L’IMPORTANZA DELLA FORMAZIONE LITURGICA

L’incontro del ritiro del clero si svolge in prossimità del Congresso Eucaristico Nazionale di Matera e alla luce delle indicazioni della “Desiderio desideravi” di papa Francesco, che parla della formazione liturgica del popolo di Dio. Negli ultimi decenni è stata presa in considerazione la preparazione liturgica dei laici, dei catechisti e degli animatori parrocchiali e di ogni semplice fedele. Il Liber Sinodalis richiama la centralità dell’Eucarestia. In questa riflessione ci lasciamo guidare dalle sette motivazioni principali desunte dall’inno del Congresso Eucaristico, con riferimenti alla lettera apostolica.  Il capitolo ottavo della Desiderio desideravi costituisce un punto iniziale dal quale partire per affermare l’importanza della formazione liturgica, in considerazione della particolare epoca storica nella quale viviamo. La perdita di riferimenti e di valori e l’ampia diffusione di uno spiritualismo talvolta vuoto e dannoso compromettono l’autentico spirito della liturgia. Non sempre si coglie lo spessore della vita divina trasmessa attraverso i misteri e la liturgia, per cogliere e vivere la “trasformazione interiore del nostro tempo”, come proposto da Romano Guardini. Una stupenda verità viene consegnata ai presbiteri nel momento della loro ordinazione; “Renditi conto di ciò che farai, imita ciò che celebrerai”.

La prima formazione liturgica si compie nella perfetta e seria celebrazione spogliata da tanti elementi che non la riguardano.

I fedeli non devono assistere passivamente, ma aiutare ad officiare in quanto membri del corpo di Cristo. Se si celebra la Vita e poi la vita rimane vuota, che senso ha celebrarla? Ho scelto di associare e affiancare ad ogni prima frase delle sette strofe dell’inno del Congresso Eucaristico un capitolo della lettera “Desiderio desideravi”.

1.È il pane della festa sulla tavola dei figli.

Il binomio Corpo-tavola non assume un carattere meramente materiale. L’Eucarestia è sì Presenza viva e quindi tangibile di Cristo, ma la sua importanza maggiore si coglie nel suo nutrimento spirituale. La tavola dei figli a cui fa riferimento l’inno del Congresso Eucaristico è immagine del bisogno di sazietà interiore e spirituale dell’anima. Quando l’Eucarestia nutre lo spirito dei fedeli allora davvero si vive e si celebra la festa. Quando ciò avviene il fedele vive la sua incorporazione in Cristo: ossia vive di Cristo perché vive in Cristo.

2. È il pane dei viventi nel cammino della storia.

La storia del nostro tempo è viva nella misura in cui noi viventi rendiamo attuale e viva la presenza divina che è essenza della storia stessa. Come Cristo ci ha consegnato se stesso nel tempo in cui Egli è vissuto, così siamo chiamati a consegnarci a Lui per consegnare alla storia il Suo dono che si rende manifesto in noi. L’oggi della storia trova la sua massima applicazione nella capacità di trasformazione dell’oggi stesso, adeguato alle richieste spirituali delle persone del nostro tempo, adattato alle situazioni specifiche della nostra epoca, in una continuazione delle stesse nella sana tradizione secolare del mondo e della Chiesa.

La trasformazione più bella è la capacità di scrivere la storia del nostro tempo rimanendo fedeli all’insegnamento che finora ci ha preceduti e accompagnati. L’attrattiva della storia è ben espressa nelle parole di Cristo: “Fate questo in memoria di me”. È la continuità e la continuazione giusta di una storia che trova la sua dimora migliore nella storia di tutti gli uomini del nostro tempo e di ogni tempo.

3. È il pane del silenzio nelle storie dei fratelli.

La liturgia si fa luogo dell’incontro con Cristo quando siamo capaci di incontrare Cristo nei nostri fratelli e quando riusciamo a far incontrare Cristo ai nostri fratelli. Un incontro vissuto nello spazio umano che sappiamo dedicare ai fratelli, per cambiare la loro come la nostra vita, sapendo andare incontro alle difficoltà dei fratelli, accoglierli per condurli a Dio. Una liturgia incarnata nel vissuto quotidiano perché vissuta nello spirito autentico di Cristo, buon samaritano dell’umanità. Questa è attualizzazione della liturgia. I tanti incontri evangelici vissuti da Gesù a contatto con le diverse realtà umane del suo tempo ci aiutano a cogliere la dimensione di una liturgia intesa come azione del popolo in maniera effettiva ed efficace. La nostra presenza discreta nella vita dei fratelli è quel silenzio edificante capace di trasformare la vita stessa dei nostri fratelli, e che nutre la nostra come la loro vita.

