
LA SUA FORZA RIGENERANTE: PERSONALE, ECCLESIALE E COMUNITARIA
Aprile, mese primaverile. Un’esplosione continua di colori, di profumi, di prati smeraldo tappezzati di aiuole gialle, di alberi in fiore che ci deliziano con la loro bellezza e già ci fanno pregustare i frutti estivi che svilupperanno, mentre ci rallegrano i cinguettii dei passeri e il festoso ritorno delle rondini. È Pasqua: anche la natura, con il suo risveglio dopo il letargo invernale, partecipa alla Resurrezione di Cristo Signore. Diventa espressione creaturale del Suo Passaggio (dall’ebraico pesach, passare oltre) dalla morte alla vita: dalla staticità del sonno profondo al rinato dinamismo della vita. Ma a noi umani, dotati di anima spirituale, la Festa più solenne dell’Anno Liturgico rivela il Signore della vita in tutta la Sua Potenza Divina di vincitore della morte, di tutte le morti… non solo dell’ultima, uscendo vittorioso dal sepolcro dopo la Passione e Crocifissione.
Risorgendo nel mattino radioso di Pasqua, Cristo Redentore ci ha mostrato che sul Calvario ha messo a morte per noi la morte: liberandoci, attraverso il discepolato perseverante della sua parola (Gv 8,31), dal pesante retaggio del peccato originale in terra, ci ha spalancato le porte del Paradiso in cielo, assicurandoci la stessa resurrezione finale del corpo. La Sua Chiesa, Madre e Maestra (la più generativa ed educativa di tutte le madri), fra i Cinque Precetti include il “confessarsi almeno una volta all’anno e comunicarsi almeno a Pasqua”. Quanto mai attuale questo almeno per parecchi cattolici!
La sera di Pasqua, Gesù apparve ai discepoli chiusi per paura dei giudei e, dopo aver mostrato le piaghe delle mani e del fianco, li salutò col dono della pace (Pace a voi). Nel vedere il Signore, i discepoli furono pieni di gioia. Poi, ribadendo Pace a voi, aggiunse: Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi. E, detto ciò, alitò su di essi e disse: Ricevete lo Spirito Santo. A chi rimetterete i peccati saranno rimessi, a chi li riterrete saranno ritenuti (Gv 20,19-23). Gesù risorto istituisce il Sacramento della Riconciliazione e lo affida agli apostoli e ai loro successori.
Sacramento pasquale che dona gioia, e gioia piena, come quella degli apostoli quando Egli si presentò a loro tappati, impauriti e delusi, nel cenacolo ridotto a nascondiglio. Nelle sue varie dimensioni, oltre che ufficialmente sacramento della Penitenza e della Riconciliazione e alle altre correlate di sacramento della conversione, della confessione e del perdono, secondo questa esperienza apostolica che lo fonda, possiamo aggiungere quella di Sacramento della Gioia.
Chi di noi non ha sperimentato questo stato di vita cristiana piena ed appagante dopo una confessione profonda e completa? Riconciliante a 360 gradi: cristiani con Dio soprattutto, con noi stessi, con la Chiesa terrena, celeste e con il mondo intero! Ci guarisce, ci libera; ci ricarica sempre di più per il buon combattimento della fede. Cristo risorto Buon Pastore ci raggiunge nel chiuso asfittico dei nostri rifugi interiori dove coabitiamo malamente con le paure, le delusioni, i risentimenti, le angosce, i sensi di colpa della nostra fragile natura umana, per aprirci alla grazia liberatrice e benefica del Suo perdono. Passiamo, così, dalla delusione alla gioia, dalle tenebre alla luce, dalla disperazione alla speranza, che la Santissima Eucarestia alimenta e rafforza.
Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza. Do la vita per le mie pecore. Per questo il Padre mi ama, perché do la mia vita per riprenderla di nuovo (Gv 10,10-11-17). Il nostro catechismo (n°1449) ci insegna che l’essenzialità di questo grande sacramento è contenuta nella formula di assoluzione: Dio, Padre di misericordia, che ha riconciliato a sé il mondo nella morte e Risurrezione del Suo Figlio, e ha effuso lo Spirito Santo per la remissione dei peccati, ti conceda, mediante il ministro della Chiesa, il perdono e la pace. E io ti assolvo dai tuoi peccati nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Abisso dell’Amore Misericordioso di Dio, dove getta i nostri peccati anche se fossero come scarlatto (gli omicidi), facendoli diventare bianchi come la neve! (Is 1,18).
Potere e bellezza soprannaturale del Sacramento della Riconciliazione! Le associazioni di giustizia riparativa, così detta giustizia rigenerativa, grazie all’azione missionaria dei cappellani delle carceri, compiono questo miracolo: lo scarlatto del sangue assassino viene trasformato nel bianco di nuove, purificate relazioni fra l’omicida e la famiglia della vittima. Agnese Moro, figlia dello statista Aldo Moro sequestrato, con l’assassinio della sua squadra di scorta durante gli anni di piombo (’70-’80 dello scorso secolo) e successivamente ammazzato, ce ne dà un’alta testimonianza. Durante un incontro con gli studenti di una scuola superiore, a fianco di uno degli assassini di suo padre, afferma: “Voglio bene a chi ha rapito e ucciso mio padre”.
Da nemici diventati amici dopo decenni di carcere per scontare la pena. Anche con l’altra ex brigatista, Adriana Faranda, responsabile ugualmente del sequestro dello statista, Agnese va in giro per le scuole e le università, di recente persino in una sala della Camera dei Deputati per presentare e discutere il percorso riabilitativo di entrambe in nome del perdono cristiano. Nessuno di noi, ci ricorda ancora San Giovanni Paolo II, è la somma dei propri peccati. L’Amore misericordioso di Dio supera di gran lunga ogni male per chi si affida a Lui: “Di tutto sono capace per l’aiuto di colui che mi rende forte” (Fil 4,13).
Con il Sacramento della Riconciliazione, da misericordiati diventiamo misericordiosi, capaci di seminare perdono e, con questo dono, pace e speranza duratura per tutti.
ELEMENTI COSTITUTIVI DEL SACRAMENTO
La prima condizione di un vero penitente, attirato e mosso dalla grazia, è una totale umiltà: “Se diciamo di non aver peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi” (1 Gv 1,8). Pecchiamo smisuratamente di orgoglio.
Questa verità porta alla contrizione del cuore: “Uno spirito contrito e umiliato, o Dio, non disprezzi” (Sal 51,19). Un cuore profondamente addolorato, pentito del peccato commesso, è pronto ad una umile sottomissione al Signore. Consapevole, attraverso un serio esame di coscienza, del male compiuto, lo confessa al ministro del sacramento per “lasciarsi guarire da Cristo e progredire nella vita dello Spirito” (Catechismo 1458). L’assoluzione finale toglie il peccato, ma non la colpa e le sue conseguenze dannose: per ripararle, “soddisfarle”, il sacerdote assegna la penitenza.
Nell’Anno Santo che stiamo vivendo, il valore della confessione viene rafforzato dalla concessione dell’Indulgenza Plenaria che, unita alle altre intenzioni del Sommo Pontefice, toglie anche la colpa. Cosa volere ed ottenere di più per diventare veramente “Pellegrini giubilari di speranza”? Per renderla più forte ed operativa nella nostra relazione con Dio, con noi stessi, con la Chiesa, con i fratelli e sorelle di questo nostro povero mondo globalizzato, insanguinato da tante, troppe guerre, in famiglia oggi aggredita da un vero e proprio tsunami, con il creato nella cura urgente della casa comune, secondo la Laudato Si’?
Rosalba Iacobucci



