Vita diocesana

«TETELESTAI, TUTTO È COMPIUTO»

A Mirabello Sannitico un prezioso momento di evangelizzazione attraverso il linguaggio del teatro che introduce alla Settimana Santa.

Nella suggestiva cornice della Chiesa Madre di Mirabello Sannitico si è svolta la rappresentazione sacra Tetelestai – Tutto è compiuto, intensa proposta spirituale e culturale che ha accompagnato la comunità all’ingresso nella Settimana Santa. Un appuntamento che ha coniugato arte, meditazione e annuncio, offrendo ai presenti non soltanto uno spettacolo teatrale, ma un vero itinerario interiore dentro il mistero della Passione del Signore e preparando i cuori alla celebrazione dei giorni santi.

Il titolo richiama le ultime parole pronunciate da Gesù nel Vangelo di Giovanni: “Tetelestai”, espressione greca che significa “Tutto è compiuto”. Non un grido di sconfitta, ma il sigillo dell’amore portato fino in fondo, il compimento della missione affidata dal Padre e della salvezza donata all’umanità. Già nel titolo si coglie, dunque, la profondità teologica dell’opera e il suo intento contemplativo capace di orientare lo sguardo verso il mistero pasquale.

L’opera, scritta dalla professoressa Ylenia Fiorenza, ha saputo condurre il pubblico nel cuore degli eventi pasquali attraverso una struttura essenziale e insieme incisiva: una successione di monologhi affidati a personaggi che, ciascuno a suo modo, hanno incrociato il cammino di Cristo nelle ore decisive della Passione. Voci diverse, coscienze ferite, domande aperte, sguardi che si confrontano con il mistero della Croce e con la verità più profonda del cuore umano.

L’efficacia della rappresentazione nasce proprio da questa coralità di voci. Non personaggi lontani, ma donne e uomini concreti, segnati da paure, rimorsi, intuizioni e attese. In essi lo spettatore ha potuto specchiarsi, riconoscendo che la Passione di Cristo non appartiene soltanto al passato, ma continua a interrogare il presente di ogni credente e a provocare scelte decisive.

Come i discepoli, anche noi oggi facciamo fatica a comprendere la misericordia del Padre, che chiede di riconciliarci con il fratello prima di offrire qualsiasi atto di culto. Anche noi, come Giuda, spesso viviamo la lacerazione di chi ha smarrito il senso di questa misericordia e troppo spesso cade sotto il senso di colpa senza riuscire ad aprirsi alla speranza del perdono.

Il nostro cammino di fede, spesso segnato da slanci generosi e improvvise cadute, è anche quello di Pietro, il quale rimane aperto alla possibilità del perdono. E si incrocia con quello della Veronica, della Maddalena, delle donne che rimangono accanto a Gesù fino all’ultimo, di tutti quei testimoni che non possono rimanere indifferenti di fronte alla Passione di Cristo e che scelgono la fedeltà quando altri si allontanano.

Sotto la Croce il centurione romano che trafigge il suo costato con la lancia viene, a sua volta, trafitto dallo sguardo di Gesù. È allora che il corpo del Signore viene deposto dalla croce e adagiato tra le braccia della Madre, che lo culla con la stessa dolcezza di quando era bambino. Il suo dolore silenzioso e composto accoglie quello di tante madri che hanno perso un figlio, specialmente in questi tempi segnati dalle guerre.

Infine Giuseppe di Arimatea, discepolo discreto e coraggioso, nel momento del fallimento apparente sceglie di esporsi per dare sepoltura a Gesù. Una figura silenziosa nei racconti evangelici, ma preziosa nel mostrare come la fedeltà possa manifestarsi anche nei gesti nascosti e nel servizio compiuto senza ricerca di riconoscimenti.

La scelta di ambientare il dramma all’interno della Chiesa Madre ha ulteriormente accresciuto l’intensità dell’esperienza. Lo spazio sacro non è stato semplice scenografia, ma luogo dove rivive la memoria degli eventi messi in scena e la narrazione artistica si intreccia con la preghiera e con il silenzio contemplativo, rendendo ancora più coinvolgente la partecipazione dell’assemblea.

Tetelestai – Tutto è compiuto è stato un prezioso momento di evangelizzazione attraverso il linguaggio del teatro. In un tempo spesso distratto e superficiale, la comunità di Mirabello Sannitico ha offerto una testimonianza bella e coraggiosa: riscoprire la forza della Passione di Cristo mediante la cultura, la contemplazione e la partecipazione condivisa, valorizzando anche i talenti presenti nel territorio.

Alle soglie della Pasqua, Tetelestai ha ricordato a tutti che sulla croce nulla finisce davvero: nell’amore che si dona fino alla fine, tutto si compie e tutto ricomincia nella luce della Risurrezione.

di Don Gregory Pavone