MOLISANI NEL MONDO

LA NATIVITÀ E LA TRADIZIONE A ROCCAMANDOLFI

Fra alcuni giorni miliardi di persone, in tutto il mondo, celebreranno il santo Natale e la nascita del bambino Gesù e, come sempre, i ricordi mi riporteranno al mio paese, Roccamandolfi, alle immagini, ancora nitide, e alle emozioni vissute nella mia infanzia e gioventù durante le settimane che precedevano la grande festa e l’accompagnavano fino all’Epifania, dopo che tornavamo a scuola. Alla recita che ci vedeva impegnatissimi, in particolare negli anni della scuola elementare, e poi in parrocchia, dove la religiosità e la narrazione della natività incantavano noi bambini ed entravano nello spirito di ognuno di noi. Anche con il passare degli anni e in luoghi molto distanti dal mio paese natìo, quella religiosità compiuta del Natale mi ha sempre accompagnato.

I Vangeli raccontano che una vergine, Maria, era promessa sposa a un uomo di nome Giuseppe, più anziano di lei. A Maria apparve un angelo, annunciandole che avrebbe dato alla luce un bambino che sarebbe stato il Figlio di Dio. Giuseppe rimase molto angosciato nello scoprire la gravidanza di Maria, ma il Vangelo di Matteo narra che un angelo dissipò la sua angoscia e gli ordinò di chiamare il bambino Gesù.

In quel periodo l’imperatore Augusto emanò un decreto che richiedeva a tutti gli abitanti dell’impero di registrarsi, per fini fiscali, nel luogo di residenza della famiglia. Il Vangelo di Luca racconta che Giuseppe e Maria si recarono a Betlemme, in Cisgiordania, dove risiedeva la famiglia degli antenati di Giuseppe, distante oltre 150 chilometri da Nazareth. A Betlemme Maria partorì il Bambino in una stalla, perché non c’era posto nelle locande.

Luca ci dice che, in quel momento, vi erano pastori che vivevano sulle colline vicino a Betlemme, vegliando sulle loro greggi di notte. Un angelo apparve ai pastori su una collina, dicendo loro che era nato il “Salvatore, Cristo Signore” e diede loro dei segni per riconoscerlo. I pastori andarono alla stalla indicata e trovarono il bambino, avvolto in fasce e adagiato nella mangiatoia, come aveva descritto l’angelo.

Il Vangelo di Matteo racconta anche che “uomini saggi” dall’Est videro una stella e la seguirono, credendo che li avrebbe condotti a un re appena nato.

Sebbene il Vangelo non menzioni né il numero né lo status dei saggi, noti come “i Magi”, la tradizione ha estrapolato che essendovi tre doni dovevano essere tre saggi, ai quali generalmente viene attribuito anche il grado di re, e quindi sono chiamati anche i “Tre Re”. I loro nomi erano Gaspare, Melchiorre e Baldassarre. Secondo la tradizione Melchiorre era uno studioso persiano, Gaspare uno studente indiano, mentre Baldassarre era uno studente arabo.

Il Vangelo di Matteo è l’unica fonte cristiana canonica a descrivere l’episodio. Secondo la narrazione evangelica i Magi, al loro arrivo a Gerusalemme, per prima cosa fecero visita a Erode, il re della Giudea romana, chiedendo dove fosse «il re che era nato», in quanto avevano «visto sorgere la sua stella», pensando che Erode ne fosse al corrente. Erode, invece, ne fu turbato e chiese agli scribi dove doveva nascere il Messia. Saputo che si trattava di Betlemme Efrata di Giudea, li inviò in quel luogo esortandoli a trovare il bambino e riferire i dettagli del luogo dove trovarlo, affinché anche lui potesse adorarlo.

Guidati dalla stella, essi arrivarono a Betlemme e giunsero presso il luogo dove era nato Gesù, prostrandosi in adorazione e offrendogli in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non ritornare da Erode, fecero ritorno alla loro patria per un’altra strada. Scoperto l’inganno, Erode si infuriò e mandò a uccidere tutti i bambini di Betlemme di età inferiore ai due anni, dando luogo alla Strage degli innocenti, ma Giuseppe, avvertito anticipatamente in un sogno, fuggì in Egitto con la sua famiglia. Durante la fuga in Egitto avvennero vari miracoli, narrati principalmente nei Vangeli apocrifi (non canonici e quindi non riportati nei Vangeli), quali il miracolo del mais, il miracolo dell’idolo e una sorgente nel deserto.

La natività ci ricorda quanto è cambiato il Natale, da festa più importante del mondo cristiano a tripudio consumistico sfrenato: si è persa l’umiltà e la grandiosa semplicità della nascita del Bambino Gesù.

 

Vincenzo del Riccio è originario di Roccamandolfi.

Laureato in giurisprudenza all’Università di Napoli, è emigrato subito dopo in Canada. Risiede a Toronto da oltre 50 anni.