ACCORGERSI Rubrica a cura della Scuola di Cultura e Formazione Socio-Politica “G.Toniolo”

«VINCERE LA TENTAZIONE ORIGINARIA DI DIVENTARE COME DIO SENZA DIO»

Il 12 maggio abbiamo celebrato la 58a Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali. Il tema centrale del messaggio di Papa Francesco è: “Intelligenza artificiale e sapienza del cuore: per una comunicazione pienamente umana”. Un messaggio che pone molte domande attorno a questa rivoluzione tecnico-scientifica in corso. Ci si interroga attorno alle sue reali finalità, ai suoi rischi, alla sfida enorme che pone davanti alla nostra storia corrente, cercando innegabilmente di non perdere mai di vista la strada della responsabilità. Che l’Intelligenza artificiale avrà un avvenire è ovvio, ma bisogna fare in modo di contenerla sempre al di qua dell’uomo, gestita con coscienza e scrupolo, senza mai arrivare a manipolare la dignità di nessuna persona, né di spingerla al di là della libertà abusandone. Ora è il tempo di esplorare le possibilità che essa offre. Chiamati a misurarci con questa realtà, gli itinerari che il Papa riporta nel suo messaggio diventano motivo di studio perché affronta la questione dando un taglio sapienziale, nella fondata perseveranza a essere custodi dell’opera di Dio.

A partire dal cuore

In quest’epoca che rischia di essere ricca di tecnica e povera di umanità, la nostra riflessione non può che partire dal cuore umano. Solo dotandoci di uno sguardo spirituale, solo recuperando una sapienza del cuore, possiamo leggere e interpretare la novità del nostro tempo e riscoprire la via per una comunicazione pienamente umana. Il cuore, inteso biblicamente come sede della libertà e delle decisioni più importanti della vita, è simbolo di integrità, di unità, ma evoca anche gli affetti, i desideri, i sogni, ed è soprattutto luogo interiore dell’incontro con Dio. La sapienza del cuore è perciò quella virtù che ci permette di tessere insieme il tutto e le parti, le decisioni e le loro conseguenze, le altezze e le fragilità, il passato e il futuro, l’io e il noi. (…)

Opportunità e pericolo

Non possiamo pretendere questa sapienza dalle macchine. Benché il termine intelligenza artificiale abbia ormai soppiantato quello più corretto, utilizzato nella letteratura scientifica, machine learning, l’utilizzo stesso della parola “intelligenza” è fuorviante. Le macchine possiedono certamente una capacità smisuratamente maggiore rispetto all’uomo di memorizzare i dati e di correlarli tra loro, ma spetta all’uomo e solo a lui decodificarne il senso. Non si tratta quindi di esigere dalle macchine che sembrino umane. Si tratta piuttosto di svegliare l’uomo dall’ipnosi in cui cade per il suo delirio di onnipotenza, credendosi soggetto totalmente autonomo e autoreferenziale, separato da ogni legame sociale e dimentico della sua creaturalità.

 Crescere in umanità

Siamo chiamati a crescere insieme, in umanità e come umanità. La sfida che ci è posta dinanzi è di fare un salto di qualità per essere all’altezza di una società complessa, multietnica, pluralista, multireligiosa e multiculturale. (…)

Spetta all’uomo decidere se diventare cibo per gli algoritmi oppure nutrire di libertà il proprio cuore, senza il quale non si cresce nella sapienza. (…) Per non smarrire la nostra umanità, ricerchiamo la Sapienza che è prima di ogni cosa (cfr Sir 1,4), che passando attraverso i cuori puri prepara amici di Dio e profeti (cfr Sap 7,27): ci aiuterà ad allineare anche i sistemi dell’intelligenza artificiale a una comunicazione pienamente umana.

 Ylenia Fiorenza