Trivento. Domenica della Parola di Dio: il messaggio del Vescovo Claudio

“Durante la notte apparve a Paolo una visione: gli stava davanti un Macedone e lo supplicava: “Passa in Macedonia e aiutaci!”. Dopo che ebbe avuto questa visione, subito cercammo di partire per la Macedonia, ritenendo che Dio ci aveva chiamati ad annunziarvi la parola del Signore” (Atti 16, 9-10).

Carissimi,

siamo al secondo anno dalla istituzione di questa terza domenica del tempo ordinario come domenica della Parola di Dio. Domenica del Verbum Dei! Oggi mi rendo presente in tutte le Comunità parrocchiali della nostra Diocesi anche con questo breve messaggio per condividere con Voi, assieme a rinnovata gratitudine verso papa Francesco, che ha istituito questo giornata, qualche semplice riflessione utile a ravvivare la nostra fede e appartenenza al Signore Dio che in Gesù Cristo, parola fatta carne, ci ha fatti suoi;  per riattizzare l’amore per la Parola di Dio; per conoscerla sempre più e accoglierla nel cuore quale Parola di vita e per annunciarla a tutti, a partire dalle nostre famiglie e comunità ecclesiali, rilanciando così il nostro impegno di missione e carità nel mondo in cui viviamo e ci muoviamo, a cominciare dai Pastori delle anime:  «La Chiesa – ci ricorda il Concilio Ecumenico Vaticano II – ha sempre considerato le divine Scritture come la regola suprema della propria fede. È necessario che la predicazione sia nutrita e regolata dalla Sacra Scrittura» (Dei Verbum, 21).

La pandemia che stiamo vivendo, se da una parte crea tanta depressione e paure-multistrato, mortificando e quasi paralizzando, ai diversi livelli, le espressioni più genuine della relazionalità umana, fa sorgere anche profonde domande sul senso della vita e sulla presenza in essa del Signore. Da più parti ci si domanda: dov’è il Signore? Dove sono le sue parole eterne? Dove sono quelle parole che sono spirito e vita? Dov’è il segno universale ed immutabile della Parola che salva?

Interpellanze reali e comprensibili, ma che abbisognano di essere informate e performate dalla luce del Vangelo per essere colte ed espresse nella loro più intima verità. Interpellanze che vanno accolte sul piano nostro, quello della fede. Interpellanze che – dobbiamo riconoscerlo, tutti, ciascuno per la propria parte – sono di per sé anche il luogo di opzioni pastorali serie che, mentre coinvolgono giudizi sulla situazione attuale, mettono in questione anche il nostro modo di predicare il Vangelo e la nostra immagine di Chiesa, facendo nascere il bisogno di spiegare, quasi di giustificare, le scelte personali e pastorali finora fatte attorno al primato della Parola di Dio.

Oggi, perciò, Domenica della Parola di Dio, avvertiamo viva come non mai l’urgenza di metterci insieme, Vescovo, Sacerdoti, Diaconi, Religiosi e Religiose, Fedeli laici, in religioso ascolto della Parola di Dio e, così, in giusto ascolto anche degli interrogativi dell’uomo contemporaneo il quale – come già quel misterioso Macedone a San Paolo – grida con accoratezza: Vieni in nostro aiuto! (Cf Atti, 16,9).

È il grido che esprime le struggenti domande di senso sopra sintetizzate e che oggi spinge noi, pastori e membra del gregge del Signore, alla ricerca del genuino significato della Parola di Dio per l’uomo di oggi; all’attualizzazione esistenziale del suo messaggio per l’illuminazione ed il conforto degli animi; per trovare le risposte giuste  e perché la Parola di Dio diventi il fondamento della condotta morale dell’uomo nelle incertezze del mondo: «Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino» (Sl 119,105). 

Come sarebbe bello se questa fragrante espressione del salmista campeggiasse a caratteri cubitali sulle facciate delle nostre chiese e delle nostre case, anche quale espressione e timbro di quella ineludibile cooperazione missionaria all’applicazione della Parola di Dio “scritta” e “non scritta” alla vita e alle situazioni esistenziali del cristiano affinché questi – costituito nel santo battesimo “sale della terra e luce del mondo” – sappia come camminare e piacere a Dio, annunciando, in testimonianza concreta di carità, prima che con le parole, il Vangelo che redime e che salva nella felice congiunzione dell’apertura dei cuori al grande amore di Dio il quale: «Con la Rivelazione, nel suo grande amore, … parla agli uomini come ad amici» (Dei Verbum, 2).

L’annuncio della Parola di Dio, che riguarda tutti, e il ministero della Grazia, specifico dei sacerdoti, abbiano sempre la prevalenza, tanto per la realtà del valore religioso in esso contenuto, quanto per il costante apporto di linfa vitale alla stessa attività sociale cristiana, che di tale linfa non può essere priva.

Assieme all’annuncio della Parola di Dio, abbiano prevalenza anche il suo ascolto e la sua conoscenza.  Certo, ponendo l’attenzione sul tema/problema dei mezzi a disposizione, ma anche dell’esiguità numerica dei cristiani e frequentatori delle nostre comunità parrocchiali, siamo desolati dalla pochezza e dalla inferiorità di entrambe le cose. Il mondo profano si mostra più forte di mezzi e di audience. Purtuttavia siamo sostenuti da un duplice conforto: quello della virtù intrinseca della Parola (Cf Is 55,10-11) e quello della coscienza dei buoni. In un mirabile rapporto di causa e di effetto ci è dato di capire che se questi, i buoni, si faranno, a loro volta, essi stessi mezzi, cioè apostoli di sane comunicazioni sociali cristiane, quella, la Parola, da noi annunciata con mezzi, quali che siano, deboli o più forti, comunque sempre impari alla sua dignità e alla necessità che di essa hanno gli uomini, la Parola di verità e di vita, si farà strada anche senza le trombe assordanti della potente moderna pubblicità.

Perciò, carissimi, a fronte delle limitazioni delle diverse attività liturgiche, catechistiche e pastorali, imposte dalla pandemia, non si rinunci alla individuazione e indicazione di canali mediatici che veicolino annuncio-ascolto-conoscenza-meditazione della Parola divina e delle sante verità che da essa promanano (preziosi i servizi offerti da TV2000 e da altre agenzie della CEI), se possibile anche attivandosi in parrocchia, purché la Parola sia annunciata comunque e sempre, opportune et importune (2 Tim 4, 2). E così, conosciuto il cuore di Dio nelle sue stesse Parole, con queste lo si possa anche pregare. 

Qui si incrocerà la Santa Vergine Maria, l’ascoltatrice per eccellenza, Colei nel cui grembo verginale la Parola è divenuta carne. Qui possiamo assumerla come compagna e maestra di vita discepolare. Alla Sua tenera maternità Vi confido affinché insegni a tutti quest’arte superiore dello spirito. Ipsa propitia pervenis!

Santa Domenica della Parola di Dio a tutti e con una affettuosa benedizione.

                                                                                                                                 Il Vostro Vescovo

                                                                                                                                + Claudio