LA PREVENZIONE E LA RIDUZIONE DEGLI INCIDENTI SUL LAVORO

LAVORARE PER VIVERE O PER MORIRE?

PREVENZIONE E PROTEZIONE

Sembrano lontani i tempi (e lo sono) in cui una foto immortalava il Lunch atop a skyscraper (pranzo in cima ad un grattacielo –  il Rockefeller Center di New York) di un gruppo di operai seduti su una trave d’acciaio che fa da panchina, sospesa al 69esimo piano, a 250 metri di altezza, sprovvisti di protezione, anche minima. Era il 20 settembre 1932. Le condizioni di lavoro e le tutele degli operai dell’epoca erano ben lontane dalle attuali, caratterizzate, a volte solo a livello normativo, da principi ispirati alla protezione e prevenzione di incidenti sui luoghi di lavoro. Un articolato e complesso corpus legislativo, di derivazione comunitaria, disciplina la materia della sicurezza sui luoghi di lavoro, individuando soggetti deputati al controllo, all’organizzazione, alla verifica ed al rispetto delle regole. Ciononostante, il numero di infortuni e decessi sul lavoro è tuttora molto elevato. Ogni anno l’INAIL, (Istituto nazionale   per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro), il cui obiettivo, tra gli altri, è quello della promozione e diffusione della cultura della salute e sicurezza del lavoro, anche nella formazione scolastica, ci fornisce i dati relativi agli incidenti sul lavoro.

“Le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Istituto entro il mese di maggio 2023 sono state 245.857, delle quali 358 con esito mortale, (cosiddette morti bianche). “Per infortunio sul lavoro si intende ogni lesione originata, in occasione di lavoro, da causa violenta che determini la morte della persona o ne menomi parzialmente o totalmente la capacità lavorativa.” Secondo un report Uil Eures “c’è un legame molto stretto tra gli infortuni mortali sul lavoro e la precarietà.

Il rischio morte tra i lavoratori precari e irregolari è infatti quattro volte superiore a quello di chi ha un’occupazione stabile”.

Poiché il lavoro, oltre ad essere un diritto fondamentale tutelato a livello costituzionale, è uno strumento di sostentamento personale e familiare e di realizzazione della personalità umana, occorre tutelarlo a 360 gradi.

 

Cultura della sicurezza

La prevenzione e la riduzione degli incidenti sul lavoro e le malattie professionali conseguenti ad esso passano attraverso una nuova cultura della sicurezza sui luoghi di lavoro, che non può essere ridotta alla mera osservanza di adempimenti giuridici, ma deve combinarsi con diversi fattori di ordine legislativo, sociale, di partecipazione dei diversi soggetti preposti in materia.La sicurezza sui luoghi di lavoro non può essere considerata dalle aziende un mero costo, ma deve essere valutata quale fattore di investimento e di prevenzione. Investimenti in tal senso migliorano le condizioni di vita dei lavoratori e risultano produttivi per le aziende. Diventa, di conseguenza, una questione civile e sociale, una questione di responsabilità comune.

Determinante è  il coinvolgimento attivo dei lavoratori sia nell’organizzazione dell’azienda sia nella loro formazione.

Il lavoro, occasione di sviluppo e valorizzazione della personalità umana, non può e non deve essere causa di malessere e di disagio da parte dei lavoratori. Inoltre, un luogo di lavoro che privilegia il benessere fisico dei lavoratori consente sia una maggiore soddisfazione e realizzazione delle proprie aspirazioni, sia una migliore performance. “Scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua.” (Confucio).

 

A SCUOLA S’IMPARA

La scuola, ambiente lavorativo del personale docente e non, deputata alla formazione a tutto tondo delle future generazioni, fornirà   gli strumenti culturali e le competenze tecniche che consentiranno un corretto inserimento nella società lavorativa, attraverso l’assunzione di comportamenti prudenti e responsabili. Le future generazioni acquisiranno valori e principi che consentiranno di prevenire situazioni difficili. Allo stato, comunque, la normativa relativa all’alternanza scuola lavoro presenta non poche incongruenze, in quanto non tutela gli studenti e la loro vita, incongruenze che dovranno essere risolte. Secondo Giuliana Leorato (segretaria generale della Flc Cgil di Venezia), “la scuola deve educare, formare cittadini, aprire al pensiero critico, non addestrare lavoratori, magari sottopagati e pronti ad accettare tutto quello che il mercato del lavoro gli offre”, perché “di sicurezza occorre vivere e di lavoro non si può morire, come oggi ancora succede. Non si possono più piangere morti assurde sul lavoro”, anche di giovani vite spezzate.

«Ogni lavoratore ha diritto a condizioni di lavoro sane, sicure e dignitose».

(Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, Art. 31)

 

«Per costruire una cultura della sicurezza in azienda bisogna per prima

cosa cominciare ad abituarsi a pensare sicuri in una logica di benessere globale…

a tal fine sarebbe utile l’introduzione della formazione alla sicurezza

e alla salute non solo nell’ambiente lavorativo, ma a partire dal

programma scolastico, in modo da sensibilizzare i giovani a creare

canali volti a favorire la diffusione di buone pratiche».

(Massimo Servadio Psicologo del Lavoro e delle Organizzazioni)