
Alcuni dati
Secondo l’ultimo rapporto Eurostat, 92,7 milioni di persone nell’UE, pari al 20,9% della popolazione, sono a rischio di povertà o di esclusione sociale; particolarmente colpite risultano donne e giovani. In Italia, secondo l’ultimo rapporto della Caritas Italiana (Fuori Campo: Lo sguardo della prossimità), le disuguaglianze, la povertà multidimensionale, l’azzardo, la violenza sulle donne e la povertà energetica rappresentano le maggiori criticità che riguardano storie e volti che rischiano di transitare nell’invisibilità.
La povertà assoluta coinvolge circa 6 milioni di persone e più di 2 milioni di famiglie, con una crescita esponenziale nell’ultimo decennio. Anche il Centro di Ascolto della Caritas diocesana ha contezza delle dimensioni della povertà. Si affacciano agli sportelli sempre più persone, rappresentando la difficoltà di gestire la quotidianità, pagare bollette, affrontare spese mediche, fitti arretrati, tasse universitarie e la spesa quotidiana, anche tra coloro che hanno un lavoro povero, per citarne alcune.
Sono soprattutto italiani, ma non mancano africani, indiani, sudamericani e rumeni, alcuni dei quali accedono anche ad altri servizi offerti dalla Caritas, come emporio, mensa, dormitorio e assistenza sanitaria.
L’incontro
Venerdì 7 maggio, nella Sala della Curia di Campobasso “San Celestino V”, don Bruno Bignami, sacerdote della diocesi di Cremona e direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Conferenza Episcopale Italiana, nell’ambito del quarto incontro formativo della Scuola “G. Toniolo”, ha evidenziato, attraverso lo sguardo della fede e del Vangelo, come “i poveri non sono numeri o dati, ma volti, storie, vite umane. Le esistenze non possono essere ridotte alla logica dei freddi numeri; devono essere accolte nella prospettiva calda di una relazione d’amore”, dandone una lettura attraverso il magistero degli ultimi papi. A condurre l’incontro la dott.ssa Silvana Maglione.
Tre i documenti esaminati sul tema: Caritas in Veritate di Benedetto XVI, Evangelii Gaudium di papa Francesco e, infine, Dilexit te di papa Leone XIV. Don Bruno ha evidenziato come vi sia “il rischio di una coscienza incapace di riconoscere l’umano. Se non sappiamo più distinguere ciò che è umano da ciò che non lo è, allora diventiamo indifferenti anche davanti al degrado, alle guerre, alle disumanità che vediamo ogni giorno”.
Ha inoltre affermato che il divario tra ricchi e poveri rappresenta una minaccia non solo per la stabilità economica e sociale, ma anche per l’ordine mondiale, che oggi si fonda sulla forza. Ne sono prova le continue guerre scatenate per interessi economici.
Le risorse impiegate per i conflitti vengono sottratte alla sanità, all’istruzione, alla creazione di infrastrutture e, in definitiva, alla costruzione del bene comune.
Inoltre, la concentrazione delle tecnologie avanzate — satellitari e infrastrutture tecnologiche — nelle mani dei poteri forti crea disequilibri e rappresenta una minaccia anche per la democrazia.
Don Bruno ha evidenziato “come la povertà sia multidimensionale: economica, sociale, relazionale, culturale e spirituale. La povertà si intreccia con la solitudine, l’isolamento, la mancanza di prospettive”. Sono state analizzate anche altre fragilità, quali il gioco d’azzardo, che muove risorse pari alla spesa pubblica sanitaria nazionale, destando forte preoccupazione, poiché molte persone, per bisogno di evasione, cercano speranza nella fortuna.
Proposte
La sfida cristiana, secondo don Bruno, è l’uscita dalla logica dell’assistenzialismo; occorre aiutare le persone a rialzarsi, instaurando relazioni, attraverso l’ascolto e il riconoscimento reciproco come fratelli, come fecero Pietro e Giovanni con lo storpio davanti al tempio: non dando elemosina, ma invitandolo ad alzarsi e a camminare in maniera autonoma, restituendogli dignità.
A concludere l’incontro è stato l’intervento di don Biagio che, condividendo quanto affermato da don Bruno, ha sottolineato come la povertà non sia un destino né una scelta. È spesso “il risultato di quelle che la dottrina sociale della Chiesa definisce strutture di peccato: realtà sociali, economiche e politiche nelle quali il male è presente perché non prevale l’attenzione alla persona e al bene comune, ma l’interesse di pochi”.
L’invito, dunque, è a fare con il povero, non per il povero.
Conclude don Biagio: “Diventa allora fondamentale creare relazioni: centri di ascolto, luoghi di incontro, servizi di accompagnamento. Le case di riposo, ad esempio, possono diventare luoghi preziosi contro la solitudine. Molti anziani soffrono soprattutto per l’isolamento”.
di Silvana Maglione



