
IL CONCEPIMENTO E LE RISORSE DEL VOLONTARIATO NELL’AREA MATESINA
Nell’imponente Palazzo Colagrossi di Bojano, le cooperatrici foranee dell’OSD (Opera Santa Dorotea) hanno organizzato un convegno molto esplicitato nel sottotitolo: In ascolto della terra da credenti capaci di cura.
Grazie alla duplice appartenenza del cooperatore Antonino Desiata alla Falco di Bojano (libera Associazione per la tutela Socio/ambientale), la partecipazione è stata estesa a questa e alla sezione Lions Clubs di Bojano.
Quindi, alle origini del convegno una cooperazione varia: la giovanissima Falco (istituita a Bojano nel 2001 per difendere e promuovere la qualità della vita risvegliando in tutti il Falco simbolo della vita in armonia e simbiosi perfetta con l’ambiente che lo ospita) la meno giovane Opera di Santa Dorotea matesina (risale a circa 40 anni fa) che si “prende cura” evangelicamente delle giovani generazioni e dell’intero territorio di appartenenza, il secolare Lions Clubs International (organizzazione mondiale di assistenza sociale senza scopo di lucro operante in più di 200 paesi del mondo) che è arrivato fino a Bojano. Unione di forze volontarie per affrontare, a dispetto di tante posizioni arrese o peggio disfattiste entrambe irresponsabili, una delle più impellenti sfide epocali del nostro tempo che è la crisi climatica (basti pensare alle 200 e più vittime climatiche degli ultimi uragani statunitensi; per il gruppo scienziati internazionali sul clima dell’Oregon State University: l’emergenza è ormai globale, il pianeta è molto malato. C’è l’urgenza di innescare processi ri-sanatori sui cambiamenti climatici che, per l’inquinamento ambientale causato dall’incuria dell’uomo, provocano in maniera pesante malattie, migrazione, fame e povertà. La chiesa e la scienza concordano sulla necessità di cambiare rotta e di prendersi maggiormente cura del Creato (dott. Regolo Ricci della Falco).
PIÙ DI UN CONVEGNO: APPELLO ALLA MOBILITAZIONE PRESENTE E UN VIVAIO COMUNITARIO PER IL FUTURO
Nel salone del convegno si è subito percepito un clima nuovo, per un territorio poco incline alla cooperazione, di partecipazione condivisa, di mutuo interesse e di reciproco ascolto. Numeroso e variegato il pubblico: oltre le autorità amministrative (il Sindaco di Bojano Carmine Ruscetta che ha fatto gli onori di casa) e religiose (Don Angelo Del Vescovo parroco di Macchiagodena) persone adulte, meno adulte e parecchi giovani. La moderatrice Carmen d’Amico Presidente dei Lions Club Bojano ha presentato i relatori che si sono alternati. Dapprima due autorità territoriali pluriregionali della sua Associazione le quali hanno messo in rilievo la necessità della prevenzione, da loro realizzata su alcuni territori, per difenderli dalla minaccia climatica. A seguire l’intervento del Dott. Regolo Ricci della Falco: una relazione a tutto campo (storia dell’inquinamento e sue progressive disastrose conseguenze fino agli eccessi odierni; da medico relative patologie e morti con cifre incredibili di grandi e piccoli a livello globale, proposte di rimedi governativi, associativi e individuali). Mirabilmente sintetizzata nell’impegnativo messaggio finale di un capo indiano, assunto a motto della sua associazione: la Terra su cui viviamo non l’abbiamo ereditata dai nostri padri, l’abbiamo presa in prestito dai nostri figli. Mentre il giovane Michele Moliterno della sezione Falco San Polo Matese ha denunciato la situazione allarmante della sua zona industriale molto inquinante per l’ambiente e per la popolazione circostante nel totale disinteresse della politica. Carenza evidenziata anche da Ricci. Alle voci ambientaliste, poi, si è unita quella cristiana di Don Gregory Pavone viceparroco della Cattedrale di Bojano.
