo sterminio di un popolo, credendosi un dio.
Questa è la notte in cui la morte è inchiodata a se stessa dalla potenza dell’Amore che salva. È l’uscita dalla schiavitù, dal deserto, dal sepolcro! Cristo risorge per restituirci alla Vita che è in Lui.
Sono vinti l’odio, l’angoscia, le tenebre.
C’è poi l’immagine che il Santo Padre ha usato nella sua omelia e che ritroviamo raffigurato in questo numero di aprile: l’angelo al sepolcro. Leone XIV ha narrato questo particolare molto significativo, tratto dal Vangelo di Matteo:
“Il mattino di Pasqua, le donne, vincendo il dolore e la paura, si sono messe in cammino (…). Nell’angelo, seduto sul masso ribaltato, hanno visto la potenza dell’amore di Dio, più forte di qualsiasi forza del male, capace di “dissipare l’odio” e di “piegare la durezza dei potenti”. L’uomo può uccidere il corpo, ma la vita del Dio dell’amore è vita eterna, che va oltre la morte e che nessun sepolcro può imprigionare. Così il Crocifisso ha regnato dalla croce” (Leone XIV, Omelia, veglia pasquale del 4 aprile 2026).
Chiediamoci cosa significa per noi credenti questo “regnare dalla croce”. C’è tanto da meditare su questo!
L’angelo seduto sulla pietra tombale, che guarda direttamente l’uscita, con la mano benedicente è il segno indicativo della Gloria pienamente rivelatasi e donatasi a noi. Il suo sguardo traccia l’orientamento, la direzione verso la quale tendere.
È quella pietra ribaltata «la cattedra dell’Onnipotenza». Pietra rotolata che è sigillo di quella Sapienza che rende accessibile a tutti il passaggio dal morire al regnare con Dio e come ha ricordato il nostro arcivescovo, Mons. Colaianni, nel giorno di Pasqua, la luce del cero pasquale è “il simbolo di una Chiesa che si adopera a rigenerare le relazioni umane, ferite dall’indifferenza, dalla sfiducia, dalle ingiustizie”.
La Risurrezione inizia dal guardare la vita dal di dentro di quel sepolcro spalancato dal Cristo, perché è Lui la luce che mai indietreggia, nemmeno nella morte patita con amore.
Ylenia Fiorenza



