
Lo scorso 24 marzo si è svolta la veglia in ricordo dei missionari martiri che hanno dato la vita nella testimonianza del Vangelo in contesti di grande sofferenza, marginalità e violenza. La serata si è aperta con la proiezione di un toccante filmato sul martirio di Oscar Romero, arcivescovo del Salvador, simbolo di giustizia e della difesa degli oppressi, assassinato nel 1980 mentre celebrava la Messa.
La figura di Romero ci ha introdotti nella realtà dei missionari che, quotidianamente, si confrontano con la povertà estrema, le guerre e le ingiustizie sociali. A seguire, è stata proposta una Via Crucis composta da sole sette stazioni, scelte con cura per rappresentare le tappe più significative del cammino di fede, sofferenza e speranza vissuto da questi testimoni coraggiosi.
Le stazioni sono state animate dai racconti e dai commenti di giovani missionari che attualmente operano in terre come l’Africa, l’America Latina, l’Europa e il Medio Oriente. Ogni stazione ha preso vita attraverso le parole del Vangelo, seguite da testimonianze video di chi ha sperimentato sulla propria pelle le difficoltà e le gioie del servizio missionario, offrendo un’esperienza sensoriale e spirituale che ha unito preghiera, letture e testimonianze dirette, per guardare negli occhi i crocifissi della storia e per togliere gli ostacoli alla Risurrezione, che chiede uno “stare nel mondo” in maniera diversa.
Seguendo Gesù e il suo sacrificio di salvezza, il pensiero è andato a tutti quei missionari che spesso si trovano a varcare confini culturali e geografici, ma anche interiori, affrontando incertezze e paure per portare la luce del Vangelo dove regna l’oscurità.
Missione è riscoprire e valorizzare il valore del legame umano, della solidarietà e del sostegno reciproco, senza dimenticare il riconoscimento dell’importanza della collaborazione e dell’accoglienza. I giovani missionari hanno parlato dell’umanità e della compassione che animano ogni gesto di cura verso chi soffre, condividendo episodi di assistenza e amore nei confronti dei malati e degli emarginati, dimostrando come la testimonianza si traduca in azioni concrete.
La veglia si è conclusa con una riflessione di mons. Biagio Colaianni, che ha unito idealmente tutti i partecipanti, i missionari lontani e le comunità martoriate, in un abbraccio di fraternità e impegno rinnovato.
In un mondo costellato da tante prove e contraddizioni, questa veglia ha ricordato che la forza della fede può trasformare il dolore in luce e che ogni piccolo gesto di solidarietà è seme di pace, rinascita e risurrezione per l’umanità intera.
Luigi Malvatani

ESSERE LUCE NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI
Il martire è colui che offre sé stesso per chi vive nella povertà, per chi chiede giustizia, per chi subisce violenza, per chi ha bisogno di vicinanza e di una mano che lo sollevi. Per questo ci domandiamo come partecipare, ciascuno secondo la propria vocazione e il proprio ministero, al martirio di tanti nella Chiesa: sacerdoti, vescovi, religiosi, laici, persone nelle famiglie e nel lavoro?
“Il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani”. Il seme, richiamato nel titolo della veglia, feconda la terra e fa germogliare una primavera per chi la attende e ne ha bisogno. Lasciamoci coinvolgere in questo cammino.
Riconosciamo il dolore che attraversa il nostro tempo: le immagini delle guerre e delle violenze mostrano tragedie e sofferenze indicibili, spesso difficili anche solo da guardare. Questa è la realtà in cui viviamo.
Se non possiamo andare nei luoghi di guerra o nelle terre più lontane, ci chiediamo: dove possiamo essere noi annunciatori del Vangelo? Dove testimoniamo con la nostra vita quell’amore che trova il suo compimento in Gesù, primo martire, che dona sé stesso perché possiamo comprendere fino in fondo il senso del dono e dell’amore?
Ciascuno è chiamato a vivere questa logica nella propria realtà. Dio non chiede a nessuno di essere ciò che non è, ma di scoprire cosa chiede a ciascuno nella vita concreta: qui, nelle nostre città, nelle parrocchie, nelle famiglie.
Essere missionari del Vangelo, anche quando costa, significa vivere una forma di martirio silenzioso, non cruento, ma reale. È questo il nostro compito: condividere la via crucis degli uomini di ogni tempo e di ogni luogo, portando insieme la croce di chi soffre.
Siamo chiamati a essere, oggi, come il Cireneo: sostenere, sollevare e accompagnare chi porta pesi nella propria esistenza, condividendo il martirio di tanti e rendendolo parte della nostra vita.
+ S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni
+ S. Ecc. Mons. Biagio Colaianni



