MOLISANI NEL MONDO

EMERGENZA PRONTO SOCCORSO, SOLUZIONI PER UN PROBLEMA SCOTTANTE

Il sovraffollamento dei servizi di pronto soccorso rappresenta un tema cardine della sanità per le ricadute inevitabili, e talvolta gravi, a carico dei pazienti, del personale medico e infermieristico che vi svolge servizio.

Gli ultimi dati a disposizione dei sindacati medici rilevano che il 70 per cento degli accessi al pronto soccorso sono definiti di codice bianco e verde, cioè non urgenti. È questa anomalia che ha scosso il ministero della Salute che, in collaborazione con le Regioni, in particolare con quelle più virtuose, ha provveduto a far stanziare i fondi nel Decreto Milleproroghe, per abbattere le liste di attesa.

In questo mese la giunta regionale dell’Emilia Romagna approverà la delibera sui Cau, i Centri di assistenza e urgenza che gestiranno i bisogni urgenti di salute di cittadini a bassa complessità, per lo più identificabili all’ingresso di un pronto soccorso come codici bianchi e verdi.

Il passaggio successivo è la comunicazione ufficiale di questa decisione alla Conferenza territoriale socio sanitaria dei vari distretti, i quali dovranno poi organizzare il nuovo servizio nei mesi di ottobre e novembre e contestualmente far partire una campagna d’informazione agli abitanti delle zone interessate.

La sperimentazione si chiuderà nel 2024 e dal 2025 l’ambulatorio dovrebbe funzionare a pieno regime. La differenza tra un Pronto Soccorso e un Cau sta nella specializzazione dei professionisti che vi lavorano, dato che nel primo caso devono essere abilitati a trattare le emergenze e nel secondo caso, invece, possono essere anche dei medici di base.

Purtroppo, questo dell’accesso inappropriato al pronto soccorso è solo uno degli aspetti del sovraffollamento. Il problema risulta essere in realtà più complesso e si chiama tecnicamente “boarding”, che in medicina equivale all’attesa da parte dei pazienti di un posto letto in reparto dopo la decisione di ricovero da parte degli specialisti che lo hanno visitato.

Il boarding è la diretta conseguenza dei tagli dei posti letto per acuti e per la lungodegenza.  Nel decennio 2010-2020 sono stati tagliati 30.492 posti letto per acuti, con una riduzione dei posti letto del 19 per cento. Le regioni più colpite sono state il Molise, la Calabria, la Puglia e la Liguria. Per quanto concerne la lungodegenza, la diminuzione dei posti letto sfiora il 30 per cento.

Un secondo problema è che i pazienti che attendono in pronto soccorso sono anziani con patologie internistiche complesse.

Il tasso di occupazione dei posti letto nei reparti di medicina interna è del 97,6 per cento.

Un terzo problema riguarda indubbiamente l’invecchiamento della popolazione e l’aumento dei redditi che porta con sé una maggiore aspettativa di qualità di vita degli anziani, aumentando la spesa per le cure a lungo termine (LONG TERM CARE).

Da ultimo, vi è la carenza dei medici. Il numero di medici ha toccato il suo massimo nel 2009, per poi diminuire incessantemente fino al 2020, riducendosi di 4800 unità, perdita mitigata dal reclutamento di medici giovani, a causa della pandemia COVID-19.

Nel 2021 sono stati 2886 i medici che hanno abbandonato il sistema sanitario nazionale, tra cui urgentisti, internisti e chirurghi, coinvolti nei turni di P.S.

Il settore privato detiene il 40,4 per cento delle strutture per acuti e il (37) 23,4 per cento dei posti letto ha il 9,7 per cento degli accessi in DEA/PS lasciando il 90,3 per cento al pubblico.

Le soluzioni proposte vanno nella direzione di:

1) mettere a disposizione dei pronto-soccorso un maggior numero di posti letto utilizzando quelli dei presidi privi di servizi di pronto soccorso.

2) creare una rete territoriale pubblico/privato di emergenza/urgenza, peraltro prevista dalla normativa e finora non applicata da parte delle Regioni.

La rete territoriale deve essere definita con accordi di convenzione tra strutture pubbliche e private dotate di DEA/PS con quelle limitrofe prive di questi servizi che metterebbero in tal modo a disposizione dei pronto-soccorso della rete un numero programmato di posti letto, nel rispetto delle competenze professionali, specialistiche, strutturali, tecnologiche ed organizzative presenti.

Andrea Notarpaolo, Bologna

Andrea Notarpaolo, di Isernia, è specializzato in medicina interna. Dopo varie esperienze professionali in Italia e all’estero (Francia), attualmente è Dirigente medico di Medicina Interna all’ospedale di Porretta Terme (azienda Ausl di Bologna)