Il suo intervento ha fatto riferimento al messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale di Preghiera Per La Cura Del Creato e ha aggiunto, “che tutta la creazione geme e soffre per i dolori del parto” (Rm 8, 19-25), ma rimane una sofferenza e un travaglio momentaneo: molto generativo, ed altrettanto impegnativo per gli sviluppi futuri di un mondo nuovo: armonioso già in terra e ancora più beato in cielo.
CHIUSURA MAGISTRALE DI SUOR FERNANDA
Suor Fernanda appartiene all’Istituto Maestre di Santa Dorotea il quale insieme all’Opera di noi cooperatrici/ori (sono una di lungo corso) forma la grande Famiglia Dorotea, fondata nell’800 dal Beato Don Luca Passi Lombardo.
Il ramo della nostra Opera è una feconda eredità (la memoria è futuro e, perciò, gratitudine) dell’apostolato stanziale quasi quarantennale di alcune sue consorelle sbarcate dal nord nell’area matesina. Andando via per limiti di età e lasciandoci in dote una meravigliosa stagione ecclesiale (sinodale anche litteram) attualmente, secondo la loro missione fondativa maestre e guida dell’Opera ci sta seguendo, con incontri periodici nelle varie parrocchie, suor Fernanda. Da maestra, da consumata maestra, non solo di noi cooperatrici, ma anche del Centro Studi USMI (Unione Superiore Maggiori d’Italia) in qualità di Direttrice, ha accattivato l’attenzione della numerosa assemblea parlando al suo cuore prima che alla mente. Ad essa si è rivolta con fervore, con “l’ardore” che Don Luca raccomandava alla sua famiglia: “chi non arde non accende”. Subito, da teologa, ha centrato il tema: ascoltare il grido della terra e dei poveri, prime vittime della situazione ecologica tragica nella quale siamo immersi, da credenti; da chi crede nell’Opera Suprema dell’Amore di Dio Creatore della Terra che ha affidato alla custodia delle sue creature umane.
Ne consegue che non possiamo spadroneggiare su di essa a solo uso mercantilistico e consumistico, ma dobbiamo prenderci cura della Casa Comune.
La “Cura”, il “prendersi Cura”, precisa Suor Fernanda, costituisce il cuore del “carisma doroteo”. È il “linguaggio tipico della maternità che comporta premura, sollecitudine, zelo, attenzione.
Le suore e le cooperatrici dorotee sono missionarie della cura, non solo e non tanto attraverso un impegno fattivo a difesa della “Casa Comune”, ma anche e soprattutto per il dono profetico, di questa Grazia specifica che lo Spirito dona loro. Come? Principalmente attraverso la pratica spirituale e contemplativa della preghiera: l’intima e mistica unione con Dio che diventa sorgente di uno stile di vita evangelico. Uno stile sobrio il quale non si lascia travolgere dal vortice degli acquisti e delle spese superflue, ma usa con equità e giustizia i doni della terra custodendoli individualmente e comunitariamente. Rimangono, così, salvaguardati anche i suoi abitanti che nella fede diventano fratelli e sorelle in Cristo, animati dallo stesso Spirito del Padre e del Figlio: tutti custoditi, compresi noi stessi. La preghiera per i credenti che si impegnano a custodire la Casa Comune è condicio sine qua non (riferito anche a chi, all’interno della nostra stessa chiesa, ci considera ecologisti piuttosto che veri cristiani). Invece, ri-trovarsi da credenti con ecologisti di buona e lodevole volontà, che ha reso il comune convegno di grande successo anche per la stampa locale, può iniziare a far nascere un vivaio di nuovi germogli per la cura territoriale. (Il Sindaco di Spinete: suor Fernanda ci ha parlato al cuore: invitiamola ancora).
Diventa un appello comunitario a ri-trovarsi per operare insieme a favore del bene comune conclude poeticamente Suor Fernanda, lei veneziana di nascita, veneta-lombarda di vita religiosa, romana di dirigenza oggi, nel suo “Canto alla meravigliosa gente del Matese”.
Rosalba Iacobucci