4. È il pane della forza sulle strade di chi è stanco.

La liturgia viene proposta alla nostra riflessione quale “antidoto al veleno della mondanità spirituale”. La stanchezza che caratterizza il cammino di molti è dovuta alla mondanità spirituale  alla quale si fa riferimento nell’esortazione Evangelii gaudium. Lo gnosticismo e il neo pelagianesimo si ripropongono con forza nel nostro tempo. Quando la liturgia si caratterizza e si riveste di queste posizioni e viene esposta ad una pericolosa autoreferenzialità del tipo “serve e basta solo a me” manca della sua tagliente e incisiva efficacia. Gesù stesso dice: “Questo è il mio Corpo, il mio Sangue offerto per voi”. Nnon dice per te, in una esclusività che non si fa e non diventa comunione. La formazione liturgica è formazione anche alla condivisione del dono ricevuto, nella fedeltà alla natura sacramentale ad esso conferito.

5. È il pane della pace nelle nostre contese.

La bellezza della celebrazione e dell’agire liturgico che da essa deriva è segno eloquente di comunione e di pace con Dio e con i fratelli. La conclusione del paragrafo citato riprende le parole del commento di Sant’Agostino al Vangelo di San Giovanni:  “il pane spezzato è sacramento di pietà, segno di unità, vincolo di carità”. Il dono grande della liturgia è unire le membra del corpo mistico di Cristo, in un solo agire, sospinte da un’unica volontà, rette dallo stesso spirito. Se vogliamo che la liturgia assuma un carattere davvero universale, dobbiamo iniziare la costruzione della pace partendo dalle e nelle nostre comunità. La prima pace nasce dalla piccolezza delle nostre comunità.

6. È il pane di chi è povero, desiderio di chi ha fame.

La bellezza della celebrazione si coglie nella sua azione profonda nella vita di ogni giorno. La povertà non è semplicemente quella materiale crescente e diffusa per le tante difficoltà economiche che riguardano molti soggetti e molte famiglie, ma vi è collegata una povertà umana e spirituale da fronteggiare. Povertà non è semplice mancanza di pane, ma avere uno spirito spento e un’anima vuota.

Farsi vicino a chi ha bisogno è il miglior modo di attualizzare la liturgia celebrata che incarnata diventa vissuta e piena rivelazione del volto di Dio.

Quando si vive la liturgia in questo clima umano, anche la liturgia stessa appare più bella e completa, più affascinante e gratificante, perché davvero sentita e partecipata.

7. È il pane della mensa, dall’altare ci fa Chiesa.

Che cosa ci fa Chiesa? La risposta è nella lettera apostolica Desiderio desideravi nel settimo capitolo: Lo stupore per il mistero pasquale. La formazione liturgica si nutre di questo stupore. È la sua forza vitale. Formarsi è necessario e importante per cogliere nella celebrazione della liturgia lo stupore del mistero pasquale che la riveste e che implicitamente riveste la stessa formazione liturgica. Come leggiamo nel documento: “La bellezza, come la verità, genera e raggiunge sempre stupore e meraviglia, e quando sono riferite al mistero di Dio, porta all’adorazione”.

A conclusione di questo mio intervento, voglio aggiungere alcune considerazioni. Il Liber sinodalis ci invita a tenere conto del secondo dono: avere il cuore rimotivato.

Rimotivare il cuore comporta riconsiderare la nostra ars celebrandi come vissuta con dignità e decoro. Un grande aiuto ci viene dai laici, che devono essere sempre più preparati e consapevoli dei ministeri e dei ruoli loro affidati a sostegno del ministero sacerdotale.

Un appuntamento importante in tale direzione è la Convocazione diocesana programmata e prevista nei giorni 10, 11 e 12 ottobre prossimi. Questo mio intervento costituisce un’introduzione a quanto potremmo condividere ed apprendere negli incontri della Convocazione diocesana.

Don Stefano Fracassi